Funghi Portobello in vegan salsa formaggiosa (dopo la lunga pausa….)

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Ciao carissimi, avrei voluto tornare qui a scrivere molto prima anche per condividere i numerosi argomenti e interessi che si sono fatti strada nei miei pensieri nomadi (più che mai…)  in questi ultimi mesi ma, sopraffatta dalle incombenze (alcune molto piacevoli, altre meno) sono stata costretta a lasciare molte pagine bianche e i pensieri vaganti.
Riprendo con una ricetta anche per soddisfare la richiesta di Alessandra del blog “Una famiglia vegana” che me l’ha chiesta. Una bella occasione per rifarmi viva.

Ingredienti
4 portobello di grandezza media, senza gambo (*) (spazzolati con un panno pulito)
(*) il gambo non si butta, si può utilizzare per un risotto o da unire ad altre verdure da saltare in padella

Per la marinatura:
1 spicchio di aglio
2 Tablespoon (TBSP)** di aceto balsamico
2 teaspoon (tsp)** di olio EVO
1 tsp scarso di paprika affumicata (si trova nei negozi etnici)
2 tsp di tamari
2 tsp di succo di limone
un pizzico di pepe
una presa di sale

Per la salsa:
2 tsp olio EVO
1 cipolla rossa di media grandezza
1 spicchio d’aglio (se piace l’aglio si può osare di più)
40 grammi anacardi (ammollati per un paio d’ore se non si possiede un frullatore potente, tipo Vitamix o Blendtec))
1 TBSP amido di mais
300 ml di  acqua
1 TBSP succo di limone
1 TBSP di olio EVO
2 TBSP lievito alimentare
1 TBSP vino bianco
1 tsp di sale (diviso in due)
prezzemolo tritato per guarnire (o paprika dolce)

** ho utilizzato le misure dei TBSP e tsp perché, trattandosi di piccole quantità, sono più pratiche.  Questi misurini, inoltre,  sono molto precisi e, se non ho tradotto in “cucchiaio” e “cucchiaino”, non è stato per esotismo insensato ma per sottolineare che mi riferisco ai classici misurini americani (si trovano ovunque, Ikea compresa) e non a cucchiai e cucchiaini che si trovano in varie misure.

Procedimento per i funghi

  • disponete i funghi portobello, uno accanto all’altro, in un recipiente basso, da forno
  • in una ciotola di media grandezza versate tutti gli ingredienti della marinatura mescolandoli accuratamente
  • coprite i funghi con la marinatura e lasciateli marinare per una mezz’ora
  • accendere il forno a 200° C
  • cuocere i funghi per 30 minuti

 

Procedimento per la salsa

  • scaldare, a fuoco medio, l’olio in una padella
  • aggiungere la cipolla e l’aglio sminuzzati
  • aggiungere metà dose di  sale
  • cuocere fino a che aglio e cipolla diventano biondi
  • trasferire nel mixer il soffritto
  • aggiungere tutti gli altri ingredienti (anacardi, acqua, amido, limone, olio EVO, lievito alimentare, vino bianco e la seconda metà di sale) e frullare fino a che il composto diventa omogeneo e vellutato
  • trasferire il composto in una padella e cuocere a fuoco medio fino a che il composto non si solidifica (circa 3 minuti)

 

A cottura ultimata, estrarre i funghi dal forno, disporli su un piatto di portata e coprirli con la salsa e una manciata di prezzemolo tritato (o paprica).

Mentre li preparavo ascoltavo Chick Corea “Return to forever

 

 

 

 

 

 

 

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I messaggi vocali, quanto li detesto!!

Ultimamente prende sempre più piede  – ahinoi – la mania di inviare messaggi vocali.
Centinaia di milioni ogni giorno, nel mondo.
E questa malsana abitudine dilaga in modo dissennato.
L’insigne sociologo canadese Marshall McLuhan sosteneva l’opportunità di studiare i media non solo dal punto di vista dei contenuti che vengono trasmessi  ma principalmente dal modo con cui vengono trasmessi. Sua è l’affermazione “Il medium è il messaggio”.
Mc Luhan, infatti, sosteneva che i mass media non sono neutri  – poiché la loro stessa natura produce una notevole influenza sui destinatari  dei messaggi  – travalicando il contenuto che trasmettono.

