Archivi del mese: settembre 2011

Domenica con i nativi americani

Mentre ascolto questa musica rilassante dei Nativi,  sto pensando alla gita di domenica scorsa  quando Seb e io siamo andati  in autobus a Yorktown Heights, nello Stato di New York, a un’oretta da Manhattan per partecipare a un pow wow.
Il pow wow è un termine tradizionale della cultura dei nativi del Nord America. Si riferisce a una tipica festa dove i nativi e i non nativi si incontrano per rendere omaggio alla cultura degli Indiani d’America.

Si è cantato, danzato, bevuto, acquistato prodotti di artigianato, mangiato prodotti tipici dei nativi (solo quelli vegan) e chiacchierato con molti dei presenti.  Ecco qualche foto:

 


Wall street

Ieri ho assistito a una manifestazione contro Wall street, luogo simbolo della finanza mondiale. I manifestanti, circa 200, partiti da Zuccotti park, luogo del loro bivacco, li ho incrociati nella zona vicino a Ground Zero e, percorrendo verso nord la Church street, erano diretti  in Union square.
Ecco le immagini, mentre ascolto John Coltrane in “Every time we say goodbye – 1961″
anche se sarebbe meglio ascoltassi il Soundtrack di “The Sting” (colonna sonora del film “La stangata”).
Mi è parso assai strano vedere una manifestazione come solo in Italia sono abituata a vedere ma la crisi è talmente sentita, qui in America, che ci si dovranno aspettare sempre più proteste come questa e non solo a New York.


I volantini distribuiti lungo il percorso


L’accampamento dei manifestanti a Zuccotti park


Una manifestante tardo hippy


Scrivo con un peso sul cuore

Mentre ascolto questo struggente blues di B.B. King in “Troubles, Troubles, Troubles“, pubblico la lettera che Ana Zamora dell’Organizzazione Death Penalty focus (deathpenalty.org) ha inviato ieri a tutti gli attivisti che hanno firmato la petizione per fermare l’esecuzione di Troy Davis di cui ho parlato in questo post.

Dear Titti,

I write today with a heavy heart. Troy Davis was executed yesterday at 11:08 pm EST, by the state of Georgia. Last night, I was full of sorrow and grief for Mr. Davis, his family, the family of Officer Mark MacPhail, and our failed justice system.  This morning, I awake with a renewed sense of urgency and ready to channel this grief into action.

It has become utterly clear to me:  We must fight with everything we have, to end the death penalty.  The only way to ensure an innocent person is not executed is by erasing the death penalty as an option.  Mr. Davis, in his last day with us, understood this reality best:

“There are so many more Troy Davis’. This fight to end the death penalty is not won or lost through me but through our strength to move forward and save every innocent person in captivity around the globe. We need to dismantle this unjust system city by city, state by state and countr! y by country…Never Stop Fighting for Justice and We will Win!

Today, while I grieve the loss of Mr. Davis, I also make the following promise: I, Ana Zamora, promise to fight to end the death penalty one state at a time.

In memory of Troy Davis and in the spirit of justice, will you join me? CLICK HERE TO TAKE THE PLEDGE.

This will, by no means, be an easy task and we will need the support of many. We have already been successful in New Jersey, New Mexico, New York, and Illinois.  These successes, coupled with our powerful show of unity and strength for Mr. Davis, makes me confident that we will continue to succeed in ending the death penalty.

Thank you,
Ana Zamora



NO alla pena di morte!!

Troy Davis sarà giustiziato domani in Georgia, negli Stati Uniti.

Le migliaia di attivisti, tra cui me, i miei amici  Moky  e Yari che hanno firmato la petizione per salvare Troy dalla pena capitale non sono servite. L’esecuzione è programmata per domani 21 settembre con l’iniezione letale.
Non mi interessa sapere se Troy o quelli in attesa nel braccio della morte, nelle prigioni del mondo, siano colpevoli o innocenti.
La pena di morte è quanto di più barbaro, di più ingiusto, di più disumano, di più ignobile, di più spregevole, di più ripugnante e vergognoso  che uno Stato possa applicare.

