Archivi del mese: febbraio 2012

Detersivo per lavatrice

Mi è presa la fissa dell’autoproduzione e, dopo il cibo, mi sto cimentando nel sapone da bucato. Ho seguito, passo passo, le indicazioni del sito “La regina del sapone” e, miracolo, ce l’ho fatta!
Ho diminuito leggermente le dosi non avendo un recipiente capace ma ho mantenuto, fedelmente, le proporzioni.
Ho già lavato sia i capi bianchi (comprese le camicie) sia quelli colorati e il risultato è stato sorprendente.
Inoltre, questo detersivo non ha profumazione e, per me, è un impagabile vantaggio.
Come ammorbidente ho usato un paio di cucchiai di aceto bianco (quello meno caro, acquistato al supermercato).

Ingredienti:
400 gammi di sapone di Marsiglia 100% vegetale
3,600 litri acqua
40 grammi bicarbonato

Procedimento:
Tagliare il panetto di sapone a fette di circa 1 cm di spessore

e inserirlo in una pentola da 5 litri di capacità. Aggiungere il bicarbonato

e poi l’acqua e portare a ebollizione.
Bollire dolcemente a pentola scoperta fino a quando il sapone non si sarà completamente sciolto.

Mescolare ogni tanto. Se restano dei piccoli pezzetti di sapone non sciolto non ha importanza.
Poi spegnere, coprire e lasciare così fino all’indomani.
L’indomani, il sapone si presenterà solido.
Versarlo in un recipiente che sarà quello definitivo (un secchiello con coperchio è l’ideale).
Immergere  un frullatore a immersione e frullare il sapone fino a ridurlo in crema.


La dose  per un lavaggio è circa 200 ml.

Ascoltando Pat Metheny in “Always and forever”

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Finger tortine


E’ un’idea facilissima e rapidissima!! Per pigri golosi…
Ascoltando buona musica, sempre, mentre si volteggia tra i fornelli.
Sarah Vaughan in “Over the rainbow

Ingredienti:
biscotti tipo digestive vegan, 4 a testa
nocciolella
philaVeg dolcificato
caffè di Moka ristretto
farina di cocco

Procedimento:
Preparare il caffè di Moka.
Nel frattempo, spalmare un biscotto con nocciolella

e l’altro con PhilaVeg

Unire i due biscotti a sandwich

Intingere il sandwich, da un lato e dall’altro –  e molto rapidamente , per non spappolarlo, – nel caffè lasciato  raffreddare

Passare il biscotto farcito nella farina di cocco ben bene.

E gustare dopo aver lasciato i dolcetti, in frigo, circa un quarto d’ora, continuando ad ascoltare la Voce di sarà Vaughan.


Incontro con Margherita Hack


Alla Libreria Hoepli di Milano Margherita Hack ha presentato il suo ultimo libro Perché sono vegetariana – Edizioni dell’Altana ,

intervistata dalla giornalista vegana Paola Maugeri, in presenza di una grande folla, con gente anche in piedi o seduta per terra.
E’ stata una grande emozione ascoltare questa Scienziata, sentirla raccontare, in modo così semplice, diretto e spontaneo, la sua scelta vegetariana,  fin dalla nascita,  grazie al fatto che già i suoi genitori erano vegetariani.

Avrei voluto tanto intervistarla dopo l’intervento e, data la sua semplicità pari alla sua grandezza, probabilmente avrebbe anche accettato ma la folla premeva per farle  firmare  il libro e, di conseguenza, non ho avuto modo di chiederglielo.
Inoltre, era molto raffreddata e, certamente, non in perfetta forma.
Riporto solo alcune delle domande del pubblico in sala e le risposte della Professoressa Hack.
Io non ho fatto domande. Ero tutta orecchie.

Io sono carnivoro ma sono curioso di sapere perché sono più vegetariane le donne degli uomini e se tra 1000 anni saremo in grado di conoscere l’origine dell’universo.
Non sono in grado di capirne il motivo. Probabilmente perché le donne sono più sensibili. Quanto al conoscere l’origine dell’universo, non lo sapremo mai.

