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Un altro bell’incontro e una passata telepatia

E’ un periodo di concentrazione monotematica che mi calamita al solito pensiero fisso nonostante gli sforzi ad affrancarmi e abbandonarmi ad altro..
Il pensiero è  sempre lo stesso, quello rivolto all’organizzazione del B&B che, a breve, dovrebbe avviarsi.
Il condizionale è necessario in quanto sono ancora nella fase burocratica e nelle lungaggini amministrative che sembra non finiscano mai.
Non riesco a seguire con costanza il mio blog perché mi manca  la leggerezza necessaria e il pensiero fisso non mi concede digressioni.
E, purtroppo, faccio fatica anche a commentare i blog degli amici che spero non me ne vogliano. Ma non durerà a lungo questa prigionia mentale.

Ma non posso non raccontare  dell’incontro di oggi con Alessandra. Cercherò di forzare il pensiero  senza  distrarmi, perché lei  lo merita.
Ci siamo incontrate al Parco Lambro per la pausa pranzo, con le nostre schiscette (per i non milanesi, la schiscetta è il pranzo in un contenitore. Qui l’amica Libera  – pur non essendo milanese ma triestina-  ne rivela l’origine più attendibile del termine) e, comodamente sedute al tavolo della nuova area pic nic  – con Joy che gironzolava intorno – abbiamo parlato come se avessimo interrotto la conversazione de visu il giorno prima.

Alessandra ha due bellissimi occhi e uno sguardo intenso, il suo eloquio è pacato e dolce e rivela uno stile discreto e, oserei dire, un po’ british al punto che ho avuto il timore di averla travolta con i miei racconti.

A volte sono un fiume in piena e non mi rendo conto di soffocare l’interlocutore. Spero di non essermi giocata le possibilità future di reincontrare Alessandra.

La passata telepatia del titolo è riferita a una circostanza curiosa che ci ha viste, diciamo, ignare protagoniste.

Ci trovavamo, infatti, lo stesso giorno (senza saperlo  e senza conoscerci) a Newport, in Rhode Island.
Newport non è come New York  -città in cui non è così difficile incontrare persone che si conoscono –  ma è una città  understated, un po’ defilata, poco conosciuta,  se non dagli amanti della vela.
Mi ritrovai nel suo blog cercando informazioni proprio su Newport e da lì mi accorsi, pochi giorni dopo essere stata in Rhode Island, che  una ragazza di Imperia (città a me molto familiare e gemellata proprio con Newport) si trovava lì lo stesso giorno.
Questo il suo post su Newport e questo il mio (osservare le date dei post).
Anche questo, al pari con le altre coincidenze descritte nell’incontro con Silvia e Sara, ha dell’incredibile.

Io, da freudiana pura, penso che nulla sia casuale e che l’intrecciarsi di molte storie non sia altro che espressione di un segnale che non deve essere sottovalutato.

Purtroppo non avevamo la macchina fotografica….

Dedico ad Alessandra una struggente ed elegante Sade in By your side.


Un altro incontro positivo e ancora telepatia

Venerdì scorso, un’altra bella avventura, come quella appena vissuta con Silvia.
Ho incontrato, a Milano, Sara del blog De felicitate animi. L’avevo conosciuta grazie a un suo commento in qualche blog e quel titolo classicheggiante che aveva dato al suo blog, mi aveva trasmesso una sensazione bellissima. L’idea che dietro lo schermo ci fosse una persona di spessore si faceva sempre più strada.
Al liceo amavo tantissimo il latino e  tutto ciò che oggi lo evoca mi rimanda a bei tempi che furono dandomi la piacevole sensazione che la cultura sia qualcosa di vivo e che l’epoca tecnologica non ne  offusca il fascino.
E  questo connubio di innovazione e tradizione, espressioni, rispettivamente dal web e dal latino, non mi era proprio sfuggito.

