Dedicato al popolo Rom

Vi narro un episodio che ho vissuto ieri. Ve lo racconto ascoltando la musica di Alexian Santino Spinelli, musicista rom e docente universitario di cultura rom.
Ieri ho ricevuto una mail (da una persona conosciuta bene), una delle solite “catene di s. antonio”, in versione estiva, che esortava a prestare attenzione su alcuni comportamenti criminali mascherati da richieste di aiuto, ai danni di ignari automobilisti.
Questa persona ha agito di polpastrelli e pancia, senza usare troppo la testa…
Insomma, le solite bufale estive che, forse, celeranno anche parziali verità o, meglio, realtà un po’ romanzate.
Mentre  leggevo le prime righe pensavo che avrei potuto anche inoltrare questa storiella a poche persone con il commento “che creativi questi malviventi!”
Ma quando ho letto la frase “le bande di malviventi, i Rom e i ladri stanno escogitando vari stratagemmi”  ho avuto un impulso di disgusto e ho subito risposto a questa persona dicendo che associare un’Etnia, tra l’altro ricca di storia e che ha subito odiose persecuzioni e deportazioni, a malviventi e ladri, lasciando intendere che siano solo sinonimi, era qualunquismo puro, una categorizzazione molto pericolosa.
Era come scrivere “le bande di malviventi, afroamericani e i ladri…” oppure “le bande di malviventi, napoletani e i ladri…” e gli esempi sono infiniti.
Certo, i malviventi vanno puniti, indipendentemente dal gruppo di appartenenza.
Far coincidere un’Etnia al concetto di criminalità e/o ricondurre la criminalità a un’Etnia è veramente inaccettabile. E non ci sto.
E’ altrettanto inaccettabile questa superficialità o, peggio, questa convinzione, da chi si fregia (o millanta?) di avere strumenti culturali, senso critico, capacità di discernimento e invece è vittima di pregiudizi e stereotipi.

L’immagine è la bandiera internazionale dei Rom. I colori blu e verde rappresentano, rispettivamente, il cielo e la terra e la ruota indica il continuo peregrinare. La ruota è presente anche sulla bandiera indiana da cui trae origine questa popolazione.
Qui un’intervista a Santino Spinelli trasmessa da RaiUno .

E questo post è dedicato agli zingari, ai gitani, ai nomadi, ai rom.

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10 responses to “Dedicato al popolo Rom

  • lespenombres

    Sbaglio o mi pare di leggere sempre prima i tuoi post, indipendentemente dalle notifiche?:D
    Associare un’etnia alla malvivenza è odioso e non piace nemmeno a me. Purtroppo non riesco a essere diffidente certe volte.
    Per quanto riguarda i rom, ho conosciuto una ragazza rumena discendente rom: sua madre è casalinga, il padre dirige un’azienda ed è l’unico che porta i soldi a casa. I suoi bisnonni sono stati ammazzati durante la persecuzione nazista. Ne ho sentite di cotte e di crude sui romeni e rom…eppure questa ragazza si è sempre comportata bene nei miei confronti, dimostrandosi ben diversa da tutti i preconcetti..
    Sono contenta di aver superato la mia diffidenza per questa volta…
    Ps..ma come ha reagito il mittente?=D
    Un abbraccione

    • Titti

      Francesca, dovrebbe arrivarti prima la notifica che ti avvisa che un nuovo post è stato pubblicato. Non so, tecnicamente, quali siano i misteri della rete.
      La diffidenza è umana e non abbassare la guardia in certe situazioni è più che legittimo ma quello che trovo disdicevole è far coincidere un’etnia con una connotazione assai spregevole. Per esempio, se mi trovo in una zona affollata è chiaro che tengo a bada il portafoglio perché penso che la confusione determinata dalla folla possa agevolare un’azione delittuosa ma non faccio deduzioni nè inferenze e non mi vengono in mente popoli, gruppi etnici come sinonimo di malviventi.
      Il mittente ha agito con il silenzio che, spesso, è più eloquente delle parole. Il silenzio, in questo caso, ha rappresentato l’indifferenza.
      Un abbraccione a te! Ma sul tuo blog, sei sempre ferma al pollaio felice. Aspetto tue news!

