Salve, piacere….un attimino

Mentre ascolto, dal Mac, McCoy Tyner  in “Impressions“, e i polpastrelli volano nervosamente sulla tastiera, sto pensando di creare due nuove categorie: i  Bocciati e i Promossi.
Inserendo modi di dire, comportamenti, situazioni, parole, abitudini, esperienze, modi di scrivere, gesti, errori.
Partendo dalla categoria invisa, quella dei  bocciati, forse perchè in questo periodo non le sento, penso ad alcune espressioni comunemente usate  che paragono, nell’abbigliamento, al modo di vestirsi di questo signore di una cinquantina d’anni, fotografato ieri al Chelsea Market.
E’ chiaro che ci si veste come si vuole  e si usano le espressioni o le parole che più ci sono familiari ma, lasciatemi sfogare: non le sopporto.

Cominciamo da “Salve!” – E’  una parola latina che deriva Salvere, star sano. Era usata dai latini sia come saluto di benvenuto sia di commiato.
Oggi viene usata per sgattaiolare dall’incertezza relativa al modo di porsi con l’interlocutore : confidenziale? deferente?
E a me non piace questa incertezza. Perché presuppone distacco, disinteresse, scarsa partecipazione. E quindi, o dico “Ciao” o” Buongiorno, buonasera”.

Piacere, Mario Rossi!  No no, non ci siamo. Mentre si stringe la mano (bella stretta, non una roba informe e molliccia, ma senza frantumare le falangi) si dice il proprio nome senza farlo precedere da altro, tanto meno da titoli accademici od onorifici.

Altre espressioni o parole (ma la lista sarebbe lunghissima) che proprio mi stanno indigeste, rendendomi irritante chi le pronuncia, sono:
attimino, piuttosto che, quant’altro, assolutamente sì, assolutamente no, a prescindere, portare avanti, contattare, a tappeto, come dire, buon appetito.

La lista, come dicevo,  sarebbe lunghissima e andrebbe ad aggiungersi a quella dei comportamenti  (a tavola, al cinema, per strada, in macchina, sui mezzi pubblici).
So di rendermi antipatica ma  qualche fastidio  è normale, credo. E  mi sono sfogata.
E voi, cosa non sopportate?

1 – Continua

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8 responses to “Salve, piacere….un attimino

  • Moky

    Anche io non sopporto “salve”… un’espressione troppo neutrale! E poi “ciao bella” … oppure i vari “amore” “cicci” tra amiche/amici… usati indiscriminatamente, quando invece sono parole che dovrebbero essere riservate a persone che il titolo “se lo meritano”… Ce ne sono altre di espressioni che mi fanno raccapricciare, ma al momento non mi vengono in mente…

  • Sarosky

    Pensando alle situazioni, non sopporto quando le persone arrivano e non salutano i presenti o ne salutano solo alcuni trascurandone altri. Mi irritano anche quelle persone palesemente esibizionistiche che vogliono dimostrare il loro essere poliglotti facendo discorsi in cui incastrano espressioni in varie lingue. blahhhh Non mi piace sentire l’espressione “un attimino”, invece alcune volte, sottolineo alcune, uso io stessa espressioni tipo “complimentissimi” per esaltare la mia riconoscenza verso quella persona, consapevolmente irrispettosa comunque delle regole grammaticali. Concordo nella stretta di mano decisa ma non distruttiva, mentre considero neurale il dare il “buon appetito”…a persone che so non useranno lo stuzzicadenti..;) ah dimenticavo!..bocciati pure tutti coloro che scrivono in stile “cellulare” -ke, okkio, etc- quando non usano il cellulare e che ti riempiono di “ehehe” “ahahah” e puntini di sopsensione!

  • Titti

    @Moky:Uhuhu, a chi lo dici! Non sopporto nemmeno io “Amore” tra amici/amiche, iperabusato e pronunciato per riflessi condizionati.
    Quando ti verranno in mente altre cadute di stile del linguaggio, sai dove elencarle: qui! 🙂
    @Sarosky: chi non saluta è un maleducato e chi saluta anche con “Salve”, non avrà stile ma l’educazione sì.
    Hai ragione: anche chi fa il poliglotta o inanella citazioni a raffica è irritante.
    Complimentissimi è una di quelle parole efficaci, anche se non corrette e, se usata quando veramente si vogliono esprimere complimenti superlativi, potrebbe essere accettabile.
    La stretta di mano molle (se si chiama stretta ci sarà una ragione, no?) è quanto di più insopportabile mi possa capitare. Definisce, almeno in gran parte, con chi abbiamo a che fare.
    Sull’uso delle abbreviazioni stile messaggi da cellulare dei ragazzotti, anche qui mi trovi d’accordo! Va bene se vengono scritte dagli adolescenti, solo sui cellulari (anche per una questione di risparmi) ma altrove sono da censura!
    Buon appetito: è una frase fatta, automatica, condizionata dalla situazione ma, al di là di ciò, non ne colgo il significato. Si augura che l’appetito sia buono? Cioè che si mangi tanto? E se invece volessi mangiare poco per restare in forma preferendo un augurio tipo “scarso appetito”? Sarebbe ridicolo. Meglio niente.
    E la risposta, “grazie altrettanto” esprime lo stesso automatismo.
    Grazie Sara per il tuo contributo!! 🙂