Già Libera , quando ci siamo sentite al telefono, mi aveva parlato di Sara descrivendomi una ragazza di valore, sensazione che aveva percepito incontrandola a “Identità golose” qui a Milano.
Ci siamo incontrate in piazza del Duomo e, almeno per me, è stato subito feeling. Una ragazza diretta, dallo sguardo trasparente, senza sovrastrutture, senza convenevoli, senza impacci.
Data l’ora, abbiamo deciso di pranzare insieme e, anche in quel caso, non è stato difficile trovare un accordo in pochi minuti. Siamo andate da Viel 8+ in Via dell’Unione 3 – Qui c’è una recensione del locale (non ho trovato un sito).
La sensazione di conoscerci da tanto tempo è stata immediata e anche in Sara, come avevo trovato in Silvia, la leggerezza nella relazione era palpabile e piacevolmente intrigante. Avere una relazione di amicizia con una persona lieve  alimenta non solo la voglia di rivedersi ma anche  il desiderio di approfondire gli inevitabili aspetti di diversità tra le persone.
Non voglio, nemmeno questa volta, che le parole si sovrappongano alle sensazioni e non dirò altro.
Ma un’ultima cosa mi preme aggiungerla.
Nel titolo parlo di telepatia…. Non avevamo la stessa borsa, come con Silvia ma, tornando a casa dopo l’incontro, ho mandato un email a Sara, dalla metropolitana, con il BlackBerry. Dopo l’invio, Sara mi risponde (pensavo si trattasse della risposta…..) con lo stesso oggetto. Ho pensato, piacevolmente, a una risposta tempestiva.  Invece no, le email si erano incrociate.
E l’oggetto – ha dell’incredibile – era perfettamente identico!!!!  Se questa non è telepatia!!!

Lascio solo un paio di immagini, scattate da un passante.

Sara è venuta benissimo, io sembro tumefatta….

Qui sotto Sara mentre fa il shaka sign (l’hang loose hawaiiano). Perchè la fortunella quest’estate se ne andrà alle Hawai’i!!!

E allora non posso che dedicare a Sara “Hawai’i 78” di  Israel “IZ” Kamakawiwo’ole.


Un bellissimo incontro

Ieri mi sono incontrata a Milano con Silvia del blog Ninehoursofseparation.

Non vorrei rovinare con le parole quell’incontro così ricco di sensazioni belle e positive. Sensazioni che non mi erano mai capitate prima da un incontro reale con una blogger.
Ma due cose le vorrei dire lo stesso.

Incontrando Silvia l’ho subito riconosciuta e non solo perché ne ho riconosciuto l’immagine fotografica  pubblicata in rete ma l’ho ritrovata attraverso i suoi  racconti, la sua vita descritta nel blog, le sue pubblicazioni. E questa è stata la sensazione più bella, quella di conoscerla già.

Silvia ha un sorriso disarmante e una leggerezza che rapisce. Si percepisce dal suo sguardo, dalla sua attenzione all’ascolto, dal suo dire e dalla sua apertura che dimostra la sua libertà mentale.

Siamo state insieme poco meno di due ore, al bar Magenta di Milano con Seb, mio marito, e la nostra cagnolina Joy, che è stata bravissima.
Il tempo è volato.

E poi, che dire della borsa della mia amatissima libreria Strand che, senza che ci fossimo messe d’accordo (lo giuro!!), avevamo uguali?

Silvia ed io al momento dell’incontro, in piazza Cadorna, sotto la scultura di Claes Oldenburg ago, filo e nodo


Silvia al Bar Magenta

Dedicato a Silvia (che vive, gran parte dell’anno, in una delle città più belle del mondo): Friday night in San Francisco di Al di Meola&Paco de Lucia


Intervista a uno scrittore

Roberto Curatolo, medico, psicologo, scrittore, viaggiatore.

Ho conosciuto  Roberto Curatolo anni fa quando faceva il Medico del Lavoro in un’azienda sanitaria e da subito, incontrandolo, ne apprezzai la gentilezza dei modi, lo stile, l’eloquio pacato (ingentilito dalla erre alla francese) e la vasta cultura.

Di lui apprezzai, inoltre, la capacità di ascolto, l’attenzione verso gli altri e quella certa malinconia negli occhi tipica di chi sa vivere  con intensità, passione  e senso critico ogni evento, ogni momento,  ogni aspetto della vita.

