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Un’emozionante fatica……

Sono tornata da New York da poche ore dove, nonostante la frequenti  da 30 anni, ho vissuto nuove ed eccitanti emozioni. New York è proprio questo. Ho incontrato persone interessanti, rivisto vecchi amici, frequentato dei fantastici ristoranti vegani, visitato musei, ascoltato musica. Ho persino incontrato Isa Chandra Moskowitz nel suo ristorante di Brooklyn “Modern Love”, ho fatto due chiacchiere con lei e scattato un paio di foto. Insomma un soggiorno pieno ed eccitante.
Ma l’emozione più grande l’ho vissuta oggi quando ho ricevuto la notizia della stampa del mio libro.
Un’emozione tanto forte l’ho provata il giorno in cui ho ritirato dalla copisteria la mia tesi di laurea e il giorno in cui l’ho discussa. Avevo in tasca la boccetta di fiori di Bach “Rescue” che tenevo come un feticcio. La maneggiavo nervosamente sperando in un effetto anche solo al tatto….
Quando mi è stato proposto dalla casa Editrice Sonda di scrivere un libro di ricette ho pensato, lì per lì, che non sarei stata in grado. Non avevo mai scritto libri salvo, appunto, la tesi e non avrei saputo da che parte iniziare. Fortunatamente mi sono presa un paio di giorni di riflessione, decisivi per la scelta di accettare.
Mi sono ricordata, infatti, le parole di un mio professore universitario che disse a noi studenti  che scrivere una tesi sarebbe stato propedeutico per scrivere qualsiasi libro. Intendeva dire che aiutava ad acquisire un metodo.
Sono passati tanti anni da quei tempi e da quelle parole ma, riaffiorando nella memoria, sono state la spinta ad accettare.
E’ stato un lavoro a quattro mani: le mie due per cucinare di giorno e scrivere i testi a tarda sera/notte e quelle di mio marito Sebastiano per scattare centinaia di foto ai piatti.
La mia cucina è stata per tre mesi un campo di battaglia e il soggiorno un perenne set fotografico. Non ho potuto invitare nessuno per mancanza di spazio vitale, occupato da obiettivi, cavalletti, teli di sfondo, tovaglie e vari accessori.
Il tavolo e il banco della cucina perennemente occupati da ingredienti, attrezzi, accessori di ogni tipo.
I miei assaggiatori privilegiati – i miei nipoti, Tommaso e Andrea –  erano ogni giorno da noi per cercare di sbafare le preparazioni del giorno. Le loro critiche e apprezzamenti mi sono stati di grande aiuto per mettere a punto le versioni definitive delle ricette. Il giudizio dei bambini, candido e spontaneo, è stato essenziale.
Ora attendo i feedback di chi acquisterà ma, soprattutto, utilizzerà il mio libro mettendo in pratica le ricette.
Nella stesura del libro ho cercato di essere essenziale ma completa nelle descrizioni ma, sono disponibile a dare indicazioni se qualcosa risultasse poco chiaro.
Ringrazio fin d’ora chi mi sosterrà.

Ascoltando Dave Matthews e Tim Reynolds che saranno in plug&play a Milano al Teatro Arcimboldi il 7 aprile (abbiamo i biglietti da mesi….. 🙂  )

 

 


Storia (ingloriosa) di un frigorifero

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L’ho sognato per anni, desiderato, invidiato. E non mi sono mai sentita così provinciale. Eppure davanti a quel frigo maestoso, dalle forme sinuose, dall’aspetto elegante, volava la mia fantasia.
Volava a tempi lontani, non vissuti, a tempi dal fascino discreto.
Volava agli anni ’50, anni di rinascita, di ricostruzione, anni del rock ‘n roll.  Volava  – nella mia immaginazione  – alle famiglie riunite intorno al tavolo della cucina, con la tovaglia a quadretti profumata di bucato, con la zuppiera fumante in mezzo al tavolo e la mamma che scodellava a tutti ed era l’ultima a sedersi (quando riusciva a farlo).