Infatti, ancor prima del contenuto, è il mezzo che scegliamo per inviarlo.
E’ diverso, infatti,  usare il telefono per chiamare un amico per augurargli buone vacanze o farlo via social.
Per tornare all’argomento del titolo, il modo peggiore che possiamo scegliere per comunicare è utilizzare il messaggio vocale invece di un messaggio scritto o di una mail.
Perché?

Perché il messaggio vocale è protervo ed egocentrico oltre a presupporre che il mittente consideri che  il destinatario non meriti il suo tempo (scrivere un messaggio si impiega più del doppio del tempo rispetto a quello impiegato a  scriverlo).

Chi invia messaggi vocali rifiuta il dialogo poiché la comunicazione non è contemporanea e obbliga l’interlocutore solo ad ascoltare. Se poi questo vuole rispondere si inizia un duello vocale noioso, a volte soporifero.

I messaggi vocali sono spesso lunghi e si rivelano sul nostro telefono solo attraverso una notifica neutra, senza un minimo testo di introduzione (come accade ai messaggi scritti).

E’ necessario ascoltare tutto il messaggio per capire di cosa si tratta: un augurio? Una richiesta urgente? Un saluto? Un pazzeggio? E, talvolta, non si è nelle condizioni di ascoltare mentre si è in quelle di leggere.

I messaggi vocali, per finire, mi fanno capire che chi li manda non ha tempo per noi, non ha tempo di scrivere né di telefonare.
Insomma, non amo i messaggi vocali.

E ora ascoltiamo buona musica: il sax di Branford Marsalis in “The Ruby and the pearl”

https://www.youtube.com/watch?v=4ZHOoUFqYvE

 

 

 

 


Viaggio in USA in camper, esperienza unica…

E’ da un po’ che non scrivo ed è da un po’ che ho in mente di pubblicare qualche foto del magnifico viaggio in camper attraverso la California, l’Arizona e il New Mexico e di nuovo in California.

Questa volta lascio parlare le immagini…..
E’ un viaggio dell’autunno-inverno 2013 da Los Angeles, arrivati, io e Sebastiano, mio marito, da Milano dopo 14 ore di volo.
Una delle più forti esperienze, dal punto di vista naturalistico, dei miei viaggi. La prima volta in camper, tra le nevi del New Mexico e con molta paura attraversando la Carson National Forest, al nord del New Mexico.
Un’esperienza forte, dal punto di vista umano, è stata quella di incontrare Monica (moky’s blog, anche su FB) con la sua numerosa e bella famiglia di animali umani e non umani, tutti vegani (ha 4 figli, 3 gatti – il bianco e nero è il mio preferito, si chiama TJ e pare sia un piccione da divano 😀  –  e un cane e, ovviamente, un marito, molto simpatico).
Ci eravamo conosciute 4 anni prima in rete. Per caso, cercando qualcosa su google, ero capitata nel suo blog senza sapere che fosse vegana. Non ricordo cosa cercassi ma le lasciai un commento a un post dicendo che ero vegana e, con mia grande sorpresa, mi rispose comunicandomi che anche lei lo era. Da lì è stato amore.
L’incontro è stato emozionante ma era come se ci conoscessimo da sempre e che l’incontro fosse solo un ritrovarsi dopo un certo tempo.

Gli orologi della mia cucina, il giorno della partenza. Il senso di avere l’ora di Las Vegas e New York nasce dal fatto che a Las Vegas mi sono sposata (nel 1994) e New York non solo è la città che amo alla follia ma è lì, nella Grande Mela che, nei mesi in cui ho vissuto, ho maturato il mio cambio di vita e la scelta di licenziarmi da un lavoro sicuro e a tempo indeterminato. E’ come se proprio a New York fossi nata una seconda volta.

L’arrivo nella città degli angeli….

Sulle strade della California…

Il nostro camper (che in USA si chiama RV, recreational vehicle)

La Interstate 1

L’interno del camper

La colazione

Parte dell’itinerario (da San Diego a Dateland)

Verso Yuma (AZ)

A Dateland, AZ (nel territorio di Yuma) – L’unico posto al mondo – al di fuori dei luoghi classici, diciamo – in cui, grazie al clima, crescono i datteri. –

Con una confezione di buonissimi datteri a stelle e strisce

Verso Sierra Vista, AZ, da Monica

Monica, nella sua cucina…americana (invidiosissima io!!)

