Archivi del mese: marzo 2012

Gnocchi di amido allo zafferano e funghi

Ingredienti:
Gnocchi di amido
funghi champignon
150 grammi panna di soia
1 bustina zafferano
sale
prezzemolo
1 cucchiaio olio EVO
lievito alimentare
Procedimento:
Scaldare  in una  padella l’olio EVO, aggiungere i funghi lasciandoli cuocere una decina di minuti. Versare gli gnocchi, la panna e lo zafferano. Mescolare bene, aggiustare di sale e servire bollenti con una manciata di prezzemolo tritato e una manciata di lievito alimentare

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Ascoltando  McCoy Tyner in “Giant Steps


Serata al Blue Note


Qualche sera fa, sono stata al Tempio milanese del Jazz, grazie alla vincita di due biglietti con una semplice telefonata a Nick The NightFly  conduttore del programma “MonteCarlo Nights”, su RadioMonteCarlo.
Non ho mai vinto niente ma questa volta posso dire che la fortuna  mi ha baciato.
E che serata! La tromba di Paolo Fresu

e il piano di Omar Sosa (la sciarpa era bellissima)!!

La fusione di due isolani (Paolo Fresu è sardo e  Omar Sosa è cubano) ha creato un vincente mix di jazz, musica cubana, Africa e world music. Mediterraneo e Caraibi.
Una serata di energia, poesia e spiritualità, musica elettronica e jazz ha identificato questa loro avventura nata quasi per caso, otto anni fa, in occasione del Festival che tutti gli anni Paolo Fresu organizza a Berchidda, in provincia di Olbia-Tempio.
Quell’incontro ha suggellato un’amicizia profonda e l’inizio di una comunione artistica che non si è più fermata.

Il nuovo disco è Alma, un album che conferma  la poesia e la sintonia che scaturisce dai due artisti quando suonano insieme. Osservarli intensamente mentre suonavano dava la sensazione della complicità e della grande intesa stabilita tra loro che si riconosceva dai sorrisi ammiccanti che si scambiavano, come se, nonostante la distanza sul  palco, ballassero insieme.

Il Blue Note di Milano è chic, è comodo e, pur essendo grande, dà la possibilità di godere di una buona visione e di un’ottima acustica da qualsiasi angolo.
Il Blue Note di New York, nonostante la grande fama e l’indiscusso fascino che suscita, è piccolo, sempre affollato e, se non si ha la fortuna di acquistare dei biglietti davanti al palco, non offre né un’ottima acustica né una buona visione e si rischia anche di stare in piedi.
L’ultima volta eravamo appollaiati al bancone del bar da dove non si vedeva il palco.
Per chi passa da Milano, e ama il jazz, il Blue Note è una meta imperdibile, specialmente da quando ha chiuso il mitico “Capolinea“, storico tempio del jazz milanese.

RadioMonteCarlo è la radio ufficiale del Blue Note e ogni giovedì, dopo le 22:00, trasmette la diretta dal locale.


MayoVEG light

Ingredienti:
250 gr Yogurt bianco di soia  (filtrato per 6-8 ore )
succo di limone (un cucchiaio)
senape (un cucchiaio colmo)
olio evo (1 cucchiaino) – facoltativo
un pizzico di sale

Procedimento:
Filtrare lo yogurt servendosi di un colino rivestito da una garza fitta o utilizzare un colino già predisposto come quello della foto (che è un’americanata utilissima).


Lasciarlo scolare 6-8 ore in frigo, coperto con una stagnola

Togliere lo yogurt rappreso e metterlo in una ciotola in cui si aggiungono gli altri ingredienti (senape, succo di limone, olio, sale). Mescolare bene e servire.

Utilizzare come una normale maionese, anche come base per salse in cui è necessaria la maionese.

Anche con le verdure crude, tipo pinzimonio, è ottima.  Ma anche con le verdure cotte o con il seitan affettato per fare dei panini o tramezzini.

