La vita è troppo breve….

….. per non viverla a tempo pieno, intensamente e facendo cose che piacciono, che lasciano un segno forte e positivo, che danno un senso alla vita, all’idea di non averla sprecata ma vissuta attimo per attimo, in profondità.
Ho un’inarrestabile voglia di fare progetti, di reinventarmi, di pensare al futuro anche se il mio futuro è minimo rispetto al passato, al tempo vissuto. Ma dovessi vivere anche solo un giorno, non vorrei sprecarlo.

Ho fatto scelte coraggiose – per alcuni imprudenti e dissennate – come quella di licenziarmi dal posto fisso, garantito, sicuro, intoccabile. Ne parlo qui.

Per fare cosa? Per realizzare un sogno che conservavo da anni: quello di lavorare con mio marito.

Stanca della routine di lavoro ma anche di alcune storture e compromessi che non volevo accettare né subire, ho deciso di ridare vita alla casa dei miei nonni e aprire un B&B vegan. Finalmente libera da vincoli, senza servi e senza padroni.
E’ stata – e per il momento lo è ancora, anche se per poco – un’avventura meravigliosa anche se molto impegnativa.
Purtroppo la situazione sanitaria mondiale, incerta e drammatica, ha reso tutto più difficile e complicato dove non è più possibile fare programmi lavorativi e tutto è destabilizzato.

E’ giunta, quindi, l’ora, di pensare e concretizzare nuovi progetti o progetti accantonati e assopiti.
E il progetto che realizzeremo quando chiuderemo definitivamente il B&B, a settembre 2021, è quello di viaggiare, su un piccolo van camperizzato che ancora non abbiamo.
Per ora l’idea è quella di “camperizzare” la nostra auto, giusto per provare l’ebbrezza del viaggio in libertà, iniziando per pochi giorni e non troppo lontano. Sono settimane che mi sto guardando decine di siti e canali YouTube sulla camperizzazione delle auto. E ho davvero scoperto un mondo che non conoscevo. Mai avrei pensato che fosse possibile dormire comodi in auto, in un letto, avere una piccola cucina, dei cassetti e perfino una doccia.
Ma l’idea più grande è quella di percorrere la Panamericana, dall’Alaska alla Patagonia.

Con noi verrà la nostra piccola Joy, adottata quasi 9 anni fa (ne parlo qui) ed è giusto capire come si comporta anche se a lei viaggiare in macchina non provoca alcun fastidio.

Ecco, questo è solo un assaggio di ciò che alla fine di quest’anno vorremmo programmare e progettare.
Ne scriverò ancora.

Per ora ascolto “Sì viaggiare” di Lucio Battisti. 🙂



Sull’amicizia

Immagine da Internet

Parlando di amicizia, credo che il pensiero corra, impropriamente, ai Social. Il termine amicizia ha un significato profondo maldestramente ridotto alla banalità dell’uso quotidiano. Purtroppo la rete pullula di Social, nati per soddisfare l’ossessivo desiderio di comunicare e condividere, spesso in modo dissennato.
Si pubblicano foto, spesso di scarsa qualità, in modo compulsivo, si raccontano episodi tragicomici della propria vita, spesso romanzati ma verosimili, che interessano solo a chi li scrive anche se chi li legge lascia commenti affettuosi, positivi, il più delle volte falsi.

Oggi avendo a portata di mano la facile possibilità di comunicare al mondo in ogni momento, non ha che reso il livello dei contenuti estremamente basso. Si comunicano banalità, insulsaggini, fiacchi tentativi di varia mediocrità.

Sempre connessi, sempre pronti con i polpastrelli a picchiare su una tastiera, in modo maniacale, compulsivo.

Oggi quello che conta è il numero degli amici o, meglio, dei follower ed è una gara a chi ne ha di più. Se ne hai poche decine sei uno sfigato.

