Malinconia…..

Mi capita spesso, specie in questo periodo di discrete tribolazioni mentali e di problemi reali – più di questi che di quelle –  di invocare l’aiuto della mia mamma Lidia che se ne è andata l’anno scorso, a marzo.
Vorrei averla qui con il suo ottimismo e la sua facilità ad adottare strategie d’attacco per superare gli ostacoli.
Era solita dire “ vado tra le gambe del diavolo ma voglio arrivare all’obiettivo“. Non sono come lei.
Sono incline allo scoramento e alla malinconia se vedo un ostacolo.
Con lei il rapporto non è stato facile e, per alcuni anni, ha raggiunto risvolti se non drammatici sicuramente molto tormentati. Per un lunghissimo periodo ci eravamo allontanate per poi riavvicinarci.
Lidia era di una generosità materiale quasi patologica. E di questo ne vado fiera.
Sono meno fiera di certe sue interferenze (pesanti)  nella mia vita che mi hanno tarpato le ali bocciando certe mie scelte e orientandomi verso altre a suo dire più adatte a me.
Ma nonostante il rapporto difficile che abbiamo sempre avuto – non lo nego – anche per certe ruvidezze del mio carattere, ora mi manca. E la invoco, ogni giorno.
Dedico a Lidia questo pezzo di Mahalia Jackson “Amazing Grace” che lei adorava.


Siamo asini nell’inglese (e non solo) ma……

 

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E’ vero, noi italiani siamo tra gli ultimi nella classifica della conoscenza dell’inglese e anche con altre lingue non andiamo meglio.
E – oltretutto – non siamo come i francesi che hanno una spiccata avversione verso la lingua inglese.
Chi non ricorda il Grande Francois Mitterand che disse, infastidito,  a una giornalista ” Tout le monde dit OK, sauf Francois Mitterand”  E la sua interlocutrice – un’idiota – gli risponde “OK, Monsieur le Président!” facendolo indispettire.  Qui il video, dura solo 25 secondi.

Al contrario, probabilmente per un’incoercibile tensione esterofila, anzi anglofila, ci pavoneggiamo con improbabili frasi cadendo  nel ridicolo.
Quello che mi fa inorridire non sono tanto gli italiani che farfugliano o scrivono strafalcioni in varie lingue, inglese in primis, ma gli italiani – parlo di quelli con studi dalle superiori in su – che bistrattano la nostra magnifica lingua.
Chi confonde gli apostrofi con gli accenti (scrivono un anziché un po’).
Chi omette gli accenti o li butta a casaccio dove non vanno (scrivono quì anziché qui, oppure la – inteso come avverbio di luogo –  anziché , oppure  o va’ – inteso come terza persona sing. indicativo di andare – invece di va, idem per fa o fa’ anziché  fa, ecc. ecc.). Va’ e fa’ non sono errori se intesi come troncamento di vai o fai (seconda persona dell’imperativo del verbo andare o fare).
La lista è, ovviamente, parziale. Ma sarebbe lunghissima……
Quindi, peccato veniale sbagliare le parole inglesi (a meno che non si sia docenti di lingua inglese!!).
Gravissimo è fare errori grammaticali o di sintassi.
Ecco, chi giudica male noi italiani in fatto di lingue, dovrebbe chiedersi se la propria lingua la conosce bene.
Ciò detto, invidio i bilingui perfetti.
Dedico ai bilingui perfetti un magnifico Stefano Bollani (che stasera è al Blue Note di Milano) in un Jazz piano solo.


Evviva LIDL!

LIDL

 

Bisogna proprio uscire dai confini del Bel Paese, anche se solo indirettamente, diciamo,   per toccare con mano l’attenzione al cliente o, per dirla in modo più internazionale, il customer care.
Due casi. Il primo riguarda l’acquisto di un apparecchio per fare i waffle (Marca Silver Crest) che, dopo  mesi di perfetto funzionamento, un bel dì, pur utilizzando gli stessi impasti e le stesse modalità di utilizzo (secondo istruzioni), mi ha tradita trasformando i waffle in poltiglia immangiabile e impresentabile.

L’altro caso, proprio di questi giorni, riguarda un rasoio (Marca Remington) acquistato da mio marito qualche mese fa, in un Lidl. Anche il rasoio, dopo alcune settimane di utilizzo, sempre secondo istruzioni,  si è rotto.

In entrambi i casi, è stata inviata un’email all’azienda che, dopo le dovute opportune verifiche (invio scontrino, descrizione del guasto, tempi garanzia) ha inviato nuovi apparecchi.

Lidl/Silver Crest sono marchi tedeschi, Remington (sempre attraverso Lidl) è americana.  Sarà un caso?

L’unico neo  è la scortesia di alcuni cassieri/operatori dei negozi Lidl di Milano. Sarà la vita di città?
Fortunatamente, questa maleducazione è statisticamente compensata  dalla squisita gentilezza, disponibilità e professionalità degli operatori dei negozi Lidl di Riva del Garda e di Arco. Sarà l’aria del lago di Garda?

E ora il Trio Ravi Coltrane, Jack DeJohnette e Matt Garrison (che domani sono al Blue Note di Milano….)