Ma Roberto, oltre che un bravo professionista scientifico, è anche un apprezzato narratore nonchè scrittore di testi teatrali.

Roberto vive a Milano e ha due figli: Marco – architetto e apprezzato fotografo  a Milano e Andrea – ingegnere ricercatore a Perth – in Australia.

Roberto, quando hai deciso di fare il Medico?
Ho frequentato il liceo scientifico. Già allora mi piaceva scrivere e al termine del liceo avrei volentieri scelto la facoltà di lettere. Ma, a quei tempi (tempi piuttosto lontani) chi proveniva dal liceo scientifico non poteva iscriversi a lettere e a filosofia. Quindi la scelta di medicina fu una sorta di ripiego. Comunque l’interesse per l’argomento non mi mancava. Dopo il primo anno di università, arrivò la riforma che consentiva ad ogni “maturato” di iscriversi alla facoltà che preferiva. Chiesi a mio padre di lasciare medicina e di iscrivermi a lettere. Con molta intelligenza lui mi propose di frequentare le lezioni delle materie letterarie (per trasferire l’iscrizione c’era tempo fino a fine dicembre e le lezioni cominciavano a settembre) per verificare se effettivamente le mie aspettative trovavano un riscontro. Fu un consiglio molto utile: chissà perchè, mi ero messo in testa che mi sarei trovato in una sorta di cenacolo letterario, in un circolo di giovani scrittori, in un ambiente stimolante ed elettrizzante. Invece mi ritrovai in vecchie aule semivuote con professori poco affascinanti e compagni di corso uguali a quelli delle aule di medicina. Va detto che ero giovane, imbottito di fantasie bohemiennes e ancora molto lontano dall’immaginare che l’ambiente letterario non è granchè diverso da qualunque altro ambiente professionale.
Proseguii dunque medicina e non me ne sono pentito. Allora mi interessavano soprattutto le problematiche psicologico-psichiatriche: a quei tempi, nel cercare le cause della malattia mentale, ci si divideva tra organicisti e ambientalisti. Era un confronto molto acceso e io stavo dalla parte degli ambientalisti.
 
La tua attività di medico ha contaminato/condizionato quella di scrittore?
Senza dubbio. Pochi fanno caso al fatto che la storia della letteratura è ricchissima di grandissimi autori che erano medici. Alcuni nomi? Possiamo cominciare da Rabelais per proseguire con Cechov e poi Bulgakov, Cronin, Celine, Maugham, Schnitzler, Conan Doyle, Carlo Levi, Tobino, Lobo Antunes, Crichton e tanti altri. C’è un bel libro francese, “Le bisturi et la plume”, che è una sorta di enciclopedia dei medici scrittori. Perchè tanti medici nella grande letteratura e non altrettanti ingegneri, architetti, farmacisti o biologi? Perchè il medico ha a disposizione, nella sua professione, un’infinita quantità di spunti che gli vengono dalla frequentazione assidua con le storie delle persone, con la nascita, le malattie e la morte delle persone. Con la possibilità di frequentare le loro case e le loro famiglie.
 
Da quando hai iniziato a scrivere?
Ho iniziato a 13 anni. Con la poesia, come fanno in tanti. Fino a 30 anni circa, ho scritto solo poesia. Poi ho capito. Ho capito che la mia poesia non bucava il foglio. Ho letto tantissima poesia. E se leggi la poesia dei grandi, ti rendi conto che cos’è la grande poesia. E allora ho lasciato perdere e ho buttato tutto. Tutto sommato è più facile essere un buon narratore che un buon poeta. Comunque ho conservato la prima poesia: un sonetto per una ragazzina per la quale stravedevo. Anni fa l’ho riletta: ho provato un misto di tenerezza e commozione. Sono rimasto sorpreso dalla potenza dell’innamoramento di quell’età.
 
Da cosa sei ispirato nei tuoi testi?
Sono affascinato dalle storie delle persone. Ascolto e rubo. Sono un ladro di storie. Ovviamente in letteratura “funzionano” di più le storie dei losers, dei perdenti. E anch’io sono affascinato maggiormente dalle storie di quelli che il grande pittore e scrittore Lorenzo Viani definiva i “deplacés”, quelli che stanno ai margini. Non devono essere necessariamente degli emarginati, magari stanno dentro i margini, ma sul confine. E’ un attimo finire fuori.
 