Io sono vegetariana ma ho sentito dire che i vegani e i vegetariani soffrono di carenza di B12. E’ vero?
Non ho mai assunto nessun integratore. Sono nata nel 1922 e allora non c’era proprio nulla. Posso solo dire che ho vinto molti tornei sportivi, ho praticato l’atletica a livello agonistico, ho vinto due campionati nazionali universitari. Dopo gli 80 anni ho girato in bicicletta gran parte del Friuli-Venezia Giulia facendo anche 100 km in una mattinata. Fino a 4-5 anni fa ho giocato a pallavolo a livello dilettantistico in un campetto accanto all’Osservatorio Astronomico. Ora ho 90 anni, non gioco più a pallavolo, ho qualche acciacco dell’età ma sto bene pur non avendo mai assunto vitamina B12.
Paola Maugeri ha integrato quanto detto dalla Professoressa Hack: di carenza di vitamina B12 potrebbero soffrirne anche gli onnivori  perché gli animali di allevamento di cui si nutrono non conducono una vita sana e non sono alimentati con prodotti di qualità.

Cosa dà da mangiare ai suoi gatti?
Scatolette.
A questo punto è intervenuta Paola Maugeri per dire che anche cani e gatti potrebbero mangiare vegano. Lei, ai suoi amici  quattrozampe, dà Amicat e Amidog, aggiungendo di ordinarli via internet e di non avere nessun interesse economico a pubblicizzarli.

Io sono quasi vegetariano nel senso che per un 10% mangio pesce azzurro, non di allevamento. Faccio questo ragionamento: è come se mi inserissi nella catena alimentare prima che una cernia divori la sardina che sarà nel mio piatto. Insomma, sono arrivato prima della cernia.
Così pensa di aver salvato la vita alla sardina? (Risata del pubblico. NdR)

Come mai i suoi genitori erano vegetariani, visto che si parla di un’epoca molto lontana?
Il babbo era protestante, la mamma cattolica. Ma entrambi insoddisfatti. Si avvicinarono alla teosofia che, pur sostenendo molte credenze, a mio avviso, indimostrabili, come  lo sono molti dogmi di varie religioni, ha il merito di avere come principio il rispetto di ogni forma di vita. Quindi, erano vegetariani per motivi etico-religiosi. Sono cresciuta vegetariana con naturalezza. Non ho mai mangiato né carne né pesce ma solo l’idea mi ripugna. Quando dico che non mangio carne mi viene offerto il pesce, come se non fosse un animale.

Lo stesso amore per gli animali lo esprime anche verso i suoi simili?
Non faccio agli altri quello che non vorrei facessero a me (Scroscio di applausi. NdR)

Paola Maugeri, vegana da 30 anni, dall’età di 13 anni (dimostra molto meno dei suoi 43 anni!!) ha parlato del suo bambino di 4 anni e mezzo, vegano dallo svezzamento (prima, ovviamente, si nutriva del latte della mamma) e del fatto che sia in ottima salute tanto da definirlo un torello.

Tra una domanda e l’altra la Professoressa Hack ha raccontato episodi della sua infanzia e della sua storia di scienziata, del suo amore per gli animali, dello strazio che ha provato, da giovinetta, nel sentire i lamenti di dolore delle mucche, del vicino allevamento (che, spiegava, un tempo erano più vicini ai centri abitati), quando veniva loro strappato il vitellino appena partorito.

Purtroppo il tempo è volato come vola quando si ascoltano argomenti interessanti e autorevoli, con eloquio semplice e diretto. Tipico delle grandi persone.
Anche Paola Maugeri è molto simpatica.

Dedico alla Scienziata e alla Giornalista questo pezzo, interpretato da una giovane donna di grande Voce e forte Personalità: Nina Zilli inPer sempre”  (purtroppo c’è solo la versione di SanRemo su YouTube)