TJ, il mio gatto preferito

Kudo, dolcissimo cane

La star, TJ

Ehm… sono io alle prese con l’impasto dei pancake

Miao, anzi Meow!! =^..^=

Violet, l’ultimogenita ❤ ❤ ❤

Tra pistoleri, finti…. (finti? siamo sempre in America… 😉  ) – A Tombstone, contea di Cochise, AZ

Monica, Violet e io a Tombstone

Al primo Vegan festival di Tucson, AZ

 

Aperitivo a  casa di Monica

Fermata del Bus (con la forma dei saguari)

Noi non li abbiamo mai incontrati…

Santa Fe, NM

Cliente di un negozio con i pantaloni larghi…. 😀

Taos, NM

Cani liberi …. 😦

Seb, mio marito ❤

Al campground di Malibu…. che favola, vista mozzafiato sull’oceano.

Grazie a tutti per il tempo che mi avete dedicato.

Ascoltando Otis Reding in I’ve been loving you

 


Un’emozionante fatica……

Sono tornata da New York da poche ore dove, nonostante la frequenti  da 30 anni, ho vissuto nuove ed eccitanti emozioni. New York è proprio questo. Ho incontrato persone interessanti, rivisto vecchi amici, frequentato dei fantastici ristoranti vegani, visitato musei, ascoltato musica. Ho persino incontrato Isa Chandra Moskowitz nel suo ristorante di Brooklyn “Modern Love”, ho fatto due chiacchiere con lei e scattato un paio di foto. Insomma un soggiorno pieno ed eccitante.
Ma l’emozione più grande l’ho vissuta oggi quando ho ricevuto la notizia della stampa del mio libro.
Un’emozione tanto forte l’ho provata il giorno in cui ho ritirato dalla copisteria la mia tesi di laurea e il giorno in cui l’ho discussa. Avevo in tasca la boccetta di fiori di Bach “Rescue” che tenevo come un feticcio. La maneggiavo nervosamente sperando in un effetto anche solo al tatto….
Quando mi è stato proposto dalla casa Editrice Sonda di scrivere un libro di ricette ho pensato, lì per lì, che non sarei stata in grado. Non avevo mai scritto libri salvo, appunto, la tesi e non avrei saputo da che parte iniziare. Fortunatamente mi sono presa un paio di giorni di riflessione, decisivi per la scelta di accettare.
Mi sono ricordata, infatti, le parole di un mio professore universitario che disse a noi studenti  che scrivere una tesi sarebbe stato propedeutico per scrivere qualsiasi libro. Intendeva dire che aiutava ad acquisire un metodo.
Sono passati tanti anni da quei tempi e da quelle parole ma, riaffiorando nella memoria, sono state la spinta ad accettare.
E’ stato un lavoro a quattro mani: le mie due per cucinare di giorno e scrivere i testi a tarda sera/notte e quelle di mio marito Sebastiano per scattare centinaia di foto ai piatti.
La mia cucina è stata per tre mesi un campo di battaglia e il soggiorno un perenne set fotografico. Non ho potuto invitare nessuno per mancanza di spazio vitale, occupato da obiettivi, cavalletti, teli di sfondo, tovaglie e vari accessori.
Il tavolo e il banco della cucina perennemente occupati da ingredienti, attrezzi, accessori di ogni tipo.
I miei assaggiatori privilegiati – i miei nipoti, Tommaso e Andrea –  erano ogni giorno da noi per cercare di sbafare le preparazioni del giorno. Le loro critiche e apprezzamenti mi sono stati di grande aiuto per mettere a punto le versioni definitive delle ricette. Il giudizio dei bambini, candido e spontaneo, è stato essenziale.
Ora attendo i feedback di chi acquisterà ma, soprattutto, utilizzerà il mio libro mettendo in pratica le ricette.
Nella stesura del libro ho cercato di essere essenziale ma completa nelle descrizioni ma, sono disponibile a dare indicazioni se qualcosa risultasse poco chiaro.
Ringrazio fin d’ora chi mi sosterrà.

Ascoltando Dave Matthews e Tim Reynolds che saranno in plug&play a Milano al Teatro Arcimboldi il 7 aprile (abbiamo i biglietti da mesi….. 🙂  )

 

 


La modestia è pericolosa….

Non mi riferisco alla virtù di chi non si vanta dei propri meriti sottraendosi alle lodi o in chi ha senso della misura, della riservatezza e della sobrietà, caratteristiche che si esercitano nelle azioni e nello stile di vita. Non mi riferisco alla modestia delle persone grandi.

