Lo stomaco nella testa….

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Non so se succede solo a me o se sono particolarmente vulnerabile al tema per…..deformazione professionale ma il fenomeno è davvero dilagante e  inquietante e, direi, inarrestabile.
Mi riferisco al numero esponenziale di persone che vivono il cibo come un’ossessione, un elemento da cui difendersi, da selezionare, da valutare. E mi riferisco solo ai vegani salutisti che sono assolutisti.
No zucchero, no glutine, no  olio, no solanacee, no noci, no farro, no pesche, no soia, no questo, no quello ma potrei continuare all’infinito aggiungendo all’elenco ulteriori ingredienti per le intolleranze (vere o presunte) o le teorie più bislacche.
Per dirla con il Sommo Poeta nascono nuovi tormenti e nuovi tormentati e, guarda caso,  siamo proprio nel terzo cerchio dove vengono puniti i golosi

Insomma, questo fanatismo salutista lo trovo insopportabile oltre che psicologicamente dannoso e tossico. Ma perché questa visione egocentrica?

Ma non si può avere con il cibo il giusto equilibrio, una sana leggerezza pur avendo cura della propria salute?

Da vegana etica faccio veramente fatica a calarmi nella testa di un vegano salutista,  travolto da una malsana spirale ossessiva.
Una mia cara amica vegana mi diceva, giorni fa, che è meglio essere ossessionati dal cibo (in funzione della salute)  e vivi piuttosto che noncuranti della salute e defunti.

Certo, meglio essere vivi che morti ma ancor meglio sarebbe essere vivi ed equilibrati e avere con il cibo un approccio meno maniacale, ossessivo, opprimente e morboso ma più critico e con un adeguato distacco.

Un approccio più equilibrato e critico con il cibo consentirebbe a questi rigidi-maniaci-della salute  di vivere le proprie relazioni e gli incontri conviviali in modo più sano.

 

Ho impulsi di ribellione verso i vegani salutisti, gli intolleranti, i vegani modaioli, i seguaci del guru, del nutrizionista di successo.

Mi ribello alle teorie apparentemente miracolose e salvavita che, nel giro di pochi anni vengono sconfessate da altre teorie che a loro volta verranno confutate e così all’infinito.

Teorie a favore, teorie contro. Non se ne può più.

David Bowie – Rebel Rebel è il pezzo che ci vuole…

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Il tempo che mi resta….

E’ da tempo che mi soffermo a pensare, non senza una certa inquietudine e paura, al tempo che mi resta da vivere. Al poco tempo, aggiungerei. Al poco tempo in salute e indipendenza aggiungerei ulteriormente.
Ho toccato con mano la lunga malattia e la sofferenza di mia madre, per quattro anni totalmente dipendente. In tutto e per tutto. Dipendente dai farmaci, dai parenti, dalla badante, dagli ausili e dai presidi più sofisticati e tecnologici (il deambulatore, il sollevatore elettrico, il materasso antidecubito, la sedia a rotelle), vittima della malattia che la affliggeva. Creatura totalmente indifesa e vulnerabile.
Ripensando a quegli anni disperati, alla sua dignità  perduta –  e che solo la morte le ha restituito – all’annientamento del sé, sono arrivata alla conclusione che sarò io a decidere quando andarmene.
Il dilemma non è il quando ma il come…..
Vivere significa essere felici ma anche essere tristi, avere delle relazioni o decidere di sospenderle, prendere delle decisioni, discutere dialetticamente, amare, desiderare, essere infastiditi, aver voglia di leggere, di andare a un concerto, di decidere cosa mettere nella borsa della spesa, cosa cucinare, come vestirsi, dove fare le vacanze, chi frequentare o chi non frequentare, chi mandare a quel paese e tanto altro ancora.
Mia madre per quattro lunghi anni non è stata in grado di fare nulla di tutto questo, nemmeno le cose più elementari.
Io me ne voglio andare il giorno in cui avrò la percezione che una sola cosa che ho fatto fino a quel momento non sarò più in grado di farla.

Ora ascolto, abbandonando i pensieri, Sonny Rollins in My One and only Love


Salsiccia speziata in salsa di pomodorini ciliegini

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Rieccomi con un’altra ricetta. Domani la servirò a colazione al mio B&B.
Chissà se sarà apprezzata…. Domani ci saranno clienti norvegesi, britannici e tedeschi, abituati al salato di primo mattino. E tutti vegani!   Una soddisfazione indescrivibile.