Ascoltando Charlie Parker in “Tico Tico


Raw pizza

La prima volta l’ho mangiata alle Hawaii, l’anno scorso, da Whole Food. E’ stato amore a prima vista e, da allora, mi sono data da fare per cercare le indicazioni dei vari passaggi anche perché gli ingredienti erano visibili sulla confezione. Il web mi è venuto incontro e il risultato è stato decisamente positivo.
Premetto che è laboriosa ma ne vale la pena!

Ingredienti per 2 basi da 20 cm l’una:
1/2 cup di farina di semi di lino
1 cup di mandorle tritate finissime (tipo farina)
1 cup di semi di girasole tritati finissimi (tipo farina)
1 cucchiaio evo
1 cucchiaio basilico secco
1 spicchio d’aglio tritato
1 presa di sale
2 cucchiai malto
1/4 cup di acqua

Ingredienti per la salsa di pomodoro:
4 pomodori Roma tritati
1/2 cup di pomodori disidratati (lasciati in ammollo per due ore in un po’ d’acqua –  tenere l’acqua)
1 e 1/2 cucchiaino di basilico secco
1/2 cucchiaino di origano secco
1/2 cucchiaino di timo secco
1 spicchio d’aglio tritato
1 e 1/2 dattero snocciolato
1/2 cucchiaio di succo di limone

Ingredienti per il “formaggio”:
1/2 cup mandorle pelate (lasciate a bagno 8 ore)
1/4 cup anacardi
1/2 cucchiaio di sale
1 spicchio di aglio

Procedimento per le basi:
Inserire acqua, malto,  sale, basilico e olio in un mixer.  Frullare tutto e lasciare da parte.
In una capiente insalatiera mescolare le farine di lino,  mandorle e girasole.

impastando con le mani e aggiungendo la parte liquida, frullata precedentemente, fino a ottenere una palla.

Se necessario aggiungere un po’ d’acqua.
Dividere l’impasto così ottenuto in due parti uguali.

Schiacciare ciascuna palla su un foglio di carta forno modellandola  a forma di  cerchio (circa 4 mm di spessore) lasciando i bordi leggermente più spessi.

Mettere ciascuna base nell’essiccatore o, come ho fatto io, nel forno non ventilato a 40°C per 10 ore.
Successivamente rimuovere il foglio di carta forno e continuare l’essiccazione, alla stessa temperatura, per altre 10 ore.
Lasciare le basi nel forno (o nell’essiccatore) fino al momento della farcitura.

Procedimento per la salsa di pomodoro:
Mettere tutto nel mixer, aggiungere l’acqua di ammollo dei pomodori secchi e frullare grossolanamente. Lasciare da parte.

Procedimento per il “formaggio”:
Mescolare tutti gli ingredienti fino ad ottenere un impasto morbido e cremoso. Aggiungere un po’ di sale, se necessario.

Mettere la crema in un recipiente di vetro e coprire con uno straccio pulito. Lasciare a temperatura ambiente per 6 ore.
E ora è giunto il momento di coprire le basi con la salsa e il “formaggio”.

Si può spolverare di origano, se è gradito.

Ascoltando Art Blakey in “Ya Ya“.


Tartufi cocco_ciocco


Un buon libro, buona musica e dolci non troppo stucchevoli. Energia pura.

Ingredienti:
200 grammi ricotta
50 gr cocco grattugiato + una parte per rivestire le palline
2 cucchiai malto
mandorle pelate
cacao amaro in polvere per rivestire le palline

Procedimento:
Aggiungere alla ricotta (tenuta in frigo a scolare e asciugare per almeno una notte per renderla ben compatta), il cocco, il malto e mescolare bene.
Eventualmente aggiungere anche un cucchiaio di cacao

Formare, con il cucchiaio, delle palline in cui inserire una mandorla.

Dare la forma sferica. Passare alcune palline nel cacao in polvere e altre nel cocco grattugiato.

Disporre le palline  in un piatto e servire.

Ascoltando Fabrizio de Andrè in “Dormono sulla collina” – dall’album “Non al denaro non all’amore né al cielo” liberamente tratto dall’Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters.