Immagini un po’ conservatrici – é vero – ma che evocavano il calore della casa, della famiglia riunita a conversare o, tutt’al più, a guardare la televisione tutti insieme.

Insomma quel frigo lo desideravo. Ed é arrivato, a settembre 2007.
Ricordo la fatica di chi lo ha portato dalle scale, fino al settimo piano, perché non entrava in ascensore.
È stato un sacrificio economico non da poco ma pensavo che sarebbe stato un investimento per i successivi 30 anni.

Ha funzionato per 7 mesi. Poi da lì il calvario delle riparazioni ogni 3 mesi, prima in garanzia, poi a pagamento.  Dopo 4 anni di questa vita abbiamo chiesto all’azienda di sostituircelo perché sicuramente aveva un difetto di fabbricazione. Niente da fare. La via d’uscita proposta dalla SMEG era l’acquisto di un frigo identico scontato al 50%.

E giá!! Pagato 2200€. Aggiungi almeno 700€ di riparazioni in diverse riprese. Aggiungi la stipula di un’assicurazione successiva. E aggiungi 1100€ di un frigo nuovo al 50%!! Quanto mi sarebbe costato alla fine?

Quindi decisi di rivolgermi a un legale che inviò una lettera alla SMEG. Tempo 15 giorni avevo un frigo nuovo, identico al precedente, senza sborsare un euro. Bene, direte. Eh no….

Dopo 5-6 mesi stessa storia del precedente: assistenza ogni 4-5 mesi. Fino alla drastica decisione di rottamarlo e acquistarne uno nuovo dalle stesse dimensioni e dal prezzo inferiore di due terzi.
Un frigo con poca personalità.
Non me ne importa più della favola degli anni ’50 e bado alla sostanza. Ce l’ho da una settimana e non me la sento di cantar vittoria ma ho buone speranze.
L’ho acquistato on line tramite il sito http://www.eprice.it. Servizio professionale, puntuale, competente.

Eccolo:

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E riesco perfino a mettere tanti magneti che mi piacciono un sacco!

Ascoltando Charlie Parker in Now’s the time

 

 

 


Colazione da Titti

Il reportage di un’ospite speciale al mio B&B

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Cari Ravanelli, come state? Oggi voglio raccontarvi di un posto magico. Conoscete Torbole sul Garda?

DSC_4489Se ancora non ci siete stati, avete un motivo in più per andarci: il B&B La Casota … 100% VEGAN! la casotaUn bed and breakfast in cui perdersi e farsi cullare dalla bravissima Titti. Mi sono davvero sentita a casa e trattata da Regina.

Niente di meglio per ricaricare la spina e pensare positivo.

Titti offre ai suoi ospiti colazioni deliziose, in un trionfo di torte, strudel, muffin, pane di pasta madre, bagel, affettati e formaggi veg, frutta fresca, spremute, bevande … davvero, avete solo l’imbarazzo della scelta.

DSC_3819Ma c’è di più:

Titti prepara anche delizie calde sul momento, tra cui vanno citati i Waffle (qui a sinistra)

ed i Pancake (qui sotto!) davvero più buoni del pianeta. DSC_4513

(PS: le colazioni di Titti sono così buone, ma così buone, che ho sentito con le mie orecchie due “onnivori” complimentarsi…

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Sono pentita…….

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Sono passati quasi due mesi dalla data delle mie dimissioni, descritte QUI e sono davvero pentita, irrimediabilmente….
Pentita di aver lasciato un lavoro sicuro, una notevole autorevolezza, un discreto  stipendio da funzionario, puntuale nella ricorrenza e garantito, per l’incertezza di un lavoro in proprio?
Ma certo che no!! Sono pentita di non aver compiuto questo passo anni prima!