Io ho una gran voglia di amici veri, ho voglia di liberare l’anima e aprire i rubinetti del pensiero con chi mi ascolta con autentico interesse e affetto. Ho bisogno di coinvolgimento sincero da parte delle persone che amo non da parte di sconosciuti sempre connessi.

E ora ascolto McCoy Tyner, ricordandomi di quando, a New York, lo ascoltai dal vivo al Blue Note. E ancora oggi un brivido mi corre lungo la schiena.





Ho fretta…

Devo ringraziare Gilda – un’amica fortunatamente ritrovata, dopo qualche anno – che qualche giorno fa mi ha inviato questa poesia. Le sono infinitamente grata e le rinnovo il mio affetto crescente e il mio affettuoso e costante pensiero.
Nessun altro, meglio di Mario de Andrade, poteva esprimere l’inquietudine e il tormento di chi vede il tempo fuggire. Ho fretta, non ho tempo da perdere. Mi restano poche caramelle…

LA MIA ANIMA HA FRETTA

Ho contato i miei anni ed ho scoperto che ho meno tempo da vivere da qui in avanti di quanto non ne abbia già vissuto.
Mi sento come quel bambino che ha vinto una confezione di caramelle e le prime le ha mangiate velocemente, ma quando si è accorto che ne rimanevano poche ha iniziato ad assaporarle con calma.
Ormai non ho tempo per riunioni interminabili, dove si discute di statuti, norme, procedure e regole interne, sapendo che non si combinerà niente.
Ormai non ho tempo per sopportare persone assurde che nonostante la loro età anagrafica, non sono cresciute.
Ormai non ho tempo per trattare con la mediocrità.

Non voglio esserci in riunioni dove sfilano persone gonfie di ego.
Non tollero i manipolatori e gli opportunisti.

Mi danno fastidio gli invidiosi, che cercano di screditare quelli più capaci, per appropriarsi dei loro posti, talenti e risultati.
Odio, se mi capita di assistere, i difetti che genera la lotta per un incarico maestoso. Le persone non discutono di contenuti, a malapena dei titoli.
Il mio tempo è troppo scarso per discutere di titoli.
Voglio l’essenza, la mia anima ha fretta…
Senza troppe caramelle nella confezione…
Voglio vivere accanto a della gente umana, molto umana.
Che sappia sorridere dei propri errori.
Che non si gonfi di vittorie.
Che non si consideri eletta, prima ancora di esserlo.
Che non sfugga alle proprie responsabilità.
Che difenda la dignità umana e che desideri soltanto essere dalla parte della verità e l’onestà.
L’essenziale è ciò che fa sì che la vita valga la pena di essere vissuta.
Voglio circondarmi di gente che sappia arrivare al cuore delle persone…
Gente alla quale i duri colpi della vita, hanno insegnato a crescere con sottili tocchi nell’anima.
Sì… ho fretta… di vivere con intensità, che solo la maturità mi può dare.
Pretendo di non sprecare nemmeno una caramella di quelle che mi rimangono.
Sono sicuro che saranno più squisite di quelle che ho mangiato finora.
Il mio obiettivo è arrivare alla fine soddisfatto e in pace con i miei cari e con la mia coscienza.

Mario de Andrade – poeta brasiliano 1893 – 1945


Soundtrack: John Coltrane “My favorite things”


Abbracciando la luna

 

Nel segreto del silenzio e nelle fusa della notte guardo la luna e cerco di abbracciarla mentre mi sussurra che non esistono ingiustizie .

Luna bugiarda.

Notte insonne, la mente è alimentata da pensieri confusi mentre ascolto

Dave Matthews Band in You and Me

 

 


Giocare con le parole, giocare con Milano

Ascoltando Sonny Rollins in Freedom suite, penso a quanto mi sia sempre divertita a giocare con le parole, con gli anagrammi, i palindromi e tutto quanto la nostra bella lingua ci offre. Ultimamente mi diverto a creare acronimi da parole che non sono acronimi in sé ma sono nomi o termini a senso compiuto. Una dozzina di anni fa scopersi che l’anagramma, anzi, gli anagrammi del mio cognome erano Libertà e Tribale. Una scoperta sbalorditiva e calzante.