Intervista a Nina Zilli

Nell’atmosfera un po’ rarefatta dell’auditorium della FNAC di Milano, Nina Zilli ha tenuto  15 giorni fa, uno show case per il lancio del nuovo CD “L’amore é femmina” che contiene la freschissima performance di Sanremo “Per sempre” .


Quale occasione migliore della ricorrenza dell’8 marzo per pubblicare questa intervista?
Tantissima gente, soprattutto giovani che, rispetto alle atmosfere retrò amate dall’artista, sono una piacevole sorpresa.

In formazione acustica, voce e pianoforte, Nina ci ha regalato momenti molto intensi e ha dato prova di una raffinata potenza vocale. E non é così consueto trovare un tale equilibrio tra potenza e raffinatezza. Molte cantanti moderne, tra le quali anche la vincitrice del festival di Sanremo, confondono la potenza con il volume e il risultato che ottengono é urlare.
Nina Zilli è nome d’arte. Nina in onore della grande Nina Simone e Zilli è il cognome della mamma.

Di te hai detto, in una recente intervista, che sei laureata in “stronzologia”.
Seriamente, sappiamo che sei laureata allo IULM, in Relazioni Pubbliche.
Dacci, quindi, una lettura sociologica di Sanremo.

Sanremo é veramente un’ esperienza fortissima per chiunque. É un vero schiaffo. In un contesto completamente diverso da quello che si vede in TV. É un teatro piccolissimo, un palco microscopico ma queste caratteristiche sono anche il suo punto di forza.
Infatti ti sembra di essere letteralmente immersa nell’orchestra, una sensazione difficile da provare altrove, e il pubblico ti sembra sistemato su di una parete verticale davanti a te.

Il resto é follia pirotecnica. Ti dico solo che per gli artisti ci sono solo cinque camerini, quindi ti lascio immaginare il turbinio di volti, voci e colori. Il vero miracolo é che funziona tutto. Io ho condiviso gli spazi con i Marlene Kuntz e con i Matia Bazar ma in generale tra tutti gli artisti c’era un bel clima di collaborazione.

Anche con le altre ragazze in gara c’é stata un’atmosfera soprattutto di divertimento. Tra tutte mi posso considerare la vincitrice immorale di Sanremo!

Stasera presenti il tuo nuovo disco, prodotto da  Michele  Canova. Cosa ci puoi dire?

É un lavoro bello, a cui tengo molto e la collaborazione con Canova ha prodotto qualcosa di originale e dalla qualità degli arrangiamenti molto elevata.

Pensa che tra i due la vecchia sono io!

Io ho curato in particolare gli arrangiamenti soul e R&B, mentre lui ha aggiunto l’elettronica.

Tra poco comincerà anche il nuovo tour per il nuovo disco. Sei contenta di partire?

Un casino! In tour ci divertiamo tantissimo, suoniamo la melodica e cantiamo i cori alpini. Poi ogni concerto é una festa, anche perché suoniamo in una dimensione che ci fa stare molto vicini al pubblico.

Domanda scontata ma mirata: progetti per il prossimo futuro?

Eh, eh! Lo sapevo… Sí, in TV con Giorgio Panariello. Sembra strano vero? Eppure lui mi ha chiamata, mi ha raccontato del progetto di fare delle serate modello “Studio Uno” o “Canzonissima” e mi ha detto: “Voglio che tu venga a fare Mina per me”.

Dapprima ho capito che dovevo imitare Mina, poi mi ha spiegato meglio il progetto e ho accettato con entusiasmo perché si tratterà di affiancarlo, esattamente come faceva Mina con Walter Chiari, con Celentano o altri artisti di quegli anni. Saranno quattro puntate di lunedì (come Fiorello) su Canale 5 a partire dal 5 marzo. Sarà stupendo, con la grande orchestra di Micalizzi dal vivo. Hai presente? Quello delle colonne sonore dei film degli anni settanta tipo “Milano violenta”… Molto funky!

Perché hai intitolato il disco “L’amore é femmina”? In un clima di politically correct non rischia di passare un messaggio diverso dell’ambivalenza dell’amore?