 

 

 


Rieccomi…..con un “Captain’s french toast”

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Ci voleva una ricetta richiestissima da molti dei miei ospiti del B&B per  farmi tornare qui a scrivere.
“…….per la dannosa colpa de la gola, ……..” (Inferno VI, 52-54)

Il tempo, in questo periodo di intenso lavoro è tiranno ma mi fa piacere rubarlo al riposo per condividere questa delizia.
Premetto – ma si sarà già capito – che le mie colazioni hanno molte contaminazioni a stelle e strisce perché trovo che la tipologia delle colazioni americane sia più varia e invitante e anche più originale di quelle nostrane.
E poi tendo a preparare quello che piace a me, provato attraverso i miei numerosi viaggi in America ma anche in altri Paesi in cui ho voluto assaporare ogni preparazione, anche la più strana, purché vegana.
E io non ho mai amato le classiche colazioni all’italiana, tristi e banali, con cappuccino e cornetto,  pane bianco e marmellata.  
Purtroppo c’è chi cerca solo quel tipo di colazione – mai tra i miei ospiti! – senza la curiosità di provare altro.
Anzi, con la paura di provare qualcosa di nuovo perché toglie loro sicurezza.
Si tratta di  persone modeste, per niente curiose, per niente aperte,  che non hanno mai viaggiato e se mai lo hanno fatto  è stato solo attraverso l’ala protettrice di un’organizzazione, di un’agenzia  che ha loro predisposto tutto, organizzato ogni spostamento, ogni visita,  in truppa, al seguito di un capogruppo con l’ombrello aperto.

Ecco, questa ricetta del french toast è dedicata a tutti i miei ospiti e a quelli che , tra loro, me l’hanno chiesta e che l’hanno apprezzata alla Casota.

La ricetta è tratta dal libro “Hearty vegan meals for monster appetites” di Celine Steen and Joni Marie Newman.

Ingredienti:
2 cups (72 gr) di corn flakes dolci ridotti in polvere  (io ho usato fiocchi di mais bio Esselunga)
1/2 cup (62 gr) farina  (io ho usato farina di frumento bio di tipo 2)
1/4 teaspoon di bicarbonato di sodio
1/4 teaspoon di lievito (io ho usato il lievito per dolci Baule Volante)
1 cup (235 ml) latte vegetale alla vaniglia (io ho usato latte di riso)
olio di semi di girasole per ungere la padella
6 fette di pane a cassetta 

Procedimento:
Mescolare, in un piatto, i fiocchi di mais ridotti in polvere, la farina, il bicarbonato e il lievito. Aggiungere il latte.
Risulterà una pastella densa.
Riscaldare una padella antiaderente, a fuoco alto, precedentemente unta con l’olio.
Immergere ogni fetta nella pastella aiutandosi con un coltello per spalmarla, poiché risulterà assai compatta e cremosa.
Adagiare  nella padella la fetta di pane rivestita di pastella su ambo i lati. Lasciare cuocere circa due minuti per lato o fino a quando è dorata e croccante.
Servire calda con frutta fresca o secca, sciroppo d’acero, panna di cocco o di mandorle.

Si gusta meglio ascoltando musica jazz.  Ascoltando Sonny Rollins in St Thomas……….

 


E’ tempo di maggese…….

Da wikipedia: “Il maggese è la parte di un campo che viene lasciato a riposo o a pascolo, senza alcuna coltivazione.

Se un terreno diventa arido, ovvero senza sali, diventa impossibile la coltivazione (come è successo in Irlanda, nella quale è possibile coltivare quasi esclusivamente patate). Per questo la rotazione delle colture prevede il maggese”.

 

Ecco,  poiché non mi piacerebbe coltivare solo patate qui dentro ma pensieri nomadi, ho deciso di lasciare questo blog a maggese, incoltivato.

Può essere per un periodo brevissimo, lungo, lunghissimo o per sempre.

Ringrazio con affetto tutti quelli che mi hanno seguito in questa avventura, nata quando vivevo sola a New York, nel 2011, quelli che hanno lasciato un pensiero, una traccia, un suggerimento, una critica. Ringrazio tutti per il garbo e la gentilezza che  mi hanno rivolto ma anche per la stima e la fiducia che mi hanno riservato. GRAZIE, con tutto il cuore.

Ascoltando Dave Matthews in “Bartender


Uova? No grazie!! Però…………

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La congiuntura sfavorevole fa aguzzare l’ingegno e la creatività. E’ il caso di dirlo.
Mi serviva un supporto per appoggiare il portatile sulle gambe evitando di surriscaldarle.
Giorni fa ho notato, passandogli davanti, che il ristoratore vicino a casa mia buttava dei vassoi portauova.
Vedendoli ho pensato che avrebbero fatto al mio caso.
Gliene ho chiesto uno e l’ho portato a casa.
L’ho dipinto con acrilico nero e abbellito con un vecchio e inutilizzato nastro di pizzo e con dei lustrini.
Un cartone, foderato con un pezzo di vecchi e inutilizzati jeans ha fatto da base.
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E ora un grande del Jazz, Billy Cobham in Take Seven


Risotto allo spumante e caViale

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E
‘ un piatto delicato e d’effetto oltre che molto semplice da realizzare che consiglio anche per stupire gli ospiti e – perché no? – per coccolarsi un po’.

Ingredienti per 4 persone:
280 grammi riso Thaibonnet integrale bio
1 scalogno
2 cucchiai di olio EVO
1 bicchiere e mezzo di Spumante
brodo vegetale
4 pomodorini ciliegino
1 cucchiaio di capperi sotto sale
2 cucchiai di caViale vegan Tangkorn dell’Ikea (non è da montare…. :-D  )
sale e pepe

Procedimento:
Soffriggere lo scalogno con l’olio. Aggiungere il riso e lasciarlo insaporire per un paio di minuti.
Aggiungere lo spumante e lasciare evaporare. Continuare la cottura con il brodo.
Qualche minuto prima della cottura aggiungere i pomodorini tagliati a spicchi, il caViale e i capperi.

Gustare ascoltando il grande, grandissimo Sonny Rollins in Alfie (1982)


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