Se Milano, la mia città, fosse un acronimo, che parole celerebbe dietro quelle iniziali?

M

troppo facile e ovvio: Madonnina! Ma Milano è anche

Misteriosa, Malinconica, Moderna, Multicultrale , Musicale, Modaiola

I

Innovativa, Internazionale, Inclusiva, Interessante, Intraprendente

L

Liquorosa, Liberale

A

Accogliente, Avveniristica, Affabile, Autonoma, Antica, Artistica

N

Nuova, Navigabile (Naviglio), Narcisista, Naif

O

Ordinata, Organizzata, Operosa


Rieccomi, con la recensione di un bel libro

E’ da più di un anno che non scrivo e, a dire il vero, avevo deciso di abbandonare del tutto questo blog perché calamitata dall’arena dei social, più immediati, più fruibili e più semplici da utilizzare.

Ma ora vorrei riprendere a scrivere qui dove mi sento meno esposta, più protetta, più in silenzio. E inizio con la recensione di un libro. L’autore, Roberto Curatolo mi aveva già concesso gentilmente un’intervista. (La trovate qui ).

Consiglio la lettura di questo romanzo, che si legge d’un fiato, perché  è terapeutico e, in talune descrizioni, chiunque può ritrovarsi e riconoscersi riuscendo a capire i meccanismi della mente e dell’animo umani.

Il romanzo narra di Katia Rinero, cantante dalla bellissima voce – unico suo tesoro – che, negli anni ’60, raggiunge un notevole successo, come solista prima e con il gruppo dei Navigators in tempi successivi,  per poi vivere lunghi periodi di buio, solitudine e tormento anche per la necessità delle case discografiche, di proporre nuove voci e nuove modalità espressive.

Proprio in quegli anni si era soliti, per  distinguere le voci femminili, focalizzare una caratteristica particolare. Katia venne chiamata “Il ghepardo della Lunigiana” per la sua femminilità un po’ aggressiva e la sua voce graffiante. Donna impetuosa, impulsiva e senza filtri, sboccata, dal temperamento genuino e schietto, Katia è continuamente alla ricerca  della serenità e dell’amore e, nonostante si affanni a cercarli,  non li troverà mai, se non per brevi illusori momenti. 

E nemmeno le sfibranti sedute dallo psicoterapeuta, per cercare di leggere e decifrare i suoi tormenti e la sua infelicità, le saranno d’aiuto.

I tormenti di Katia risalgono in gran parte al rapporto con i genitori,  dapprima mal tollerati fino a provare per loro un’ affettuosa indulgenza.

Non trova serenità nemmeno nei troppo brevi e occasionali successi di qualche ribalta  nelle modeste sagre di paese o nelle balere, non lo trova nelle relazioni tormentate con uomini di scarso profilo umano che si avvicendano come Dimitri, uomo insolente o  Flavio, uomo incapace o Walter, figura dai modi rustici ma, almeno,  propositivo.

Non lo trova nemmeno nei due amatissimi figli, fortemente desiderati.

Sullo sfondo, la storia della musica degli anni sessanta e settanta  e del boom economico.

Roberto Curatolo, con la sua solida architettura narrativa,  ha saputo scandagliare l’animo femminile, descrivendo in modo lieve  e affascinante gli umani tormenti, creando nel lettore una forte empatia e stimolando il coinvolgimento. Sa analizzare i sentimenti più profondi, sa nutrire l’anima con  descrizioni precise e coinvolgenti.

Ascoltando Stan Getz “Serenity”


Dell’amicizia….che termine abusato!