In questi due mesi, senza entrare nel merito dei contenuti lavorativi, mi sono resa conto di essermi consumata per anni dietro una scrivania, fra quattro mura, davanti a un monitor, sottraendo tempo agli affetti, agli interessi, all’ozio, alla riflessione, rinunciando all’adozione di un cane, regalando energie, dissipando la mia vita, perdendo di vista  valori importanti, assecondando falsi bisogni e illusorie ambizioni. La lista potrebbe continuare…..
Ora ho un lavoro in proprio, di nicchia, stagionale (leggi incerto ed economicamente…..instabile),  laborioso (per come l’ho impostato io), senza alcun aiuto ( se non quello preziosissimo ma – ahimè – saltuario di mio marito), emotivamente impegnativo (ricevere gli ospiti cercando di dar loro il massimo è affascinante e coinvolgente  ma estremamente faticoso) ma sono felice.
Al mattino mi sveglio contenta, con tanta voglia di fare, di disporre del mio tempo, di godermi i miei adorati nipotini, la mia famiglia, di fare passeggiate con la mia cagnolina Joy (adottata un anno fa)  e non più affaticata dal pensiero del badge da timbrare, dalla solita improduttiva riunione con le solite facce, le solite (inutili) conclusioni operative, dalla solita routine, dai soliti insulsi discorsi di corridoio, dalla solita tossica fretta.
Certo, ho riclassificato i bisogni facendo  attenzione alla  distinzione fra quelli veri e quelli ingannatori. E, nonostante la ricatalogazione, ogni volta che sto per fare una spesa,  mi chiedo, più volte “E’ necessaria? Potrei farne a meno?” rispondendomi quasi sempre, sinceramente, “Sì, ne posso fare benissimo a meno“.
Certo, potevo farne a meno anche quando ero economicamente tranquilla ma era proprio questa tranquillità a procurarmi un alibi irresistibile.
E poi mi piace vivere metà anno nella mia amatissima Milano, dove continuo a produrre gioielli nel mio piccolo angolo-laboratorio, e metà anno a Torbole, la terra dei miei nonni materni a seguire con passione il mio B&B La Casota vegan.
Ecco, vivere con passione, è il segreto. Durante i miei anni lavorativi d’ufficio non l’ho mai provata la passione. Ora è forte e non mi abbandona mai anche in periodi difficili come quello ho appena passato. Ma penso al mio nuovo lavoro con gioia, all’idea che, nel mio piccolo, potrò diffondere l’etica vegan, alle persone speciali che incontrerò nel mio cammino, che ospiterò nella mia casa ma penso anche al mio prossimo viaggio in camper con mio marito, a novembre, attraverso gli States senza – finalmente! –  sudare per chiedere le ferie con la conseguenza di non poter acquistare il biglietto aereo prima dell’approvazione del Dirigente e magari rinunciando a un’offerta vantaggiosa.
Ora ho il biglietto per Los Angeles in mano da 15 giorni!!
E pensando a Los Angeles mi sento una LA woman…..
Ascoltando The Doors in L.A. woman.