Si sa che nel nostro paese non si legge molto e Internet non migliora questa condizione considerando anche che l’elettronica (eBook) sta sempre più sostituendo i libri cartacei e il piacere del profumo della carta e del fruscio delle pagine.
Cosa ne pensi?
E’ un dibattito molto acceso. Già una quindicina d’anni fa si era cominciato a dire che la sorte del libro cartaceo era ormai segnata. In realtà ciò che ha veramente modificato i rapporti di forza è stato l’arrivo sul mercato dei tablets: quelli, sì, possono veramente far diventare il libro cartaceo un oggetto d’antiquariato. Si dice che i libri faranno la fine dei dischi: scompariranno. Può essere. So che a me continua a piacere di più un libro con pagine da sfogliare e ai cui margini annotare qualche impressione.
 
Hai degli hobby?
Hobby nell’accezione vera e propria del termine, no. Ho molti interessi. Il principale, nella mia vita, è stato viaggiare. Ho conosciuto molti luoghi e molte genti. Credo che chiunque viaggi, con gli occhi aperti e l’animo disponibile, beninteso, non possa che diventare un uomo migliore. Chi viaggia non può essere razzista, settario, fanatico. Ho sognato di viaggiare fin da bambino. E ho cominciato a farlo fantasticando su un atlante di geografia. E poi mi piace molto il cinema, mi piace camminare in ambienti naturali e non antropizzati e, per finire con un’affermazione di sconcertante banalità, sono affascinato dall’universo femminile.
 
Spiegati meglio. Cosa intendi per essere affascinato dall’universo femminile?
Beh, al di là della banalità di condividere con qualche miliardo di uomini questo genere di attrazione, mi sento di aggiungere che sono assolutamente convinto che le donne siano di gran lunga più evolute dei maschi. Sono avanti in fatto di sensibilità, di equilibrio, di praticità. Sono certo che il mondo, in mano alle donne sarebbe molto più vivibile. Non mi piace quando inseguono gli uomini su alcuni terreni, come, ad esempio, quello militare: non sopporto le donne-soldato. Ho avuto la fortuna, sopratutto attraverso le esperienze professionali, ma anche tramite quelle personali, di approfondire la conoscenza dell’universo femminile e di sentirmi spesso in sintonia con esso. E poi non posso dimenticare che oggi la letteratura mantiene il suo ruolo soprattutto grazie alle lettrici: senza di loro la gran parte delle case editrici avrebbe chiuso. Il complimento più bello che ho ricevuto come scrittore è stato quando alcune lettrici, dopo aver letto alcuni miei testi in cui raccontavo storie di donne, magari con la protagonista femminile che parlava in prima persona, mi è stato detto che quei racconti sembravano scritti da una donna.
 
Se potessi scegliere un luogo dove vivere quale sceglieresti?
E’ una domanda che mi mette in difficoltà. Anche se vedo tutte le debolezze e le manchevolezze del nostro paese, ci sono indubbiamente legato. Certo, se avessi un casale nel senese o in Umbria, ci andrei volentieri. Ma non mi piace fantasticare su situazioni irrealizzabili. Ho un figlio che vive in Australia: là mi piace, non è detto che, quando smetterò di lavorare, non vada a trascorrere metà dell’anno laggiù, down under.
 
Che consiglio daresti a una persona che vorrebbe iniziare a scrivere?
Nessuno sa scrivere per dono divino o per capacità congenite. Imparare a scrivere è un percorso lungo e impegnativo. E, potenzialmente, non si finisce mai di migliorare. Ci vogliono tecnica e inventiva. Puoi avere inventiva ma senza tecnica non vai lontano. E puoi avere tecnica, ma se non hai l’inventiva e la sensibilità, scrivi aridamente. Io ho avuto la fortuna di avere un eccezionale maestro, Giuseppe Pontiggia. Frequentai i suoi corsi di scrittura. Già scrivevo, ma quei corsi mi fecero modificare profondamente il mio modo di scrivere. Furono soprattutto un necessario bagno d’umiltà. Quindi a chi inizia a scrivere, consiglio di accettare serenamente le critiche costruttive e di non essere mai convinti di essere un crac della letteratura.
 

