Aspettando Irene a New York


Ho cominciato a percepire qualcosa di strano oggi nell’ora della mia pausa pranzo.
Avevo deciso di comperarmi uno snack da Whole Food Market della Settima Avenue, che non è proprio dietro l’angolo rispetto al laboratorio.
Ma ritenevo ininfluente la fatica della scarpinata, che è pure salutare, rispetto al gusto che avrei provato nel mordere quella delizia al peanut butter.
Arrivata nella zona delle casse  con la mia merendina (fortunatamente non scartata da mangiare subito e presentare l’involucro, successivamente, alla cassa) ho strabuzzato gli occhi, incredula, nel vedere  la  coda lunghissima di attesa.
Non le ho contate ma credo che, più per difetto che per eccesso, penso fossero 150 persone.
Un serpentone inimmaginabile.
Non ho pensato a Irene ma, non frequentando quel supermercato, pensavo si trattasse della consuetudine di chi si compera il pranzo e poi lo consuma nei vari parchi e parchetti o in ufficio.
Dopo il laboratorio, alle 18:30 ho pensato di andare da Trader Joe’s della 14esima strada per la spesa settimanale.
Trader Joe’s lo frequento spesso e, pur essendo sempre molto affollato, la coda alle casse è rapida  e scorrevole.
Ecco quello che ho visto (ed è solo la metà):

Ho pensato, astutamente, di andare verso le 21:30 da Whole Food Market in Union square dove avrei potuto fare la spesa, grazie all’ora relativamente tarda, più agevolmente.

Purtroppo non avevo con me la macchina fotografica per documentare quest’esperienza decisamente sgradevole, aggravata dalla stanchezza accumulata in laboratorio durante la settimana: carrelli introvabili, attesa di 5-6 minuti reali per avere un cestino,  banchi di frutta e verdura ripuliti, lo scaffale dei latti vegetali semivuoto, quello dei legumi in scatola praticamente vuoto, i contenitori del pane fresco vuoti, gli scaffali del pane a fette semivuoti, i corridoi affollati  e un continuo “I’m sorry!” dopo aver dato o ricevuto una gomitata.
Un signore ha rovesciato tre bottiglie di succhi di frutta per scansarsi.
Un altro che  esclamava “Oh Jesus!” ripetutamente – Eh già…
Per la cronaca sono riuscita a trovare due porri, due scatole di fagioli,  una libbra di pesche, un sacchetto di farina integrale per farmi i  pancakes e un barattolo di riso integrale.

La mia dispensa (con alimenti già presenti):

Il mio frigo 1:

Il mio frigo 2 (la porta):

Alla cassa, fortunatamente, è andata come sempre da Whole Food di Union square: code massicce ma scorrevoli e rapide.
Dopo la spesa, durante l’attesa dell’autobus, che ha la fermata  davanti al supermercato, vedevo, preoccupata, i taxi presi d’assalto da chi usciva con la spesa.
Pensavo che l’autobus non passasse più e che un taxi non sarei mai riuscita ad acciuffarlo. Nessun taxi avrebbe visto la mia manina alzata tra quella selva di braccia sventolanti.
Fortunatamente l’autobus è arrivato.
Il conducente, invitando i passeggeri a non vidimare il biglietto (la feritoia era intenzionalmente occlusa), li esortava a scorrere e in fretta.
“Why?” gli  ho chiesto. E lui “Evacuation bus”!
Poiché poco prima, durante l’attesa alla fermata, era passato un autobus della stessa linea, in direzione opposta, sul quale scorreva sia la scritta indicativa della fermata di capolinea sia la scritta  “Evacuation shelter”  ho temuto di finire in un luogo di sfollati.
Orpo, mi son detta, e ora questo dove mi/ci porta?
Fermata dopo fermata, con un sospiro di sollievo, sono arrivata a casa senza pensare più a Irene. Ormai mi sentivo al sicuro con l’idea di non mettere il naso fuori casa fino a lunedì.
Ma, controllando il cellulare, lasciato per dimenticanza a casa, ho visto la segnalazione di un messaggio.
Chi sarà a quest’ora? In Italia è notte e qui chi può mandarmi un SMS alle 23?
Era del MAE (Ministero degli Affari Esteri) che comunica:
“Controllare zone evacuazione a New York per Irene su http://www.nyc.gov e con Autorità locali. Telefonare al Consolato Generale di New York al numero 212-737-9100
cell 917-294-9881 Unità di Crisi.
E ora che faccio, mi son detta? Telefono? Beh, in primis sono andata a guardare il sito per vedere se la zona dove abito è a rischio. Non lo è, per fortuna. Abito in zona “bianca”.

Mi sono sempre chiesta come facesse il MAE, fortunatamente, a rintracciare i connazionali all’estero. Per esempio, chi ha fornito il mio numero di cellulare?
Ancora adesso non l’ho capito.
Attraverso le compagnie aeree?   Mistero! 
Naturalmente sto ascoltando “Hurricane” di Bob Dylan. Il pezzo non ha niente a che vedere con l’aggressione atmosferica ma con il pugile americano Rubin Carter, soprannominato “Hurricane”, accusato ingiustamente di triplice omicidio.