Ingredienti (per 4 salsicce)
50 grammi di granulare di soia
120 ml di brodo vegetale
qualche goccia di  liquid smoke
75 grammi di preparato per seitan
1 cucchiaino raso di cipolla in polvere
uno spicchio di aglio fresco grattugiato
2 cucchiai di lievito alimentare
1 peperoncino secco, sbriciolato
1 cucchiaino di semi di finocchio ridotti in polvere
Sale e pepe

Preparazione
In un pentolino versare il brodo e il liquid smoke e portare a bollore.  Versare il granulare di soia, mescolare e coprire per un quarto d’ora.

Disporre il composto in una ciotola, aggiungere il preparato per seitan e tutti gli altri ingredienti.
Mescolare molto bene con le mani in modo che tutti gli ingredienti siano ben amalgamati.
Formare 4 palline da adagiare  al centro di altrettanti fogli di alluminio.
Con le mani dare una forma allungata a ciascuna pallina da avvolgere nel foglio di alluminio chiuso alle estremità come una caramella.

Accendere il forno a 200°C – Disporre le salsicce avvolte nell’alluminio in una teglia da forno – Cuocere per 35 minuti. Fare raffreddare le salsicce prima di rimuoverle dall’alluminio.

Ingredienti per la salsa
400 grammi pomodorini ciliegino
2 cucchiaini di olio evo
mezzo cucchiaino di chipotle (sostituire con paprica dolce)
sale

Preparazione
In una padella versare l’olio evo e i pomodorini tagliati a piccoli pezzi. Cuocere per 15 minuti mescolando di tanto in tanto. Aggiungere il chipotle (o la paprica dolce). Adagiare le salsicce tagliate a metà.
Coprire e lasciare cuocere per altri 10 minuti.
Servire con riso integrale, cous cous o patate lessate (in inverno anche con polenta).

Gustare lasciandosi rapire da Miles Davis in “Time after time”

 

 


Vegan street food: wraps agli spinaci

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Li ho sempre visti nei bar, belli gonfi e invitanti ma non ne ho mai trovato uno che fosse vegan.
Di conseguenza e, direi, necessariamente, non li ho mai acquistati. Ho deciso di provare a farli, sperimentando una ricetta che, con piacere, condivido.

INGREDIENTI per 4 wraps da circa 30 cm di diametro.

Wraps
240 grammi di farina di frumento integrale
2 tsp sale fino
1 TBSP olio extravergine di oliva
50 ml di acqua
100 gr spinaci surgelati, cotti, ben strizzati e frullati

Farcitura
4 TBSP tahin (o hummus di ceci, in alternativa)
8 foglie di lattuga
2 carote tagliate in 4 strisce
4 spicchi di avocado
sale
pepe

PREPARAZIONE:

In una ciotola versare la farina setacciata, il sale, l’olio, l’acqua e gli spinaci. Impastare bene e lasciar riposare l’impasto – coperto con una pellicola – per mezz’ora.
Riprendere l’impasto, lavorarlo ancora per qualche minuto e, successivamente, dividerlo in quattro porzioni.
Infarinare un piano di lavoro e, con il matterello, stendere ogni porzione dandole una forma rotonda.
Scaldare una padella in ferro o, ancora meglio, il classico testo romagnolo (sconsiglio le padelle antiaderenti perché, se surriscaldate vuote, rilasciano sostanze tossiche).
Cuocere ogni wrap a fuoco medio, due minuti per lato.
Per ammorbidirli, facilitandone l’arrotolamento, avvolgere i wrap già cotti in uno strofinaccio umido e in un foglio di alluminio.
Disporli sulla griglia del forno caldo a 100°C per 5-6 minuti.
Spalmare su ogni wrap 1 TBSP di tahin (o hummus di ceci), disporre 2 foglie di lattuga aperte, 1 striscia di carota e uno spicchio di avocado. Salare, pepare. Avvolgere il wrap ben stretto e gustare!!
Naturalmente, si possono farcire con quello che la fantasia suggerisce: strisce di tofu, seitan, funghi, peperoni e chi più ne ha più ne metta.

Ascoltando un grande Miles Davis in “I fall in love too easily”, il wrap è delizioso. Se si accompagna con una birra vegan……è l’estasi.