Intervista a un’educatrice cinofila

Irene e Pinta
Ho conosciuto Irene un anno fa, leggendo un’intervista che rilasciò al Corriere Milano, nella rubrica settimanale “Cambio vita”.
La giornalista, Raffaella Oliva, raccoglieva e pubblicava esperienze di persone che, vittime di lavori insoddisfacenti, di routine alienanti e lontane dalla propria essenza, avevano deciso di dare una svolta alla loro vita cambiando lavoro, dando in tal modo nuove spinte e nuova energia alla loro esistenza.
In quel periodo leggevo e rileggevo il libro di Simone Perotti (Adesso basta!), avida di storie che riconducevano a esperienze di chi aveva cambiato vita, di chi aveva avuto quel coraggio, di chi ce l’aveva fatta.
Non poteva sfuggirmi, in particolare, la storia di Irene per varie ragioni: era della mia città, Milano, aveva lasciato un posto fisso a tempo indeterminato – come quello che avevo io – per occuparsi dell’educazione/addestramento di cani e, altro particolare significativo, proprio in quel periodo, stavo organizzandomi per adottare un cagnolino bisognoso.
A colpirmi fu anche la sua bellezza, davvero mozzafiato, i suoi modi eleganti, il suo stile e il suo sorriso disarmante.
In quel periodo visitavo canili e rifugi per trovare un peloso che si adattasse  alla mia famiglia.
Quell’intervista cadde a fagiolo e mi annotai i recapiti di Irene certa di chiamarla una volta adottato il cane.
La piccola Joy arrivò, tramite l’associazione onlus ICaniSciolti   e poco dopo chiamai Irene per stabilire un primo contatto, capire il funzionamento della “procedura educativa” e avere altre indicazioni e suggerimenti.
La fortuna sfacciata fu che Irene abitasse a 300 metri da casa mia. Quasi incredibile in una città come Milano!!
Le lezioni furono estremamente efficaci e, in poco tempo, seguendo le sue indicazioni – rivolte soprattutto a noi “genitori” – Joy migliorò moltissimo i suoi comportamenti da piccola randagia.
Irene e Joy
Irene durante una lezione con Joy
Irene, da bambina,  cosa pensavi di fare da grande?
Fin da piccola ho sempre avuto una grande passione per gli animali e ho sempre desiderato osservarli. Ero interessata a ogni forma vivente ed ero spinta da una grandissima curiosità ad avvicinarmi a ogni essere animale. Avevo già preso la decisione di lavorare a contatto con gli animali e il mio sogno mi è sempre stato chiaro: quello che volevo era “studiare il loro comportamento”.
Che percorso formativo/professionale hai intrapreso?
Alle superiori ero iscritta al liceo scientifico, con indirizzo naturalistico, e le scienze naturali sono sempre state la mia materia preferita. Poi all’università mi sono iscritta a Scienze biologiche e dopo il triennio ho seguito la specializzazione in Biodiversità ed evoluzione biologica. Materia preferita? Perdutamente innamorata dell’etologia. Studiarla era fonte di continua sorpresa e meraviglia. Mi sono laureata con tesi sperimentale sul campo, studiando le rondini nel loro ambiente naturale.Immediatamente dopo la laurea ho fatto prima uno stage e sono stata poi assunta a tempo indeterminato in una multinazionale farmaceutica.
Ma non era quella la mia strada.
Qual è stata la scintilla che ti ha portato al cambiamento?
Nonostante fosse un ottimo lavoro e anche interessante, passare le ore in ufficio non era quello che volevo. Mi mancavano soprattutto lo studio degli animali e l’aria aperta. Volevo inoltre prendere un cane, ma gli orari lavorativi non mi avrebbero permesso di prendermi cura di lui nel modo corretto.
In quanto tempo hai maturato la decisione di abbandonare il vecchio lavoro?
Ho lavorato in azienda per due anni, ma ho maturato la decisione nel corso dell’ultimo anno. Mentre lavoravo ho cominciato a seguire un corso per diventare educatrice cinofila, con Golfo e Arancio, due cani non miei, e lì è esplosa la passione per questo lavoro.
La tua famiglia come l’ha presa?
All’inizio erano spaventati, hanno cercato di farmi “ragionare”, ma non mi hanno ostacolata perchè si sono sempre fidati di me e delle mie decisioni. Ora sono più tranquilli, soprattutto perchè mi vedono serena, anche se la sicurezza economica ovviamente non è la stessa di prima.
Che tipo di formazione hai per l’attuale lavoro?
Ho ottenuto la qualifica di educatrice cinofila dopo 2 anni e mezzo di corso e un tirocinio nei canili e al fianco di istruttori professionisti. Continuo a tenermi aggiornata partecipando a stage e seminari di professionisti italiani e stranieri e ho cominciato un corso per diventare riabilitatrice comportamentale e ampliare così le mie competenze. Se mi viene gentilmente concesso non perdo occasione di seguire altri professionisti durante le loro consulenze: è utilissimo vedere come lavorano gli altri, ma devono essere altruisti e generosi per permetterlo.
Chi avesse bisogno di un’educatrice seria e professionale come te come fa a orientarsi nell’offerta così disordinata, diciamo pure selvaggia?
La figura dell’educatore cinofilo non è riconosciuta a livello nazionale, quindi chiunque può definirsi educatore, anche chi è solo un dogsitter (e sono numerosi i casi) o ha sempre avuto cani. Anch’io ho guidato la macchina per tanti anni, ma non per questo dico di essere un meccanico. Il mio consiglio è dunque di leggere attentamente il curriculum della persona a cui vi state affidando, per conoscere i suoi titoli accademici e professionali e capire quali siano le sue competenze e da dove deriva la sua esperienza.
Cosa reputi fondamentale nel tuo lavoro?
L’utilizzo di un metodo che sia rispettoso del benessere del cane prima di tutto. Importante anche far capire ai proprietari che il cane non è un robottino che deve darci obbedienza, ma che il fatto che il cane scelga di fare quello che gli diciamo non può prescindere dall’aver costruito con lui un ottimo rapporto che si fondi sulla fiducia reciproca.
1024351 IRENE SOFIA, FOTOGRAFATA AI GIARDINI PUBBLICI
Irene e Pinta, la sua australian shepherd – Foto di Duilio Piaggesi
1024358 IRENE SOFIA, FOTOGRAFATA AI GIARDINI PUBBLICI
Irene durante una lezione – Foto di Duilio Piaggesi
Grazie, Irene, per il tempo che mi hai dedicato.
QUESTO il sito di Irene
QUI un’intervista a Irene realizzata da  Simone Perotti, su RAI5
Dedico a Irene, Destiny degli Zero 7