E Dylan gli ha dedicato una canzone. E vediamo cosa farà Irene!

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33 responses to “Aspettando Irene a New York

  • Flavia

    Stela.. Penso a Te e al Mio Amico.. che abita lì vicino…! bella la Descrizione… e vedi come sono Scaltri quelli MAE ..ehhehe…!!! come 150 Persone alla cassa ????????….Mamma mia…. chissà anche sul Bus… quando hai letto Evacuation………OOOoohhh….!!! Voglio sapere Lunedì…Bacini

    • Titti

      Uhu Fla, il tuo amico abita in zone a rischio?
      Eh si, il MAE (e non solo quello) ci spia!!!
      Quando l’autista ha pronunciato “evacuation bus” sono rimasta inebetita e, come mi succede in situazioni dove perdo il controllo di me stessa perché mi sento impotente, ho seguito l’indicazione di andare avanti aspettandomi di essere trasportata in un centro sfollati.
      Quando ho visto che l’autobus seguiva il solito percorso e faceva le normali fermate, ho tirato un sospiro di sollievo anche se non ho ancora capito il motivo per cui non si è pagato il biglietto.

  • Nadir

    Posso dirlo con sincerità? Non ti invidio, anche se sei in zona bianca. Comunque spero che tutto passi senza troppi danni sia per te che per gli americani.
    Un abbraccio dalla calda e umida Italia 🙂

    • Titti

      Ciao Nadir e benvenuta!! Ho paura, effettivamente. Il cielo si prepara, è grigio come un normale giorno di brutto tempo ma, sapendo quello che sta per arrivare, è inquietante! Un abbraccio dalla Grande Mela in stato di emergenza!!

  • Giusy L.

    Ti ho proprio pensata questa mattina, vedendo in tv le code d’auto in uscita da NY. Prima di andartene anche questa esperienza dovevi vivere! Descrizione concitata, rende l’idea, una fine del mondo imminente?
    Quando vivo dei temporali incredibili qui in Italia (sempre più esagerati, ultimamente) mi chiedo sempre come dev’essere un uragano, un tifone, ecc. ce lo racconterai… non guardarlo troppo dalle finestre, dicono che potrebbero saltare, in quei casi… anche se abiti in zona bianca. Tra i vari misteri: riescono a predirre la traiettoria PRECISA di questi eventi???
    In gamba!

    • Titti

      Giusy, accidenti che esperienza! E poi, qui sola è ancora più inquietante! Ho guardato, sulla mappa, in quale zona si trova la scuola. Fortunatamente in zona bianca!!! Il direttore, invece, abita in zona gialla!! Mio dio!!!
      Oddio Giusy, che paura!! Sì sì, vi racconterò tutto…..sperando di poterlo fare….
      Sì, la TV, che ho acceso oggi per la seconda volta da quando sono qui, continua a trasmettere indicazioni di sicurezza e “Stay away from windows” è proprio una di queste!
      Penso che con la strumentazione di oggi si possa stabilire, al centimetro, tutto il dannato percorso!

  • Sarosky

    Caspita, è difficile mantenere calma e ragione in questa situazione! Stai attenta anche se sei in “bianca”! E chissà il MAE che contatti ha, bah…una volta che sarà tutto finito, credo sia lecito chiedere info! 🙂 Che bella canzone, Hurricane, così come il film di cui è stato colonna sonora. Denzel Washington mi piace molto come attore! 😀

    • Titti

      Sara, a dirla tutta, mi sento come inebetita anche se ho un filo di paura. In strada non vedo nessuno e ora sta diluviando. Sono in zona “bianca” ma so di non cantar vittoria. La TV ha appena annunciato lo stato di emergenza e Obama ha appena detto di essere pronti al peggio! Vedremo!
      Sì sì, è stato fatto anche un film sulla vicenda di Hurricane che, pur non essendo uno stinco di santo, era innocente per quei reati cui è stato accusato. Bello Denzel Whashington!!

  • alessandra

    tesoro, ti penso tanto anch’io, chiudi tutto e non mettere il naso fuori!Ti abbraccio

    • Titti

      Ciao Ale!! Ora sta DI-LU-VIAN-DO!! Avevo pensato di fare un giro nelle zone” bianche” di Manhattan con la macchina fotografica. Ci rinuncio!! Un abbraccio!!!

  • B&K

    …non so cosa mi mette piu’ in ansia: Irene che s’avvicina o il MAE che ti contatta…probabilmente il MAE!!! Questo vuol dire che sanno ESATTAMENTE dove sei. Almeno Irene, dove sei te, non lo sa…

    • Titti

      Ciao B&K, benvenuta!! E’ quello che ho pensato anch’io….all’occhio del Grande Fratello!! Non riesco a capire come il MAE abbia avuto il mio numero di cellulare. Diciamo che in casi di emergenza, come questo, è utile ma l’occhio del Grande Fratello ci spia ovunque, anche in situazioni non di emergenza.
      Non ho nulla da nascondere ma mi dà fastidio….