Leggo sui social, a commento di foto e immagini di vario genere,  frasi  come “sei bellissimo/a” “sei in forma splendente” “ti voglio bene un sacco” “che delizioso/a bambino/a che hai” “Sei meraviglioso/a” e potrei continuare all’infinito con le bugie. Sì, bugie, perché certe immagini sono l’antitesi di ciò che si possa definire bello, delizioso, meraviglioso. E anche frasi sull’affettività e sull’amore, come “Ti voglio un sacco bene” e simili.
La gente, oramai, vomita ovunque e in tutte le forme sentimenti a raffica, irriflessivi, con un’incontinenza verbale che definire fastidiosa e urticante è limitativo.
Insomma, amici ovunque, sempre pronti a incensarti, a dare affetto, consigli, a elargire complimenti, apprezzamenti. Ma solo nel mondo virtuale, senza muovere un dito. O meglio, muovendo solo i polpastrelli sulla tastiera. Nulla più.
Per un incontro reale, per guardarsi negli occhi, per dedicarsi tempo vero, vita vera non c’è mai tempo e le scuse si snocciolano come giaculatorie:  sono senza auto,  ho un po’ di tosse, sono in pigiama e via via all’infinito. Quando ribatti dicendo che sei tu a muovere il culo e, di conseguenza, non importa se non c’è la macchina, tanto vengo io, e vengo all’ora che vuoi perché ho tempo,  non importa se sei in pigiama e se hai un po’ di tosse, puoi anche non pettinarti,  anzi ti porto delle caramelle lenitive. Allora le scuse cambiano: sto aspettando mia sorella, devo pulire il bagno oppure devo andare a festeggiare il compleanno di un parente.
Che significa questo? Significa che le persone non intendono sprecare nulla di sé se non hanno un tornaconto, anche modesto. Significa che nemmeno un ritaglio di tempo ti è concesso perché sovverte il ritmo quotidiano. E ciò significa che a quelle persone non si interessa. Punto. Per me l’amicizia è sacra. So che talvolta è sacrificio ma ritengo che sacrificarsi valga la pena. L’amicizia è fedeltà reciproca, è una relazione interpersonale ed emotivamente forte.  L’amicizia è ascoltare senza giudicare. E’ il piacere di stare insieme, di ridere insieme, di mandarsi a quel paese e poi ritrovarsi più forti di prima. L’amicizia è un legame forte, molto forte.

 

 

Ascoltando John Lennon in “Stand by me”

 

 

 

 


Funghi Portobello in vegan salsa formaggiosa (dopo la lunga pausa….)

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Ciao carissimi, avrei voluto tornare qui a scrivere molto prima anche per condividere i numerosi argomenti e interessi che si sono fatti strada nei miei pensieri nomadi (più che mai…)  in questi ultimi mesi ma, sopraffatta dalle incombenze (alcune molto piacevoli, altre meno) sono stata costretta a lasciare molte pagine bianche e i pensieri vaganti.
Riprendo con una ricetta anche per soddisfare la richiesta di Alessandra del blog “Una famiglia vegana” che me l’ha chiesta. Una bella occasione per rifarmi viva.

Ingredienti
4 portobello di grandezza media, senza gambo (*) (spazzolati con un panno pulito)
(*) il gambo non si butta, si può utilizzare per un risotto o da unire ad altre verdure da saltare in padella

Per la marinatura:
1 spicchio di aglio
2 Tablespoon (TBSP)** di aceto balsamico
2 teaspoon (tsp)** di olio EVO
1 tsp scarso di paprika affumicata (si trova nei negozi etnici)
2 tsp di tamari
2 tsp di succo di limone
un pizzico di pepe
una presa di sale

Per la salsa:
2 tsp olio EVO
1 cipolla rossa di media grandezza
1 spicchio d’aglio (se piace l’aglio si può osare di più)
40 grammi anacardi (ammollati per un paio d’ore se non si possiede un frullatore potente, tipo Vitamix o Blendtec))
1 TBSP amido di mais
300 ml di  acqua
1 TBSP succo di limone
1 TBSP di olio EVO
2 TBSP lievito alimentare
1 TBSP vino bianco
1 tsp di sale (diviso in due)
prezzemolo tritato per guarnire (o paprika dolce)

** ho utilizzato le misure dei TBSP e tsp perché, trattandosi di piccole quantità, sono più pratiche.  Questi misurini, inoltre,  sono molto precisi e, se non ho tradotto in “cucchiaio” e “cucchiaino”, non è stato per esotismo insensato ma per sottolineare che mi riferisco ai classici misurini americani (si trovano ovunque, Ikea compresa) e non a cucchiai e cucchiaini che si trovano in varie misure.