Come Maestro di scrittura hai avuto un Signor Maestro!!!
Sì, Giuseppe Pontiggia rappresenta per me un mito. Un uomo di sterminata cultura. Possedeva in casa propria la terza biblioteca milanese, quanto a numero di libri (circa 35.000!). Ho frequentato la sua casa e la sua famiglia. Mi voleva bene e credo che avesse fiducia nelle mie qualità scrittoriali. La sua morte prematura mi ha procurato un dolore profondissimo.

 
E a un giovane che volesse intraprendere gli studi di medicina?
Gli direi, come scrisse Paul Klee, di seguire i battiti del suo cuore. Di intraprendere una via lunga e difficile solo se si sente portato e se ha attenzione per la sofferenza umana. Anche in questo caso, come nella scrittura, la tecnica non basta: sono necessarie capacità d’ascolto e sensibilità. Ai miei tempi, molti si iscrivevano a medicina con la prospettiva di fare soldi. Già allora, però, la professione non era più così remunerata come una volta. E oggi è ancora peggio. Potrei dire che oggi serve ancora più passione rispetto a una trentina d’anni fa.
 
Quando scrivi, ascolti anche musica?
No, quando scrivo, ho bisogno del massimo silenzio. Mi piace moltissimo la musica, presenzio da sempre a molti concerti, soprattutto rock, blues e folk, ascolto la musica appena posso, ma non quando scrivo. Ho bisogno della massima concentrazione.
 
 I LINK dei LIBRI di Roberto
http://www.mannieditori.it/libro/lampi-di-buio
 
Ringrazio Roberto per il tempo che mi ha dedicato, rubandolo alla sua attività, e per la sua deliziosa disponibilità.
Gli dedico un meraviglioso e struggente  Blues di John Lee Hooker con Ry Cooder in Boom Boom, dal vivo alla House of Blues di Los Angeles, uno dei miei luoghi preferiti a LA (buon ascolto!).

Prove tecniche di breakfast (buffet salato)

Ed eccomi con la parte salata del buffet che intenderei preparare per il mio B&B vegan.
La parte dolce è descritta in questo post:
Innanzitutto ringrazio tutti coloro che mi hanno dato  i suggerimenti necessari per  creare un’offerta più ampia del buffet non limitandomi solo a prodotti dolci.
E ringrazio Pippi e Andrea (ne ho parlato qui)  che oggi sono venuti a trovarmi a Milano prestandosi a fare da cavie a tutte le preparazioni esposte e accettando di consumare la cena come se fosse stata una colazione……
Qui sotto due  foto d’insieme del buffet salato.

Qui sotto la zona formaggi (tutti autoprodotti): in primo piano la ricotta, a destra il caprino (ricetta qui), a sinistra il Monterey Jack (ricetta tratta da una delle mie bibbie: The Ultimate Uncheese Cookbook di Jo Stepaniak)


Qui sotto i cherry  cranberry sage sausages (autoprodotti) – Ricetta tratta da un’altra bibbia: Vegan brunch di Isa Chandra Moskowitz


Tofu (autoprodotto) strapazzato

Pane (autoprodotto) ai semi di lino e papavero. Con la pasta madre che oggi mi ha portato in dono Pippi (e che pare sia tramandata dal 1800) il pane sarà più buono.