  • marta

    ussignur titti, tema scottante! anch’io non sopporto moltissime espressioni (mi viene in mente l’abusatissima “ci aggiorniamo”, ad esempio) ma non mi permetterei mai di giudicare chi le utilizza..
    senz’altro c’è da stare sempre molto attenti a come si parla (ma soprattutto al come si scrive.. tanti di noi forse si trovano più a scrivere che a parlare) e le situazioni in cui ti trovi a doverti esprime sono così distanti l’una dall’altra!
    prendi ad esempio il da te citato “salve”, hai ragione, esprime distacco ed è per questo che in molti casi personalmente lo utilizzo, volutamente, per non essere nè confidenziale nè deferente nè formale o altro, quindi di certo so cosa voglio esprimere al mio interlocutore ed ho scelto di restare “sulle mie”, mi spiego?
    o ancora il “buon appetito”, nel mio quotidiano non lo uso, non mi passa nemmeno per la testa, nemmeno ad un pranzo di lavoro o a cena dai suoceri, ma se ti trovi ad una bella tavolata di amici, e stai per condividere un allegro pasto, e qualcuno se ne esce con uno squillante “buon appetito!” per me non c’è niente di fastidioso, è una frase che trascende dal suo significato etimologico e raccoglie invece in sè tutta la felicità dell’approciarsi ad un’attività festosa. ma sono solo esempi. sono rimasta invece molto colpita quando un conoscente mi ha “ripresa” per il fatto di utilizzare un linguaggio troppo “formale” all’interno di esercizi pubblici, ad esempio “buon giorno, buona sera, per piacere, è possibile, grazie, la disturbo se…”, ecco, queste espressioni per me significano solo una cosa: educazione e rispetto per la professione altrui! forse è un po’ off topic ma anch’io ne ho approfittato per sfogarmi un po’..
    ultimo: non sarei troppo categorica nemmeno su punteggiatura, onomatopeiche e vezzeggiativi; il linguaggio informale scritto ha bisogno ancora di perfezionarsi e ne siamo tutti dei compiacenti esperimentatori!
    ti abbraccio ^__^

  • marta

    ah, urca, mi è venuta in mente un’altra cosa. io sono veneziana di adozione, qui tutti si chiamano fra loro “amore” con la R molto roteata (non so se hai presente) e all’inizio rimanevo di sasso quando il panettiere (mai visto prima) mi diceva “cossa te dago ‘more?”. a distanza di anni e dopo averne sentite di tutti i colori ho capito che l’utilizzo di questo tipo di nomignoli deriva dal fortissimo senso dell’ironia di questa gente; sono terra terra, provocatori, chiassosi, si lamentano di tutto….ma hanno tanta voglia di ridere!! io li adoro e adesso utilizzo normalmente ogni tipo di nomignolo per chiunque, con simpatia, affetto e voglia di divertirmi e far diverire!
    spero abbia un senso questo mio “contributo” ;P
    bacio ^__^

  • Laura

    Ciao Titti.
    Ti butto lì le prime cose che mi vengono in mente:
    – “tanto di guadagnato”, quando da guadagnare non c’è proprio niente.
    – “benissimo”, quando niente va bene.
    – “sei arrivata?” quando entri in casa. la mia nonna, che era una spiritosa signora nata nel 1895, la definiva “la classica domanda inutile”.
    A presto.

  • Yari

    Salve Titti, aspetta un attimino che piuttosto che dirti quello che proprio non sopporto, posso quant’altro elencarti alcune regole del galateo a tavola, ormai largamente disattese.
    Direi quindi assolutamente sì ai sottopiatti ma assolutamente no ai gomiti appoggiati sul tavolo. A prescindere che tali scelte di comportamento non siano poi così importanti, credo che sarebbe opportuno portare avanti un discorso più completo. Potremmo magari contattare qualche esperto di bon-ton per un sondaggio a tappeto. Come dire che poi un comportamento consono arriverà da sé. Ora ti lascio, piacere e buon appetito!

    😉

  • Titti

    @Marta ti ringrazio per la leggerezza dell’intervento, ironico e
    divertente.
    Non avevo l’intenzione di giudicare chi usa queste espressioni ma, tra l’uso che ne fai tu (colta e con proprietà di linguaggio) e l’uso che ne fanno persone ignoranti e saccenti, ce ne corre!
    Certo, a prima vista non si può sapere chi si ha di fronte, se una persona ironica e divertente, un saccente o uno con pochi strumenti culturali ma anche noi giochiamo con le parole, no?! e, nel dubbio, nasce una certa irritazione …. che finisce in un nanosecondo. 🙂
    La R roteata dei veneti la conosco benissimo perchè il mio nipotino ha quella pronuncia che mi fa tanto ridere (con tenerezza e simpatia) e confermo che quei “siori” hanno un grande senso dell’ironia e gusto della risata…ciò!!! 🙂
    PS Il tuo contributo è prezioso! Grazie!!!
    @Laura: vero, la lista sarebbe chilometrica. E che ne pensi di quelli che usano “spesso e volentieri” per dire esattamente il contrario? Tipo “Il mal di testa mi viene spesso e volentieri” – Accidenti, che stoicismo! 😉
    Un’altra espressione che mi fa sorridere è dire, nell’accomiatarsi: “Tante cose” – Ma quante?? E cosa?? 🙂
    @Yari: Salve Yari, il tuo commento è stato, come dire?, DELIZIOSO!!!
    Evviva la leggerezza e l’ironia!!!

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