Procedimento per i funghi

  • disponete i funghi portobello, uno accanto all’altro, in un recipiente basso, da forno
  • in una ciotola di media grandezza versate tutti gli ingredienti della marinatura mescolandoli accuratamente
  • coprite i funghi con la marinatura e lasciateli marinare per una mezz’ora
  • accendere il forno a 200° C
  • cuocere i funghi per 30 minuti

 

Procedimento per la salsa

  • scaldare, a fuoco medio, l’olio in una padella
  • aggiungere la cipolla e l’aglio sminuzzati
  • aggiungere metà dose di  sale
  • cuocere fino a che aglio e cipolla diventano biondi
  • trasferire nel mixer il soffritto
  • aggiungere tutti gli altri ingredienti (anacardi, acqua, amido, limone, olio EVO, lievito alimentare, vino bianco e la seconda metà di sale) e frullare fino a che il composto diventa omogeneo e vellutato
  • trasferire il composto in una padella e cuocere a fuoco medio fino a che il composto non si solidifica (circa 3 minuti)

 

A cottura ultimata, estrarre i funghi dal forno, disporli su un piatto di portata e coprirli con la salsa e una manciata di prezzemolo tritato (o paprica).

Mentre li preparavo ascoltavo Chick Corea “Return to forever

 

 

 

 

 

 

 


I messaggi vocali, quanto li detesto!!

Ultimamente prende sempre più piede  – ahinoi – la mania di inviare messaggi vocali.
Centinaia di milioni ogni giorno, nel mondo.
E questa malsana abitudine dilaga in modo dissennato.
L’insigne sociologo canadese Marshall McLuhan sosteneva l’opportunità di studiare i media non solo dal punto di vista dei contenuti che vengono trasmessi  ma principalmente dal modo con cui vengono trasmessi. Sua è l’affermazione “Il medium è il messaggio”.
Mc Luhan, infatti, sosteneva che i mass media non sono neutri  – poiché la loro stessa natura produce una notevole influenza sui destinatari  dei messaggi  – travalicando il contenuto che trasmettono.

Infatti, ancor prima del contenuto, è il mezzo che scegliamo per inviarlo.
E’ diverso, infatti,  usare il telefono per chiamare un amico per augurargli buone vacanze o farlo via social.
Per tornare all’argomento del titolo, il modo peggiore che possiamo scegliere per comunicare è utilizzare il messaggio vocale invece di un messaggio scritto o di una mail.
Perché?

Perché il messaggio vocale è protervo ed egocentrico oltre a presupporre che il mittente consideri che  il destinatario non meriti il suo tempo (scrivere un messaggio si impiega più del doppio del tempo rispetto a quello impiegato a  scriverlo).

Chi invia messaggi vocali rifiuta il dialogo poiché la comunicazione non è contemporanea e obbliga l’interlocutore solo ad ascoltare. Se poi questo vuole rispondere si inizia un duello vocale noioso, a volte soporifero.

I messaggi vocali sono spesso lunghi e si rivelano sul nostro telefono solo attraverso una notifica neutra, senza un minimo testo di introduzione (come accade ai messaggi scritti).

E’ necessario ascoltare tutto il messaggio per capire di cosa si tratta: un augurio? Una richiesta urgente? Un saluto? Un pazzeggio? E, talvolta, non si è nelle condizioni di ascoltare mentre si è in quelle di leggere.

I messaggi vocali, per finire, mi fanno capire che chi li manda non ha tempo per noi, non ha tempo di scrivere né di telefonare.
Insomma, non amo i messaggi vocali.