Ma no! É un gioco. Del resto da Catullo a Ramazzotti d’amore ne parlano solo gli uomini.

Mi piaceva questo gusto un po’ retro della affermazione e poi nel titolo c’é il maschile e il femminile: amore é maschile, femmina é femminile!

Sarà per la pettinatura con cui ti sei presentata a Sanremo, ma molti hanno letto un segno di un tuo omaggio ad Amy Winehouse.

Amy é stata grandissima! Ha puntato il faro su Detroit e Memphis e dobbiamo dirle grazie perché il soul senza di lei non sarebbe esploso.

In realtà, però, cantiamo in modo molto diverso anche se i riferimenti sono comuni: Otis Redding e la Motown.

Una delle canzoni del tuo ultimo album l’ha scritta Carmen Consoli. Chi ha scelto chi?

Non poteva mancare un segno della cantantessa, con cui sono molto amica. É stato facilissimo: le ho mandato via web un provino in inglese e lei lo ha restituito in un batter d’occhio in italiano con un testo originale. Si capisce al volo la differenza tra il suo testo e i miei… Grandissima!

Va di gran moda il duetto. Sanremo ha dedicato una serata ai duetti italiani e una ai duetti stranieri. Con chi ti piacerebbe cantare? Canteresti anche con la Pausini?

Per carità, non sono per ghettizzare la musica! A me va bene reinterpretare qualunque cosa. La Pausini poi ha una voce veramente bella e potente. L’ho vista in uno speciale su SKY dove interpretava standard jazz e blues. Be’ ti posso assicurare che la Pausini che canta jazz é impressionante!

Sei stata scelta dalla giuria speciale per rappresentare l’Italia a Eurovision. Sei contenta?

Sono onorata! Veramente! Non se ne sa molto, ma Eurovision é una manifestazione importantissima in Europa, é seguita da milioni di persone.

Ma il mio sogno resta quello di lavorare in TV con due amici, non posso dirti chi. Ti dico solo due amici musicisti della TV…

Alla fine Nina ci ha regalato due perle, per salutarci: ” Per sempre” e “50mila”.

Grazie Nina e stay soul!

Dedicato a Nina Zilli: Chet Baker in “Almost blue” e un mazzo di mimose della mia terrazza ligure.


Formaggio Colby vegan


Deve il nome alla cittadina di Colby, stato del Wisconsin, dove è stato creato nella seconda metà del XIX secolo.  La ricetta l’ho realizzata seguendo le indicazioni del libro “The ultimate Uncheese cookbook” di Jo Stepaniak. Nel libro la ricetta è intitolata “Colby cheez”.

Ingredienti:
1 1/2 cups acqua
5 Tablespoons fiocchi di agar agar (oppure 1 1/2  Tablespoon di agar  agar in polvere)
1/2 cup di anacardi crudi sminuzzati (oppure noci del Brasile senza pelle)
1/4 cup lievito alimentare
3 Tablespoons succo di limone
2 teaspoons cipolla in polvere
1/4 teaspoon sale
1/4 teaspoon aglio in polvere
1/4 teaspoon senape in polvere
2 teaspoons paprika (oppure 2 Tablespoon concentrato di pomodoro oppure  1/2 cup di carote cotte sminuzzate)

Procedimento:
Ungere leggermente un recipiente di plastica della capienza di 3 cups e metterlo da parte.
Sciogliere l’agar agar nell’acqua e far bollire qualche minuto.
Trasferire il liquido nel robot e aggiungervi tutti gli altri ingredienti.
Frullare alcuni minuti fino a rendere cremoso l’impasto.
Riempire il recipiente di plastica, messo precedentemente da parte, con la crema.
Quando il composto sì è raffreddato, coprirlo e metterlo in  frigo per alcune ore.
Tenere sempre coperto dopo ogni utilizzo. Si conserva, in frigo, per 5-7 giorni.

E’ ottimo per farcire tramezzini o per preparare snack. La consistenza è compatta ma morbida.
Ascoltando Diana Krall in “Just the way you are