Intervista a MarthaJ, cantante jazz

Ho conosciuto MarthaJ  di persona, alcuni anni fa, grazie a conoscenze comuni ma non ci siamo mai frequentate e mai più  incontrate.
La conoscevo come cantante di un genere che non incontra il mio gusto ma, sapendo che avrebbe partecipato al festival di Sanremo la seguii in TV. In fondo era una persona che conoscevo e mi faceva piacere dedicarle tempo. Nonostante il contesto, apprezzai la sua voce, certa che potesse sviluppare timbri più vicini ai canoni da me apprezzati.
Il caso, anche questa volta, mi è venuto incontro e mi ha fatto ritrovare MartaJ, di persona, a pochi metri da casa mia. La piacevole sorpresa è stata scoprirla nel firmamento jazz genere che, come noto, accompagna la mia vita e che, purtroppo,  in Italia è ancora di nicchia. Per intenditori…….
Le ho chiesto, quindi, se fosse disponibile a un’intervista per il mio blog.
Quando e come hai incontrato la musica?
Fina da piccolissima (2 o 3 anni) la musica mi ha sempre interessato, rubavo a mio padre i 45 giri di Fred Buscaglione per metterli nel mio mangiadischi. Credo anche di aver cantato da sempre: la mia maestra delle elementari conservava una cassetta in cui c’ero io che cantavo.
Circa in terza elementare ho iniziato lo studio della chitarra classica, che ho lasciato dopo un anno circa: l’insegnante disse a mia madre di non mandarmi più a lezione perché secondo lui io non ero portata per la musica.
Io però ho continuato a suonare la chitarra per conto mio: alle scuole medie ho avuto una botta di Beatles-mania (credo che venga a molti da ragazzini, una specie di morbillo!) e sapevo suonare e cantare tutte (ma proprio tutte!) le loro canzoni. A tredici anni, cantavo con degli amici sulla spiaggia e uno mi ha detto: “Ma lo sai che tu canti come Joni Mitchell?”. Io non sapevo chi fosse e ho cercato i dischi di questa cantante canadese, di cui mi sono innamorata subito. Anche di lei, ho imparato a cantare e a suonare tutte (quasi) le sue canzoni!
Nel frattempo, ho iniziato a conoscere anche altri cantautori americani: Bob Dylan, James Taylor, Tom Waits… E più avanti ho conosciuto il jazz: il primo disco di jazz che ho sentito era un live di Ella Fitzgerald al festival di Montreaux. Sono rimasta folgorata e da allora il jazz non è più uscito dalla mia vita.
Vieni da una famiglia di musicisti?
No, nessuno in casa mia suona strumenti musicali. Però è una famiglia “musicale”: mia mamma ha costantemente la radio accesa e mio padre ha sempre amato la musica e spesso cantava, anzi cantavamo tutti insieme.
So che nel nostro paese vivere di Jazz è difficile. Canti solo jazz o hai dovuto accettare qualche piccolo compromesso, tradendo il jazz?
In Italia vivere di qualsiasi genere di musica è difficile! Se pensi che la paga minima sindacale è di 40,62 euro lordi (il netto è 32,50 euro)… questa paga si riferisce anche a musicisti che suonano in orchestra (diplomati in conservatorio ecc ecc), sia per gli spettacoli che per le prove. Fa ridere, vero?
Comunque tornando a noi: in passato ho avuto l’occasione di registrare album per delle major (PDU/EMI) e di partecipare a festival importanti (o meglio, di grande visibilità) e il repertorio ovviamente doveva rispecchiare le richieste della casa discografica.
Non è stato semplice, anche perché io credo di non essere affatto capace di cantare bene il pop italiano. Soprattutto non è stato semplice cercare di essere quello che non sono, ma tutti mi dicevano che era un’occasione da non perdere, che poi le cose sarebbero cambiate, che in ogni caso ne valeva la pena eccetera eccetera.
In effetti qualche risultato c’è anche stato, anche se non eclatante, ma sempre di più il mondo della musica pop mi stava stretto, quindi ho mollato tutto: ho rotto tutti i contratti e addio per sempre! Così sono diventata un’artista indipendente. E devo dire che sono contenta: ho avuto moltissimi riconoscimenti, nonostante i budget risicati e la mancanza di un’organizzazione che sostiene il mio lavoro (booking manager e ufficio stampa, per esempio).
Sara Vaughan, Billie Holiday, Ella Fitzgerald, Nina Simone, Diana Krall, Patrizia Laquidara, Simona Molinari……..Qual è la tua musa ispiratrice?
Devo dire che i miei riferimenti sono sempre stati rivolti al passato, quindi Billie Holiday ed Ella Fitzgerald principalmente. Quando ho iniziato a cantare jazz, ho studiato moltissimo, più di tutti gli altri, il modo di cantare di Chet Baker. Ho ascoltato anche molto Nat King Cole.
Per l’improvvisazione, non mi baso su quello che fanno i cantanti (a parte Ella Fitzgerald!), ma sulla improvvisazione di musicisti (ad esempio, ancora Chet Baker): infatti ho studiato e studio improvvisazione con un sassofonista (e non con un insegnante di canto).