Mi riferisco alla modestia intellettuale, alla povertà e alla miseria  che albergano nella mente di coloro che possono avere anche titoli di studio ma che vivono volando basso, senza stimoli, pigramente, ben inseriti nella massa informe e conformista che si adegua senza guizzi né stimoli. Allineati, inquadrati. Piccoli, insomma. Perché è più facile non pensare e seguire uno schema preconfezionato.

Ecco, questa gente mi fa paura e, ahimè, rappresenta il 90% della popolazione.

Ascoltando Nina Simone in My baby just cares for me

 

 


Mongolia, terra di nomadi, misteriosa e sperduta….

mongolia-1 mongolia-2

La mia anima è nomade, come i pensieri che scrivo, di getto, currenti calamo. E, aggiungerei, ex abundantia cordis.
Insomma, butto fuori quello che mi passa per la testa, senza troppe riflessioni.
E ora ho in testa un viaggio in Mongolia. É da un bel po’ che ci penso e vorrei che questa idea, questo desiderio si concretizzasse.
Di viaggi in terre poco frequentate ne ho in mente tanti. Resta sempre il sogno di raggiungere l’Isola di Pitcairn. Mi sa che resterà un sogno anche se ogni tanto mi sforzo di immaginarmi su quell’isola sperduta, senza approdi, senza aeroporti, con meno di 50 abitanti, tutti discendenti dagli ammutinati del Bounty.
Ne avevo parlato qui.

La Mongolia è terra di nomadi, popolo generoso e ospitale, terra misteriosa,  dalla natura selvaggia, dagli spazi immensi ma anche ricca di storia e di cultura.
Un grande mondo antico che, al di fuori dalla capitale Ulan Bataar, vive ancora come ai tempi di Gengis Kahn.
Quello che mi affascina è la sensazione di vuoto che evoca in me, di spazio infinito.
Ho bisogno di abbandonarmi a un mondo non superglobalizzato, non occidentalizzato e vittima del consumismo. Affrancarmi, almeno per un po’, da un mondo che ti bombarda di falsi bisogni. E anche se sei forte ogni sollecitazione è un fastidio.

Ho bisogno di riflessione….

L’unica preoccupazione è il cibo. I Mongoli non sono proprio vegani e, ahinoi, nemmeno vegetariani…. A parte la capitale che offre molti ristoranti vegani, tutto il resto è off limits per noi. Dai, non ho paura di tornare in Italia più magra,  mettiamola così.
E ora, ascoltando queste note struggenti, penso a organizzare il viaggio.
Un bel regalo per i nostri 25 anni di matrimonio.

Se qualcuno ci è stato saranno apprezzatissime le indicazioni.

 

 

 

 

 

 

 


25 anni di complicità….

Sono trascorsi 25 anni da quel 7 febbraio 1992. Ricordo che era un venerdì e, quando scegliemmo la data, non mi sfiorò nemmeno da lontano il pensiero del vecchio proverbio”né di marte né di venere ci si sposa né si parte e non si dà inizio all’arte”.
Non mi sfiorò perché non ero/sono superstiziosa sia perché andare controcorrente l’ho sempre ritenuto  stimolante e di buon auspicio.
E poi, come si fa a pensare che nel giorno della Dea dell’Amore, Venere, le cose non potessero andare bene?

E così è stato.
Venticinque anni intensi, vissuti a volte lentamente a volte di corsa ma mai banali o scontati. Venticinque anni sempre ricchi e densi  di emozioni forti e di progetti impegnativi, realizzati sempre insieme, mano nella mano, con complicità, con solidale partecipazione.

Ci siamo anche arrabbiati, io più di te, perché sono impulsiva e spesso vòlta agli eccessi contrari e non ammetto vie di mezzo né sono conciliante ma hai sempre aspettato, con tenera indulgenza, che il mio quarto d’ora di burrasca passasse e tornasse il sereno.
Abbiamo vissuto momenti drammatici e dolorosi. Ma sempre superati insieme.

Abbiamo realizzato sogni, viaggi in luoghi sconosciuti e lontani, abbiamo studiato intensamente, ci siamo divertiti un sacco. Abbiamo adottato la nostra piccola Joy.

Ma il viaggio più bello è quello che realizzo con te ogni giorno, ogni ora, ogni minuto.
Quando non sei in casa mi manchi e non vedo l’ora che torni.
Ogni tuo ritorno, anche dopo poche ore è una festa.

Sei tutto per me. Sei un tatuaggio indelebile, sei sotto la mia pelle.
I’ve got you under my skin

Con amore

Titti