  • rita

    ho letto solo ora i tuoi commenti su quello che stà succedendo a NY , meno male che sei in una zona non a rischio ti ho pensato tanto , spero passi in fretta . Un abbraccio

  • Titti

    da Giancarlo: o Tit-Ti, sono preoccupato per Irene, ma hai scritto che sei in zona libera, speriamo bene! Ho letto dei RTF erano tra i miei perferiti come Stanley che ho visto con George Duke. Hai un marito che come me ha la passione per F. Zappa ho fatto carte false a 16 anni per andare a vederlo la prima volta ,poi sono seguite altre. spero di trovarti bene e mi raccomando non farti prendere da Irene anzi dille :”Irene mia io vado via”.Ciao

    @Giancarlo: ho incollato il tuo commento in questo post perché nella sezione “Su di me” c’entrava poco.
    Ora sta piovendo e pare una giornata qualunque di pioggia. La TV continua a esortare a comportamenti di sicurezza.
    Seb è un fanatico di Zappa e per ben due volte è andato ai suoi concerti. Avrete modo di che confrontarvi. Io mi allontanerò da voi mentre parlate di lui….
    A presto!!!

  • Flavia

    Non so dove Abiti di Preciso.. è un pochino Spaventato……….

  • Laura

    Titti, ti ho pensata continuamente da quando ho sentito di Irene, ma non ti ho scritto pere non aggiungere ansia. Seguo sempre le notizie provenienti dagli USA e seguirò il tuo blog. Attendo notizie tranquillizzanti. In bocca al lupo e un abbraccio.

    • Titti

      Laura, Irene se n’è andata, anzi andatO, visto che è un maschietto, l’uragano. Chissà perché gli han dato un nome femminile che, oltretutto, qui pronunciano soavemente AIRIN, come una carezza
      Ho avuto una paura nera, il fischio si sentiva bene, inquietante. Scriverò presto aggiornamenti. Un abbraccio!!!!

  • Dioniso

    Bene, bene. Sono passato anche ieri, ma la connessione che uso in questi giorni non mi permetteva di lasciare commenti. Oggi invece sembra che funzioni. Ho appena letto il titolo di Repubblica e dice che Irene è passata/o. Sì, strana scelta di nome. Visto soprattutto che significa “pace”.

    • Titti

      Sì, Dioniso, è passatO, è passatO!! Non avevo pensato, effettivamente, che Eirene è la dea della Pace. Grazie per averlo ricordato! Accidenti, che ironia della sorte!!

  • Nadir

    Son contenta che tutto sia finito bene. Per la questione nomi, lessi qualche anno fa che per dare il nome agli uragani e alle tempeste viene seguito l’ordine alfabetico e incuriosita ho scovato questo link
    http://www.nomix.it/articolo_leggi_20.php

    buona lettura 🙂

  • ClaudiaNanni-Acquaviva

    ciao! E’ passato per fortuna! Fiuuuuuu!
    Secondo me sanno sempre dove siamo…. lo fanno allo stesso modo di come scoprono quando oltrepassiamo il confine. Con i satelliti ci seguono ovunque. Non vi è mai capitato il messaggio di benvenuto da una compagnia diversa dalla vostra quando attraversate una dogana? Sentirsi seguiti non è bello. Comodo ma non piacevole! CIao Titti, un bacio

    • Titti

      Sì sì, l’occhio del Grande Fratello ci segue, si sa.
      Attraverso le tessere magnetiche, il telepass, la carta di credito, ecc. Ma il numero di telefono? Chissà!! In questo caso, però, mi ha dato una certa sicurezza. Un bacione!

  • Rose

    Strano, leggerti così… A distanza di un anno e più, sei riuscita a comunicarmi l’angoscia che hai vissuto (anche i commenti hanno contribuito). Quello che per te è stato un avvenimento eccezionale, molta gente negli States e altrove lo vive periodicamente… Brutta faccenda che credo renda un po’ fatalisti, alla lunga.

    Sulla storia del numero di telefono, non mi stupisco di nulla. Se uno deve proprio commettere un reato, meglio lasciare il cell. a casa. Costituirà un ottimo alibi. 😉

    • Titti

      @Rose: sai che anch’io, rileggendo il post e vivendo il dramma di oggi causato da Sandy (ma che nomi soavi hanno queste catastrofi!), rivivo la stessa tensione?
      E non so come ho fatto a sopravvivere alla paura…sola in casa, nelle orecchie quel fischio violento che ancora oggi ricordo.
      E’ vero, purtroppo per molti paesi questi eventi sono la regola, non l’eccezione 😦
      Carina la storia dell’alibi…..per la prossima volta lo terrò presente!! 😉
      Baci

  • Silvia Pareschi (@SilviaPareschi2)

    Bellissima Hurricane!
    Per il resto… fiu, l’hanno scampata anche stavolta!

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