  • anna

    … Uhmm… Titti vacci piano!..Non partire in tromba !.. non son tutti ladri e malviventi questo lo sappiamo ma non fare apologia di virtù che non sempre sono tali. In ogni popolo c’è del buono e del così così!.. vedi gli Ebrei… Noi per loro siamo “GAGIUM” …esterni, estranei, diversi..I Rom come i Sinti .hanno costumi che stanno scomparendo e che “la nostra civiltà europea” ..non ollera più.. trovami un Rom che forgia ancora i paioli di rame o che alleva cavalli…ma le donne sono ancora serve, buone solo a ar figli, succubi del marito e della suocera che a tutti gli effetti è la capo branco… perchè ha generato il “maschio” capo tribù..le donne sono buone solo a far figli e ad ..”andare a manghel..” che tratotto con il linguaggio di oggi è rubare… gli uomini non allevano più cavalli nella “putsda” e non battono più il rame, non cantano davanti al fuoco.. forse solo quando si ritrovano a Saint Marie de la Mer.. ma anche lì è tanto artefatto x i turisti della Camargue..ora gli uomini si dedicano al racket delle auto usate, a quello della prostituzione e a rubare il rame sopratutto all’est..
    Io non ho diffidenza verso di loro, anzi li conosco bene..c’è una zingara qui a Verona stabile davanti al supermercato dove faccio la spesa a cui ho allevato “quasi” due bambini…li ha allevati quasi sulla porta del supermercato.. adesso che Alessandro e Yvoric sono grandini e non li porta più… Alessandro quando ha avuto 4/5 anni è sparito dalla strada..il padre l’ha voluto in Romania.. niente scuola niente vita normale.. quando le ho chiesto perchè mi ha risposto che è un maschio e deve fare quello che dice suo padre!!.. lei e le altre cognate sottostanno al comando della suocera e in assenza del marito del primo maschio adulto della famiglia.

    Purtroppo è un’etnia che sta scomparendo.. e che sta tentando di sopravvivere con tutti i mezzi…
    Alexian Santino Spinelli è UNO e come tutti i poeti canta il suo popolo… ma non è tutto così romantico…. credimi.

    Un bacio Anna

    • Titti

      Ciao Anna! So come la pensi, e so che la questione è delicata, ne avevamo già parlato l’anno scorso quando sono venuta a trovarti a Verona (bella giornata, quanti ricordi!).
      Non era mia intenzione fare apologia di virtù ma riflettere su come certe equazioni (rom=delinquente)i, direi frettolose e guidate dallo stomaco e non dalla testa, possano essere pericolose semplificazioni.
      La cultura dei Rom non è la mia e il loro modo di vivere non potrebbe mai essere il mio. Il loro modo di interpretare la famiglia, la gerarchia all’interno della loro società è sicuramente lontano dal nostro.
      Ci saranno sicuramente Rom che utilizzano il furto come unico modo di “lavorare” e, in tal caso, vanno puniti come si conviene con i ladri e ci saranno donne costrette a fare le schiave (solo per questo dovrebbero suscitare la nostra compassione e sollecitare il nostro aiuto) ma ci sono comunità di rom che mandano i bambini a scuola fintanto che una ruspa, sollecitata da zelanti cittadini, non spazza via i loro campi costringendoli a peregrinare altrove fintanto che zelanti cittadini non eserciteranno il diritto di protesta.
      Vicino al mio quartiere si era insediato un campo rom e subito i benpensanti cittadini hanno fatto manifestazioni e raccolta di firme per mandarli via, seminando paure e timori. Nel mio palazzo ero certa che almeno la metà degli abitanti non avrebbe mai firmato la petizione perchè si trattava di condòmini taluni timorati di dio, talaltri sempre in prima fila a snocciolare parole come “democrazia, uguaglianza, sostenibilità, ambiente, decrescita, ecc”.
      Gli unici che non hanno firmato, e lo dico vantandomene, siamo io e mio marito.
      Inoltre Rom non coincide con rumeno. I Rom sono un’etnia, diciamo trasversale. Santino Spinelli è un rom italiano, il calciatore Ibrahimovic è un rom svedese. Moira Orfei è una Sinti italiana. Jean “Django” Reinhardt era un chitarrista jazz Sinti belga. Non sto a continuare l’elenco che sarebbe lunghissimo.
      Inoltre se molti rom fanno una vita disperata lo devono anche alle persecuzioni che hanno subito che li costringono continuamente alla fuga.
      Quello che volevo sottolineare, senza giudicare, è di evitare gli stereotipi, i luoghi comuni. Un grande abbraccio!!

  • Moky

    E’ un argomento controverso questo… Io sono la prima ad essere contro agli stereotipi, quelli negativi soprattutto, perche’ come italiana all’estero ne sono spesso stata vittima. Pero’ e’ difficile non “fare di tutta l’erba un fascio”, quando le sole esperienze personali sono negative… dai miei parenti americani venuti in Italia per io ns matrimonio anni fa, “taccheggiati” in Piazza castello da un gruppetto di ragazzetti, io penso fossero zingari, non saprei se Rom o altro… oppure il gruppo di donne, alcune giovanissime, con bambini dapertutto, sull’autobus in estate a Milano, purtroppo maleodoranti, che cambiavano il pannolino sui sedili del bus e lo lasciavano per terra… Oppure il senso di gelo che ci prendeva quando sulla metropolitana di Roma, durante la ns ultima vacanza italiana anni fa, salivano con fisarmonica e ciotolina gruppetti di “zingari”, e noi a tenerci i bambini e gli zaini stretti, perche’ cosi’ ci avevano ammonito amici e parenti di fare….
    Io li ho sempre categorizzati tutti, erroneamente immagino, come zingari.. infatti confesso che anche qui, quando le mie figlie non si spazzolano i capelli, gli dico sempre che “sembrano delle zingarelle”… sbagliando e probabilmente spingendo l’intolleranza (anche se loro non hanno la piu’ pallida idea di cosa siano gli zingari!!).
    Quello che volevo dire e’ che il tuo post mi spinge a rivalutare questi pensieri ed impressioni… anche se devo dire che, se avessi avuto delle esperienze piu’ positive nel corso degli anni, mi sarebbe stato piu’ facile.