Non posso che ascoltare i Doors in “The End


San Gennaro a stelle e strisce e tre ragazze a New York in allegria


Ieri ho conosciuto due deliziose persone, discrete e che sanno ascoltare. Doti rare.
Davida è  autrice di un blog  che profuma di basilico& ketchup, di Italia e America, un mix irresistibile. Monica è una sua amica. Vivono in Massachusets.
Ci siamo incontrate alla Festa di san Gennaro. Che ridere…
E’ curioso e interessante incontrare le persone conosciute in rete e non restare delusi.
Anzi, aver voglia di mantenere i contatti e ritrovarsi ancora.
Abbiamo girato tantissimo, chiacchierato e raccontato un po’ delle nostre vite.
E pure condiviso la tavola in un ristorante, a Soho, che aveva preparazioni adatte al mio stile di vita (vegan) e al loro.
Ecco qualche foto:
Da Battery park 1

Da Battery park 2

Bancarella alla Festa di San Gennaro 1

Bancarella alla Festa di San Gennaro  2

Ed ecco Davida (a destra) e Monica.

GRAZIE ragazze!!! Alla prossima!
Sto ascoltando i Bee Gees in “Massachusetts” in vostro onore.
Ma vi dedico questo magnifico blues: BB King&Eric Clapton in “Riding with the king


Serendipity


Ne sentii parlare per la prima volta durante i miei studi universitari.
Ne rimasi subito calamitata e affascinata anche perché nell’interpretazione e nel significato di quel termine mi ci sono subito riconosciuta.
Rappresenta il pensiero e la vita nomadi che non mi abbandonano mai.
E’ cavalcare l’onda lasciandosi trasportare ma è anche osservare il surfista.

Serendipity è un nome coniato dallo scrittore Horace Walpole che  lo scoprì leggendo la fiaba di Cristoforo Armeno “I tre principi di Serendippo”.
La fiaba è bellissima e merita un’attenta lettura. Ed è pure divertente.
Narra il viaggio di tre principi che descrivono situazioni e vicende non vissute ma che, attraverso l’osservazione, il caso e l’intuito  riescono a far credere (e convincere) di aver vissuto.
Serendipity è trovare cose che non si stavano cercando. E’ percorrere un viaggio senza schemi, lasciandosi abbandonare all’imprevisto, al caso, al fascino del mistero.
E’ aprirsi al nuovo, assecondare l’avventura, la capacità di osservare e di ascoltare.
E’ l’apertura verso i cambiamenti e gli atteggiamenti, con la giusta audacia, senza paura.
E’ sbagliare strada senza sentirsi smarrito e scoprire cose interessanti e importanti nel nuovo cammino. E farne tesoro.
Julius  H. Comroe, ricercatore americano, disse che “Serendipity is looking in a haystack for a needle and discovering a farmer’s daughter” (1976) – Serendipity è cercare un ago in un pagliaio e trovarci la figlia del contadino.

E  questa immagine, grazie alla sua originalità,  è estremamente esplicativa.

Ho notato tanti locali con il nome suggestivo di  Serendipity. Chissà se evocano lo stesso significato.
C’è persino una gelateria, qui a New York, che fa un tipo di gelato da 1000 dollari (proprio mille dollari).
Pare sia  fatto con la polvere d’oro. Un vero gioiello….
Andrò nei prossimi giorni a curiosare, senza assaggiare il gelato, ovviamente, e  scriverò qualche osservazione, se merita che vi dedichi del tempo.

Oggi la mia insegnante di lettere, al liceo, avrebbe compiuto 90 anni. Oltre a essere stata una donna di grande sapienza e immensa cultura aveva le doti dei grandi: l’umiltà.
Se ne è andata nel 2006. Ciao Prof.!
A lei devo la mia passione per le lettere e per la storia della lingua italiana.

Sto ascoltando un musicista jazz antipatico e scontroso ma geniale e irresistibile.
Da un gigante del jazz si accetta tutto. Keith Jarrett in “The Koln concert

PS: le foto le ho scattate a Maui nel febbraio scorso.