Una serata leggera, finalmente……

Ieri ho incontrato Barbara per la prima volta. O meglio, per quella che ritengo la nostra prima volta. Importante ed emotivamente forte.

L’avevo incontrata circa tre anni fa in rete attraverso il suo blog. Avevamo simpatizzato anche perchè, oltre l’etica vegan e il modo di interpretare la vita, ci univa la passione per la moto (io ducatista, lei “giapponese”).

Ci siamo viste, in carne (si fa per dire perchè è uno scricciolo) ed ossa, un anno dopo la nostra frequentazione virtuale, in occasione di una festival vegano a cui partecipavamo con ruoli diversi.
Quello che doveva essere un incontro ricco di aspettative e la conferma della simpatia e stima suscitate e palesate in rete si rivelò, nella sostanza, un incontro maledetto.
Barbara, in quell’occasione, fu involontaria spettatrice di una vicenda che coinvolgeva me direttamente e lei indirettamente e che portò entrambe a una serie di incomprensioni, equivoci, fraintendimenti, allontanamenti, tentativi di  riavvicinamenti, malintesi che si inanellavano senza tregua.
Per due anni – pur con un disagio emotivo sempre più debole, grazie al tempo che riusciva a sfumarlo riducendone la pesantezza – mi sono tenuta dentro l’esigenza di un confronto e di un chiarimento  diretti, vis à vis, con lei, senza mai disperare che l’incontro avvenisse.
Per temperamento, non riesco a vivere con “conti in sospeso” con le persone che stimo, che mi interessano, che amo, che non voglio perdere, senza la possibilità di chiarire, di confrontarmi, di spiegare, di chiedere scusa, se necessario.
Non mi rassegnerò mai né al silenzio né  alla chiusura, condizioni che accetterei soltanto come inevitabili e necessari solo se emergessero dopo un chiarimento.
La ghiotta occasione per noi è giunta ieri sera, a casa mia. Barbara è venuta a consegnarmi il primo premio per il post che ho scritto per la tavola rotonda, sul buonismo. Eravamo in tre: io e lei e Joy, la mia cagnolina. Doveva esserci anche Alessandra (ne ho parlato qui  e qui) ma, per impegni, non ha potuto partecipare all’incontro. Da un certo punto di vista – quello del chiarimento –  è stato meglio così.
Il premio è il libro “Il cancello” di Francois Bizot – tradotto da Orietta Mori e una bella lettera scritta a mano, rara in questa era tecnologica. E di questo la ringrazio ancora, anche per le belle parole.
Abbiamo cenato insieme e parlato per ore. L’occasione era troppo importante.
Ci siamo chiarite, abbiamo ricordato, sviscerato, ci siamo confrontate, ci siamo spiegate. Non è importante conoscere il casus belli anche perché coinvolgerebbe persone che, pur non interessandomi da nessun punto di vista, non ritengo giusto vengano  rese riconoscibili ma voglio gridare a gran voce quanto sia importante il chiarimento, il confronto, anche duro e acceso, sempre onesto e trasparente. E solo tra persone intelligenti, aperte, disponibili al dialogo (tra le quali Barbara e io ci annoveriamo. Presuntuosa?), possono avvenire i miracoli.
Barbara ha lo sguardo limpido, diretto, guarda in faccia mentre ti parla, è spontanea, sa ascoltare. E ha una risata contagiosa.
Sono davvero fortunata!