    Bel post, Titti!

    • Titti

      Sì, Moky, lo so che ho toccato un nervo scoperto e capisco i timori e le paure, frutto di “insegnamenti” a volte poco lucidi.
      Io vivo a Milano, come sai, prendo la metropolitana, giro a piedi, giro in moto e la parcheggio ovunque e non mi è mai capitato di subire azioni scorrette o illegali da parte di nessuno. Sarò stata fortunata, chissà. Naturalmente mi dispiace per i tuoi parenti americani che abbiano avuto le brutte esperienze che descrivi.
      Mi viene in mente, proprio or ora mentre ti sto scrivendo, di quella famiglia californiana che una decina di anni fa (forse più, forse meno, non ricordo) subì la tragedia più grande della morte del loro bambino (Nicholas Greene), ucciso in Calabria da un proiettile.
      La famiglia ebbe un comportamento esemplare, dignitoso, di grande umanità e non solo concesse la donazione degli organi del loro bambino ma ogni anno tornano in Calabria per presenziare alla commemorazione di questa tragedia nella scuola intitolata al loro figlio.
      Avrebbero potuto fare l’equazione calabresi=malavitosi e mandare Calabria e Italia a quel paese. E invece, con questo grande dolore nel cuore che non si placherà mai, hanno dimostrato una grande forza e una sensibilità fuori dal comune.
      Se un ladro mi ruba il portafoglio sul tram non penso “di che nazionalità sarà?” Penso che è un bastardo che se lo prendo gli mollo due ceffoni. No, scherzo, ma lo denuncerei.
      Anch’io qui a New York sono “vittima” di stupidi stereotipi. Quando sentono che sono italiana subito esordiscono con “Pizza, spaghetti, vino, bruschetta (che pronunciano bruscetta)…” Gli spaghetti non li mangio mai, il vino non lo bevo e la pizza la mangio raramente.
      E magari pensano e, ovviamente non lo dicono, italia=mafia.
      Ecco, questo volevo dire, cercare di evitare gli stereotipi. Lo so, è uno sforzo, me ne rendo conto, anch’io a volte ci casco in qualche stereotipo ma se vogliamo migliorare il mondo dobbiamo essere laici e aperti verso gli altri, senza pregiudizi. Un abbraccio

  • lespenombres

    Cara Titti, visito il tuo blog anche prima della notifica!XD
    Alla fine sei riuscita a spronarmi, ho aggiornato il blog…Bacio grande!

  • Sarosky

    Eccomi tornata! 😀 Per quanto mi riguarda, ammetto che prima dell’esperienza estera ero molto razzista nei loro confronti, così come lo ero nei confronti di molti altri immigrati presenti nel mi paese – albanesi, slavi e nordafricani ed indiani-. Il contatto con persone di popoli ed etnie di tutto il mondo ha letteralmente convertito il mio modo di vedere il “diverso”. Limitatamente ai rom, devo dire che li ho sempre associati a sporcizia, deliquenza, analfabetismo e disordine. Ho avuto l’occasione di conoscere un paio di ragazze rom, che mi han raccontato le vicissitudini della loro famiglia. Ho conosciuto pure una ragazza italiana che lavora con e per loro. Ecco così che l’idea astratta che avevo su di loro si è trasformata in persone fisiche, con cui sono entrata personalmente in contatto. E’ scontato dire che questi incontri abbiamo fatto sì che il mio diciamo pure disprezzo nei loro confronti si convertisse in…non dico pietà ma almeno una certa comprensione- resta comunque fuori discussione che “tutto il mondo è paese” e deliquenti ci sono dappertutto-. Unico dubbio che mi rimane è il perchè, a detta delle persone rom che conosco, molti di loro non sentano il desiderio di integrazione, pur salvaguardando le loro tradizioni. Pensando ed agendo in questa maniera, credo saranno destinati ad essere disprezzati. Non conoscevo la loro bandiera, grazie per averla pubblicata! Un abbraccio forte!

    • Titti

      Grazie coraggiosa Sara per avere espresso con sincerità e profondità il tuo pensiero, come hanno fatto le persone che ti hanno preceduta nei commenti. Amo le persone che si confrontano anche se non necessariamente la pensano come me. Affinchè l’integrazione avvenga, come anche sostiene Santino Spinelli nell’intervista di cui ho copiato il link, i soggetti devono essere due: noi e loro.
      Se uno dei soggetti è respingente, l’integrazione non avverrà mai e i problemi si moltiplicheranno all’infinito!
      La bandiera è bellissima, mi ci riconosco. Probabilmente in un’altra vita ero una rom.

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