Per Amy il giorno del suo compleanno

Oggi Amy  Winehouse avrebbe compiuto 28 anni.
Sto ascoltando i Pink Floyd, in “Wish you were here


Fru-shi in salsa di fragole


Continua il mio esercizio di copiatura. Questa volta ho copiato da questo libro:

Ingredienti per 36 fru-shi
1 cup di riso a chicco corto
1 cup di acqua
1 cup di latte di cocco
1 Tablespoon di zucchero di canna
una presa di sale
4 pesche nettarine mature
1/4 di cup di marmellata
300 grammi di fragole tagliate sottili
bacche a scelta (lamponi, mirtilli, more)

Per la salsa di fragole:
2 cup di fragole tagliate
1/2 teaspoon di pepe nero
2 teaspoon di succo d’arancia
1/2 cup di acqua
2 Tablespoon di aceto balsamico

Procedimento:
Per il sushi: far bollire riso, acqua e latte di cocco, a bassa temperatura, coprire e mescolare finchè il liquido non  è tutto assorbito.
Aggiungere zucchero e sale al riso cotto e lasciare raffreddare completamente.

Per la salsa: in un pentolino, scaldare, a fuoco medio, le fragole tagliate, il pepe, il succo di arancia e l’aceto balsamico, fino a che la salsa non abbia la consistenza di uno sciroppo.
Scottare le pesche in acqua bollente per 60 secondi. Disporle in una ciotola di acqua ghiacciata, quindi pelarle e, successivamente, tagliarle in piccoli spicchi, non molto spessi.
Creare, con il riso, delle forme allungate e compatte, poco più grandi di una noce (la dimensione, in ogni caso, è soggettiva) con una leggera pressione dei palmi delle mani, dando loro la classica forma del sushi.
Spalmare, su ciascuna formina di riso, un po’ di marmellata (io ho scelto quella di fragole) e appoggiarvi con una leggera pressione la frutta predisposta (uno spicchio di pesca, delle fragole a fettine, 3 mirtilli, 2 more tagliate a metà). Accompagnare con la salsa di fragole.
Può essere servito come dolce, a fine pasto o per uno spuntino insolito.
Suggerisco di gustare il fru-shi con questo pezzo di Janis Joplin “Cry Baby


11 settembre I’m American


Una tragedia non solo americana ma mondiale anche se l’America ha pagato il prezzo più alto di vite umane.
Essere a New York a dieci anni dall’attacco terrorista mi emoziona intensamente ed essere stata a Ground Zero (Sacred Ground per gli americani), proprio oggi, mi lascerà un ricordo forte come quando, per la prima volta, ho visto le Torri Gemelle, bellissime, maestose, solenni,  un’opera d’arte geniale.
Le ho viste dal basso, rivolte al cielo, e poi dall’alto, dall’ultimo piano, con la vista mozzafiato al di sotto.
Ed erano la mia bussola. Se mi smarrivo, non sapendo se  la direzione presa era quella giusta,  bastava cercarle e capire la strada.
Ricordo la commozione di allora, la stessa di oggi. Oggi, con il vuoto incolmabile che hanno lasciato.
Non ci sarà niente che potrà riempire quell’inquietudine, quel vuoto spettrale, quell’angoscia, quello sgomento.
Non voglio descrivere ciò che tutte le televisioni del mondo, la stampa, le riviste hanno descritto di questa ricorrenza ma solo commentare con le mie foto, in silenzio, quello che ho visto e percepito.


E ora, un video che mi ha inviato Ron, il mio american english coach. E’ in inglese,  ma sono le immagini che vanno “ascoltate”.


Buon compleanno!

Happy birthday to you!!

 


Ti regalo questa torta ai cranberry (rustica, come piacciono a me…visto che me la dovrò mangiare da sola). L’ho preparata  ascoltando il tuo musicista preferito (che amo molto anch’io) in questo pezzo dal titolo evocativo!
John Coltrane in A love supreme – part 1.

Me ne sono mangiata una fetta….

…ascoltando Sonny Rollins in “ I will always love you

AUGURI, sostanza della mia vita!

Titti