I cracker – autoprodotti –  all’okara e farina di grano saraceno (ai sapori di paprika, curry e lisci)

Ascoltando il grande Michel Petrucciani in Caravan


Involtini di vite, pensieri fissi e una giornata rilassante con Pippi


E’ da un po’ che non scrivo e che non leggo i blog amici a causa di una situazione emotivamente complessa che non mi dà la necessaria leggerezza per distrarmi e lasciarmi andare ai pensieri nomadi.
In questo periodo i miei pensieri sono tutt’altro che nomadi ma fissi, sul pezzo, e non c’è verso di smuoverli. Sono lì, immobili, fermi, granitici……
Ma restare sul pezzo mi è utile perché mi aiuta a organizzare e costruire il mio progetto senza digressioni……
Ho, infatti, in mente di aprire un B&B vegan  a Torbole, sul lago di Garda, zona di velisti e surfisti ma non solo.
Non è una decisione leggera perché implica un cambiamento radicale della mia vita senza contare la paura di non essere all’altezza del progetto e di fallire.
Ecco, questo è il pezzo su cui medito.
Parlerò più a lungo quando prenderà forma l’idea che, già da quest’anno – da luglio – vorrei realizzare.

Tra un’inquietudine e l’altra, anche le ricette languono…
Sono solo riuscita a preparare gli involtini di vite, ricevuti in regalo da Pippi, l’amica di Genova che, qualche giorno fa, è venuta a trovarmi al paesello, QUI, dove abbiamo trascorso, in piacevoli chiacchiere, in compagnia dei nostri mariti e della mia cagnolina Joy, un bel pomeriggio e serata. Pippi si è fatta promettere che ricambierò la visita per conoscere Cleo, la sua gattona milanese (presa al gattile MondoGatto di Milano).
Promesso!

Ingredienti per 20 involtini:

20 foglie di vite  per gli involtini (fresche o conservate, come le mie)
8 foglie di vite da adagiare nella padella
1 cipolla
olio EVO
140 grammi di riso
una manciata di foglie di menta
una manciata di prezzemolo
1 limone
acqua o brodo vegetale
sale
pepe

Procedimento:

Far rosolare la cipolla, finemente tritata, nell’olio EVO.
Aggiungere il riso, le erbe tritate, il sale, il pepe e due bicchieri di acqua o, in alternativa, del brodo vegetale. Far cuocere una decina di minuti. Spegnere il fuoco.
Nel frattempo sbollentare le foglie di vite (solo se fresche) o sciacquarle in acqua corrente (solo se conservate). In entrambi i casi, disporle qualche minuto per ciascun lato su un canovaccio pulito o su carta tipo scottex per asciugarle.
Quando il riso si è raffreddato disporne un cucchiaino al centro della foglia (la parte con il picciolo verso di noi) e arrotolarla fino in fondo. Ripiegare, successivamente, le due estremità della foglia verso il centro legando l’involtino, così ottenuto, con lo spago da cucina.

Disporre 8 foglie sul fondo della padella e, sopra queste, gli involtini disposti uno accanto all’altro e anche sopra.
Versare il succo di un limone e acqua necessaria a coprire lo strato (o gli strati) di involtini.
Cuocere a fuoco basso per un’oretta o fino a che l’acqua si sia assorbita. Per tenere fermi gli involtini, evitando che si spappolino, si può appoggiarvi sopra un piatto con un peso.

E ora una foto rilassata: Pippi con il nuovo look e Titti (con in braccio Joy…e i capelli ribelli)

Ascoltando la batteria travolgente ed energetica   di Max Roach  live


Fiocco rosa: arriva Joy!

Immagine dal web
Finalmente arriva Joy, la nostra piccola pelosa, adottata attraverso  un rifugio di Torino che si occupa dell’adozione di cagnolini abbandonati in Sicilia, nella zona di Avola.
Joy arriverà domani  in aereo, a Torino, con Sebastiano, il suo padrino e, per la sua piccola taglia, viaggerà in cabina.
Ester, una dei volontari del rifugio, la porterà a Milano dopodomani.

Grazie Ester e grazie a tutti gli Angeli dei rifugi che dedicano tempo a queste creature indifese.
Sono emozionata e felice  e in casa è già tutto pronto per accoglierla.
Ora la nostra vita cambierà, sarà più ricca, più vibrante e più gioiosa!!
Benvenuta piccola gioia, benvenuta Joy!!!