Che tipo di orchestrazione preferisci per la tua musica? 
Mi piacciono sia le atmosfere delicate del duo voce e piano, sia quelle più robuste del quartetto. Dal vivo, propongo la mia musica sia in duo (voce e piano), con un Acoustic trio (voce, piano e contrabbasso), con un ElekTrio (voce, tastiere e batteria) e ovviamente anche con il quartetto.
Per ora il quartetto ha rappresentato lo sfondo più utilizzato per i miei album: il primo cd con gli standard jazz (“That’s It!”) era in quartetto: Francesco Chebat, piano – Roberto Piccolo, contrabbasso – Stefano Bertoli, batteria.
Era il 2008 e avevamo prenotato la sala d’incisione per tre giorni. Dopo un giorno e mezzo avevamo già registrato tutti i brani del cd, così siamo rimasti in sala io e Francesco e abbiamo fatto un altro cd, piano e voce, che è uscito contemporaneamente a That’s it” e si chiama “No One But You”.
Le critiche sono state molto favorevoli e questo ha spinto me e Francesco a scrivere 11 brani per un nuovo cd: “Dance Your Way to Heaven” che è uscito nel 2010, sempre con il quartetto.
Il prossimo Febbraio/Marzo sarà disponibile un nuovo album: “Harlem Nocturne”, dedicato ancora agli standard del jazz, questa volta arrangiati secondo il nostro stile e sempre eseguiti in quartetto.

Il fenomeno Amy Winehouse ha portato un po’ di jazz e R&B nel pop. Cosa ne pensi?
Penso che era bravissima, che alcuni suoi brani sono da manuale e che rimarrà un’icona indimenticabile della storia della musica.
E’ incredibile perché se ascolti i suoi cd (non l’ultimo uscito postumo, che mi sembra un po’ così così) non c’è davvero niente di innovativo: ogni brano propone un clichè musicale del mondo R&B, ma così ben fatto e cantato con così tanta originalità che il successo è stato meritato. Impossibile copiarla!
Giovanni Allevi racconta, nel suo libro “La musica nella testa”, di aver bussato al Blue Note di New York fino a che non lo hanno fatto esibire. Pensi che in Italia possa funzionare?
Boh! non ho mai bussato al Blue Note: ci provo e ti faccio sapere!
Secondo me questa di Allevi (come tante altre sue frasi e come anche la sua musica) è una bella trovata che fa colpo, ma non è reale. Non serve a nulla fare una serata in un locale importante, se non hai alle spalle la qualità della musica che proponi, il talento, il lavoro e la fatica… e anche un’organizzazione che promuove efficacemente la tua musica nei canali giusti, l’ocasione di farti sentire anche in radio, eccetera eccetera.
Insomma, una serata al Blue Note non cambia la vita! 🙂
Quali sono i tuoi hobby?
Non ho molto tempo per gli hobby. Leggere può essere considerato un hobby? Leggo tantissimo, romanzi principalmente. Sono stra-fan di Stefano Benni, Daniel Pennac, Fred Vargas… e mille altri che non mi vengono in mente ora.
Una cosa a cui non rinuncio MAI è il mio appuntamento settimanale con lo yoga.
Io sono vegan, per motivi etici. Che tipo di cucina apprezzi?.
Io mangio un po’ di tutto, non seguo una dieta particolare. Mangio pochissima carne, molta frutta e verdura e pasta. Adoro le minestre e la polenta (anche d’estate) e la pizza!
Con il mio lavoro, sono spesso in giro e ho l’occasione di assaggiare piatti diversi, spesso tipici dei luoghi dove mi trovo e questa cosa di assaggiare, provare, sperimentare gusti nuovi mi piace molto.
Non amo i dolci, mi piace il vino, specie rosso e specie quello del nostro nord-est (vini veneti e del trentino). Adoro lo champagne, ma, visto che da qualche tempo abito in zona, sto iniziando ad apprezzare il nostro prosecco.
Non so se riuscirei a seguire una dieta vegan: forse riuscirei a rinunciare a carne e pesce (che già mangio raramente), ma non so se riuscirei a fare a meno di uova e formaggio per esempio.
Grazie MarthaJ!  GO JAZZ!!
Naturalmente sto ascoltando  MarthaJ in The never ending dance.
Per chi vuole scoprire la discografia di MarthaJ, clicchi QUI

