L’amicizia (parte 2)

“Beh, certo, uscirei”

Per comprendere il significato di quella asserzione che, apparentemente non ha nulla né di inquietante né di sinistro, è necessario partire dall’inizio del racconto di una nuova amicizia, nata dopo la cocente delusione ricevuta dall’amica incostante e instabile, da colei che si stancava delle amicizie. (Vedi il racconto nell’articolo precedente “L’amicizia – parte 1” – qui).

Dal giorno del miserabile tradimento, ho vissuto anni tormentati e bui e, come una fuggiasca, cercavo di evitare situazioni di coinvolgimento emotivo. Mi sentivo autarchica. O fingevo di esserlo. E l’autarchia è l’autosufficienza del saggio, ideale etico dei cinici e degli stoici. Ma la veste di cinica mi andava stretta. E non sapevo essere stoica.

E così, dopo quasi 6 anni, vissuti tra un divorzio, una bambina da crescere da sola, lavori precari, successi e insuccessi di varia natura, giocando, dissennatamente, d’azzardo e con l’incoscienza che mi contraddistingue da sempre, ho investito tempo, sentimenti ed energie su un’altra persona, una nuova amica del cuore. La sintonia e la complicità che si erano create tra noi mi avevano ridato fiducia e la delusione della precedente amicizia si era diluita, perdendo intensità e struggimento.

Abbiamo trascorso insieme serate, discussioni dialettiche, un’indimenticabile vacanza all’estero, gite fuori porta, pomeriggi pigri, pranzi, cene, cinema, teatro, concerti, risate. La nostra complicità era palpabile e le discussioni per varie divergenze di vedute erano costruttive e feconde anche se poi ognuna restava della propria opinione. Probabilmente avere la stessa età (lei un anno maggiore di me) era un elemento vantaggioso.

A proposito della citata vacanza all’estero, non eravamo sole ma con un mio amico che aveva voluto aggregarsi. Lei e io eravamo talmente coese e complici che, a un certo momento, dopo nemmeno una settimana, l’amico, sentendosi quasi un “terzo incomodo”, decise di abbandonarci e pure malamente. Ma non ci fece un baffo e continuammo per altre tre settimane la nostra vacanza.

Lei era sola, single per dirla in modo più esplicativo. Perché sola ha un’ altra accezione, un altro valore, a mio avviso. E lei non era sola. Aveva, oltre a me, tante altre persone che le volevano bene e con cui condivideva molte esperienze.

Un giorno mi confidò di aver conosciuto un tipo che le piaceva, le piaceva davvero tanto. Si erano frequentati, con una certa assiduità per un certo periodo e poi il silenzio. Era sempre lui che le telefonava sul “fisso” dai telefoni a gettone (i tempi dei cellulari erano di là da venire) perché era un “fuori sede” e dove alloggiava non aveva telefono. Era un mese che il telefono della mia amica non squillava perché il tipo non la chiamava.

Anch’io ero single, con una bambina. Abitavamo a un paio di chilometri di distanza.

Una sera d’inverno, ero particolarmente tormentata, più del solito e le telefonai, sul “fisso”. Avevo bisogno di vederla, subito, la sera stessa. Una chiacchierata vis à vis avrebbe sedato i miei tormenti, almeno in parte. La mia bambina di 8 anni dormiva nella sua stanza.

Mi disse che era stanca, aveva avuto una giornata faticosa e che era già in pigiama. Mi propose di andare da lei. Le obiettai che non potevo lasciare sola una bambina di 8 anni e che, se si fosse svegliata, sarebbe stato traumatico non trovare la mamma in casa, con il buio. E anche se non era mai successo che si svegliasse nel sonno, non sarei stata via tranquilla sapendola sola. Avrebbe aumentato le mie inquietudini.

Avevo talmente bisogno del suo sostegno, in quel momento, che le proposi di andarla a prendere e riportarla a casa con la mia auto. E, aggiunsi, che poteva venire in pigiama. La percorrenza con l’auto era di 5 minuti, anche con i semafori rossi e, nel caso la mia bambina si fosse svegliata non avrebbe nemmeno fatto in tempo a impaurirsi.

Era inflessibile. E seguitava a snocciolare lamentele: stanchezza, freddo, pigiama. Motivi, a suo dire, validi per non aiutare un’amica in difficoltà.

A un certo punto, mi balenò una provocazione e, inopinatamente, le chiesi: ” Ma se ti chiamasse il tipo che non ti telefona (e non ti fila) da un mese e ti chiedesse di uscire, cosa faresti?”

La risposta fu: “Beh, certo, uscirei”

Furono parole secche e taglienti come lo schiocco di una frustata. Riattaccai il telefono. Quella telefonata fu esiziale per la nostra amicizia.

Continua… 2 – La prima parte è qui

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