Dedicato a Joy: E’ l’amore che conta di Giorgia


Affettato per Alessandra neoveg

Barbara ha un’amica carissima (che spero diventi anche amica mia). E’ Alessandra.
Alessandra  sta muovendo i primi passi verso lo stile di vita vegano/vegetariano. Barbara le ha suggerito (molto incautamente….. 😛 )  di seguire, tra le altre (sicuramente  migliori delle mie), le mie ricette e, in particolare, le ha indicato il mio salame di tofu.
Ecco, questa ricetta è dedicata ad Alessandra e ai suoi primi passi ma è dedicata anche  a Barbara.
Una simpatica coincidenza: Alessandra e io ci siamo incontrate nel web grazie a un post su  Newport, in Rhode Island,  dove ci trovavamo, senza saperlo, nello stesso giorno. Ma non sapevamo nulla l’una dell’altra e, tanto meno, di avere un’amica in comune.
E nello stesso giorno abbiamo pubblicato un post sulla città. Questo è quello di Alessandra. E questo il mio. I casi della vita.
Dedico a Barbara e Alessandra  “I’ll be seeing you” di una grande Billie Holiday.


Ingredienti per il salame:

tofu  autoprodotto, 300 grammi
preparato per seitan, 40 grammi
latte di soia, 60 grammi
concentrato di pomodoro, 3 cucchiai
pomodori disidratati (non sott’olio), 5
peperoncino piccante, una presa
agar agar, 2 cucchiaini colmi
sale e pepe
pistacchi, due cucchiai colmi
spike* 1 cucchiaino raso (facoltativo)

*lo spike è un insieme di spezie e può essere sostituito con un pizzico di ognuna di queste: curry,  aglio in polvere,  cipolla in polvere, zafferano, origano, ecc.

Ingredienti per il liquido di bollitura:
acqua fino a coprire il salame
semi di finocchio
2 cucchiai di shoju
1 gambo di sedano
1 carota
1 cipolla
un pezzetto di alga kombu

Procedimento:
Mettere a bagno in acqua tiepida, per una decina di minuti, i pomodori secchi. Inserire nel robot tutti gli ingredienti, tranne i pistacchi e i pomodori secchi,  e frullare rendendo il composto ben omogeneo.

Aggiungere i pomodori ammollati e frullare senza spappolarli del tutto. Per ultimo, inserire i pistacchi e frullare grossolanamente.

Adagiare il composto in una garza come questa

Dare la forma di un salamotto aiutandosi con la garza fino a ottenere un risultato come questo

Legare le estremità del salamotto con due cordoncini per alimenti

e adagiarlo nella pentola colma d’acqua aggiungendovi gli ingredienti elencati e far bollire un’oretta.

Prima di togliere dal liquido di bollitura (che si può utilizzare per insaporire altre pietanze) è preferibile lasciare raffreddare, o almeno intiepidire, il salame. Una volta raffreddato gli va tolto l’involucro di garza e va adagiato su un piatto di portata.

Prima di affettarlo è opportuno attendere il completo raffreddamento. Su una fetta di pane di segale integrale è un modo appetitoso di apprezzarlo.


Incontri


Qualche domenica fa ho incontrato Sara_Mignao e le sue gattine, Ikea (nella foto di apertura) e Cappuccina.
Ci siamo scritte lunghe email, per mesi, quando lei viveva in Bolivia e io a New York scambiandoci foto, racconti,  condividendo difficoltà, gioie e qualche amarezza. Animate da quel filo che lega le persone lontane da casa, dalle proprie sicurezze, quasi allo sbando. Quando ci siamo viste per la prima volta a casa sua, a un’oretta da Milano, è stato come rivedersi.
E’ strano come il virtuale si prolunghi nel  reale  in un continuum che ne sfuma i contorni. Le emozioni, guardando Sara negli occhi, erano forti come quelle che mi suscitava attraverso le eMail e i racconti della sua vita. Con lei ho trepidato per le gattine in quarantena, al rientro dalla Bolivia.
La tecnologia è fredda, ma non così tanto se favorisce queste relazioni.


Cappuccina fa capolino dal cesto della biancheria


Sara


I dolcetti che ha preparato Sara e che vorrei riprodurre grazie alla ricetta che mi ha mandato


Questo è il dolce all’okara preparato da me.


La libreria ben fornita di Sara.


Eccoci qui.
Sto ascoltando Thelonius Monk and John Coltrane  in Nutty .