Il menu?
Antipasti: spuma di carote e mandorle, hummus di ceci
Piatto forte: seitan (autoprodotto) al cocco e curry con riso basmati
Contorno: finocchi con mandorle, pomodori secchi e polvere di arancia
Pane (autoprodotto) di frumento integrale e farro con pasta madre di farina integrale
Dolce: Budino all’arancia (la variante di ieri è che al posto del latte di riso ho usato succo d’arancia puro al 100% come da ricetta di veganhome)
Ecco Barbara con la mia Joy
Bibi

Non c’era musica, stranamente, ieri sera ma solo le nostre voci….
Dedico a Barbara “A natural woman” di Arteha Franklin


A cena con Franco Cerri ed Enrico Intra

Franco cerri 4

L’associazione culturale  “Oggi non ho fretta” organizza periodicamente una cena con uno o più  musicisti. Si tratta di incontri con un numero limitato di partecipanti  poiché lo spazio non riesce a contenere  più di 6-7 tavoli.
Giorni fa ho partecipato all’incontro con Franco Cerri, il più grande chitarrista jazz italiano ed Enrico Intra, pianista di fama internazionale.
Franco Cerri, purtroppo, in Italia è ricordato quasi esclusivamente per la pubblicità del detersivo Bio Presto dove faceva l’uomo in ammollo.
E pensare che ha suonato con musicisti del calibro di Dizzy Gillespie, Chet Baker, Billie Holiday.
E’ una persona amabile e gentile. Si è avvicinato a tutti i tavoli stringendo la mano a tutti i partecipanti ringraziandoli di essere lì.
E’ stata una serata molto gradevole e intensa. E ottima anche dal punto di vista della ristorazione  perchè prevedeva anche un menu vegano.
Qualche foto della serata.
Franco Cerri 2

Franco Cerri 3

Franco Cerri 1

Menu

Ascoltando Franco Cerri ed Enrico Intra


NO al Circo con gli animali!!!! Manifestazione a Milano

Ho partecipato ieri, a Milano, al corteo  contro il circo con animali promosso dalla LAV a cui hanno aderito altre associazioni animaliste, tra cui ENPA, Oltre la specie, Gaia e molte altre.
Una delegazione si è recata dal Sindaco Giuliano Pisapia per chiedere che sul territorio milanese vengano vietati i circhi con animali come già accaduto in tante altre città europee.
Milano, la mia città, deve essere una città cruelty free!
Purtroppo a Milano, proprio in questi giorni, c’è il “Circo di Mosca”. Spero che abbia pochi visitatori…..
Durante il corteo hanno sfilato musicisti, giocolieri, trampolieri, mimi e attori che si sono esibiti in festose rappresentazioni per dimostrare che si può realizzare un circo all’insegna della creatività, dell’arte e del divertimento senza alcuna crudeltà verso creature indifese.
Come il “Cirque du Soleil“, talentuosa organizzazione circense che porta i propri spettacoli in tutto il mondo. Qui la presentazione dello spettacolo Alegria, che ho visto qualche anno fa.