E ora ascoltiamo buona musica: il sax di Branford Marsalis in “The Ruby and the pearl”

https://www.youtube.com/watch?v=4ZHOoUFqYvE

 

 

 

 


Viaggio in USA in camper, esperienza unica…

E’ da un po’ che non scrivo ed è da un po’ che ho in mente di pubblicare qualche foto del magnifico viaggio in camper attraverso la California, l’Arizona e il New Mexico e di nuovo in California.

Questa volta lascio parlare le immagini…..
E’ un viaggio dell’autunno-inverno 2013 da Los Angeles, arrivati, io e Sebastiano, mio marito, da Milano dopo 14 ore di volo.
Una delle più forti esperienze, dal punto di vista naturalistico, dei miei viaggi. La prima volta in camper, tra le nevi del New Mexico e con molta paura attraversando la Carson National Forest, al nord del New Mexico.
Un’esperienza forte, dal punto di vista umano, è stata quella di incontrare Monica (moky’s blog, anche su FB) con la sua numerosa e bella famiglia di animali umani e non umani, tutti vegani (ha 4 figli, 3 gatti – il bianco e nero è il mio preferito, si chiama TJ e pare sia un piccione da divano 😀  –  e un cane e, ovviamente, un marito, molto simpatico).
Ci eravamo conosciute 4 anni prima in rete. Per caso, cercando qualcosa su google, ero capitata nel suo blog senza sapere che fosse vegana. Non ricordo cosa cercassi ma le lasciai un commento a un post dicendo che ero vegana e, con mia grande sorpresa, mi rispose comunicandomi che anche lei lo era. Da lì è stato amore.
L’incontro è stato emozionante ma era come se ci conoscessimo da sempre e che l’incontro fosse solo un ritrovarsi dopo un certo tempo.

Gli orologi della mia cucina, il giorno della partenza. Il senso di avere l’ora di Las Vegas e New York nasce dal fatto che a Las Vegas mi sono sposata (nel 1994) e New York non solo è la città che amo alla follia ma è lì, nella Grande Mela che, nei mesi in cui ho vissuto, ho maturato il mio cambio di vita e la scelta di licenziarmi da un lavoro sicuro e a tempo indeterminato. E’ come se proprio a New York fossi nata una seconda volta.

L’arrivo nella città degli angeli….

Sulle strade della California…

Il nostro camper (che in USA si chiama RV, recreational vehicle)

La Interstate 1

L’interno del camper

La colazione

Parte dell’itinerario (da San Diego a Dateland)

Verso Yuma (AZ)

A Dateland, AZ (nel territorio di Yuma) – L’unico posto al mondo – al di fuori dei luoghi classici, diciamo – in cui, grazie al clima, crescono i datteri. –

Con una confezione di buonissimi datteri a stelle e strisce

Verso Sierra Vista, AZ, da Monica

Monica, nella sua cucina…americana (invidiosissima io!!)

TJ, il mio gatto preferito

Kudo, dolcissimo cane

La star, TJ

Ehm… sono io alle prese con l’impasto dei pancake

Miao, anzi Meow!! =^..^=

Violet, l’ultimogenita ❤ ❤ ❤

Tra pistoleri, finti…. (finti? siamo sempre in America… 😉  ) – A Tombstone, contea di Cochise, AZ

Monica, Violet e io a Tombstone

Al primo Vegan festival di Tucson, AZ

 

Aperitivo a  casa di Monica

Fermata del Bus (con la forma dei saguari)

Noi non li abbiamo mai incontrati…

Santa Fe, NM

Cliente di un negozio con i pantaloni larghi…. 😀

Taos, NM

Cani liberi …. 😦

Seb, mio marito ❤

Al campground di Malibu…. che favola, vista mozzafiato sull’oceano.

Grazie a tutti per il tempo che mi avete dedicato.

Ascoltando Otis Reding in I’ve been loving you