 


Quando le parole pesano…

Il senso dell’umorismo non mi manca, riesco a coglierlo quasi sempre.
Mi piacciono i cazzari, chi ha la battuta facile e pronta, i giocherelloni.
Mi piace chi mi fa ridere, chi sa ironizzare e chi fa autoironia.
Ma non amo una verità furbescamente o inavvertitamente (e, voglio pensare in buona fede) fatta passare – a posteriori –  come una battuta di spirito, come una goliardata.
Specie in periodi come questo per me, di totale fragilità, di autostima vacillante, di solitudine interiore, di voglia di cambiare, di progettare, di frequentare gente migliore di me.  No, certe battute no. Le battute devono far ridere o sorridere, non mortificare.
Lo stile è  come il coraggio di don Abbondio: chi non ce l’ha non se lo può dare.

Ascoltando Dave Matthews Band in Crash into me


Nel segreto di un silenzio…

E’ da un po’ che non mi isolo in questa stanza, che non scrivo. L’occasione me l’ha data la chiassosa e populista piazza di FB intorno al caso Vendola e alla maternità surrogata.
Questa accanita crociata dei pro e dei contro mi ha disgustata e mi ha fatto sentire un gran bisogno di silenzio, di una pausa, di un allontanamento.
Giorni e giorni che la gente non pensa ad altro e non pubblica altro e son sempre gli stessi, (ma non hanno un lavoro, una famiglia, degli interessi, desiderio di oziare o  il loro mondo è limitato a sputare sentenze cercando visibilità su FB perché nessun altro li ascolterebbe?)-
Mai visto tanto accanimento, tanta incontinenza verbale su un unico tema…. Pubblicazione di link, di video, di articoli, di post, di like messi a vanvera, di commenti volgari, di parolacce, di confronti senza capo né coda e  chi più ne ha più ne metta.
Non è importante sapere come la pensi rispetto all’utero in affitto ma voglio soddisfare i curiosi.
Sono contraria, ritengo sia una mercificazione del corpo umano, ha un costo emotivo altissimo, è puro business (per le cliniche e per i medici in primis), non dignitosa per il neonato, è sempre un enigma, una rivoluzione antropologica. La penso come il filosofo Massimo Cacciari, uomo laico, di sinistra, di innegabile cultura.

Da Wikipedia: Richiesta dell’abolizione universale della surrogazione di maternità
Nel febbraio del 2016 si è tenuto a Parigi un convegno per l’abolizione universale della surrogazione di maternità organizzato dalle associazioni femministe francesi e patrocinato dal parlamento transalpino, al quale hanno aderito ricercatrici, giuriste, medici, attiviste e attivisti per i diritti umani di tutto il mondo .[17] A conclusione dei lavori dell’assemblea è stata formulata la richiesta formale perché la pratica della maternità surrogata venga proibita e resa illegale in tutto il mondo [18] in quanto ritenuta “disumanizzante” e contraria alla dignità e ai diritti delle donne e dei neonati [19]
Non aggiungo altro, ho bisogno di silenzio, di musica e di un viaggio (preferibilmente a New York).

Ascoltando Aretha Franklin – Respect

 


Difetti insopportabili e inaccettabili…..

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Sarò breve…..

Due categorie di difetti non riesco a sopportare nelle persone e, di conseguenza gli umani che  ne sono afflitti (o, meglio, che affliggono): la menzogna e l’invadenza.
Mi sento di sottolineare, senza timore die essere smentita che, pur avendo una miriade di difetti, anche pesanti da sopportare (ne sanno qualcosa i miei cari e mio marito in particolare….ma anche gli amici più stretti o chi ha avuto a che fare con me), non sono né bugiarda né invadente.

Sui miei difetti indugerò in un prossimo post. E’ necessaria una lunga trattazione…..  ;-)

Alle persone sincere che, pur consapevoli di palesare una debolezza o una mancanza, non sanno mentire; alle persone discrete, rispettose dei tuoi tempi, dei tuoi spazi, delle tue abitudini, delle tue manie, che sanno intuire quando è il momento di avvicinarsi e quando è il momento di allontanarsi perdòno tutto (o, almeno, ci provo e mi impegno).

Intendiamoci, non è che sia una santa…. Altre caratteristiche umane mi sono insopportabili ma riesco a essere più tollerante verso quelle  e, anche se non a giustificare, tendo a dare una spiegazione al loro manifestarsi nonostante mi facciano infuriare. Vedi i razzisti, i saputelli, i presuntuosi, gli arroganti, i maleducati, i raccomandati, i leccaculo, i portaborse, gli opportunisti, gli avari, ecc. ecc.

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Sono stata breve, come promesso. E ora ascolto Stan Getz, grandissimo sassofonista di Philadelphia, morto a Malibu a 64 anni,  in These foolish things…