Buon San Valentino!

Ingredienti:
2oo ml succo puro di mirtilli
1 cucchiaino raso di agar agar
Miscela di fiori e spezie

Procedimento:
Versare, in un pentolino, il succo di mirtilli, aggiungere l’agar agar, mescolare, far bollire un paio di minuti, versare in un vasetto (meglio se a forma di cuore).
Lasciare raffreddare.
Capovolgere in un piatto e decorare con la miscela di fiori e spezie.

Consumare in dolce compagnia…..

Questo braccialettino in argento e bronzo l’ho fatto per me….
…..ascoltando Chet Baker in My Funny Valentine.


ALTREMENTI festival

Ho scoperto, dal sito di Mario Cesàri (vedi intervista  a Mario, QUI), questo interessante programma che avrà luogo tra Rimini e San Marino, dal 12 al 18 marzo compresi.

Tutte le indicazioni e il programma sono sul sito della manifestazione.

Il festival si snoda attraverso lezioni magistrali di relatori del calibro di Marc Augè, Giulio Giorello, David Riondino, Mariano Loiacono, solo per citarne alcuni.

Direi che, per chi si trovasse in zona o desiderasse trascorrere qualche giorno nella magnifica e accogliente Romagna e San Marino,  l’appuntamento è imperdibile.
E io sto ascoltando Winton Marsalis & Eric Clapton  in Layla.


The versatile blogger

Ho ricevuto l’invito da Katy del blog GiroVegando in cucina.
Grazie Katy per questa opportunità!! 😀

L’obiettivo di questo invito è quello di far emergere, in sette punti, qualcosa di me che non ho mai palesato nel blog.

Avevo scelto, a mia volta, 15 blog interessanti a cui passare il testimone ma più della metà sono già stati  scelti da altri.

Se il regolamento prevede che non possano essere elencati meno di 15 blog, inevitabilmente, chiudo qui la catena.

Ecco qui i miei 7 punti:

1) L’anagramma del mio cognome (con un accento in prestito…) è libertà.
Secondo me è  il valore più alto della vita.

2) Non sono credente ma non mi considero atea. Potrei definirmi agnostica. Mi ritengo, al di là di ogni etichettatura (spesso riduttiva), più spirituale che rituale. Sono affascinata dal buddismo.

3) Vado in crisi se aumento mezzo chilo e corro subito ai ripari. Essere  e restare magra è una condizione necessaria (non sufficiente, ovviamente) e imprescindibile per sentirmi a mio agio  dentro e fuori.
Le persone grasse mi fanno molta pena. Sarà perché fino alle medie ero cicciottella e impacciata, obbligata a vestirmi solo con vestiti informi, invidiando le mie compagne magre e armoniose.

4) Sono un’impulsiva ma le decisioni migliori le ho prese d’impulso.

5) Dopo  le medie  avrei voluto studiare all’Accademia di Arte Drammatica di Milano per fare l’attrice di teatro ma la famiglia mi ha tarpato le ali obbligandomi a fare il liceo scientifico e dopo era troppo tardi…..

6) Ho in programma due viaggi impegnativi: 1) in barca a Pitcairn (l’isola dove vivono i discendenti degli ammutinati del Bounty), partendo da Mangareva (Polinesia Francese) – 2) da Mosca a Pechino con la linea ferroviaria  Transiberiana. Naturalmente da condividere con il mio compagno di vita!!

7) Mi piacciono le persone con uno spiccato senso dell’umorismo, lievi, leggere.

Sto ascoltando Wayne Shorter in Footprints