La manifestazione si è conclusa ai giardini “Indro Montanelli” con l’esibizione di un gruppo gospel.
Ecco qualche foto.
 


La mia Joy

La Vigilessa motociclista……

…..con il canarino Titty sul casco! Ed era anche simpatica!!

I giapponesi che fotografano il corteo

Il coro gospel milanese “Corale Valla, molto bravi!

Ascoltando “Alegria


Intervista a un Medico vegan

Ho incontrato la dottoressa Michela De Petris nel giugno scorso, in un momento in cui sentivo più forte l’esigenza di far valutare a un Medico Vegan- e non il solito esperto in veganesimo che impazza sul web sbandierando corsi e relativi attestati e certificazioni più o meno attendibili – se la mia alimentazione vegan fosse bilanciata e senza alcuna carenza. Avevo bisogno, inoltre, di perdere quei 3 kg di peso, fastidiosa e ancora tangibile presenza del mio fantastico periodo newyorkese che, con lo struggente nostalgico ricordo della Grande Mela, mal si attagliava.
Mi sentivo fuori forma, diciamo. E avevo bisogno di seguire un regime alimentare controllato, sano e vegan e, preferibilmente, non affamante.

Una brevissima ricerca su internet mi ha condotto alla dottoressa Michela De Petris. Non solo avevo trovato il Medico Vegan ma era donna, come preferivo, e di Milano, la mia città!
Le scrissi subito una breve mail nella quale le spiegavo i motivi per i quali avrei desiderato incontrarla.
Mi fissò un appuntamento di lì a pochi giorni, presso il suo studio.  Non voglio dilungarmi sulla dieta nei particolari (anche perchè si tratta di un regime alimentare ad personam) né  sulla visita ma solo sul fatto che lo schema prevedeva 3 pasti principali e due spuntini composti con alimenti facilmente reperibili, vari, gustosi, sazianti e in dosi non affamanti: pasta, riso, polenta, pane, marmellata, frutta, verdura, legumi, ma anche tofu, seitan, tempeh, panini imbottiti per un pasto veloce e perfino la pizza marinara.
Insomma, non solo ho perso i famigerati 3 kg (a dire il vero ne ho persi 4) ma li ho persi senza frustrazioni, senza tristi rinunce, senza carestie che, prima o poi, avrebbero portato  – ne sono certa – a qualche pericoloso sgarro.

Dottoressa De Petris, se dovesse brevemente descriversi, cosa direbbe di lei?

Sono medico chirurgo (laurea con lode in Medicina e Chirurgia, nel 2000 a Milano), specialista in Scienza dell’Alimentazione (specialità con lode, nel 2004 a Milano) e mi occupo con passione di tutto ciò che è nutrizione. Ho lavorato per diversi anni all’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano come ricercatrice in studi di intervento alimentare per la prevenzione e la terapia dei tumori ormono-sensibili (mammella, colon, prostata) e, con molta soddisfazione, ho potuto constatare come anche in ambito oncologico, l’esclusione di cibi animali dalla dieta sia potentemente protettiva e curativa.
Sono Membro della Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana (SSNV) e dell’Istituto per la Certificazione Etica ed Ambientale (ICEA) nonché  Docente di Nutrizione Clinica nei corsi di Alimentazione e Benessere indetti dalla Regione Lombardia e dalla Provincia di Milano.
Ho scritto il libro “Scelta Vegetariana e Vita in Bicicletta”, Il Pensiero Scientifico Editore (aprile 2012)

Quali sono le maggiori richieste dei pazienti?
Fino a qualche anno fa le richieste più frequenti di colleghi e pazienti erano di poter trattare le comuni patologie cronico-degenerative (obesità, ipercolesterolemia, diabete, osteoporosi, gotta…) con un adeguato programma alimentare; negli ultimi tempi invece sempre più persone vengono per imparare a nutrirsi in modo corretto, per stare meglio con se stesse e per prevenire l’insorgenza di eventuali malanni futuri.

Sono molte le persone che scelgono uno stile alimentare vegan?

Con molto piacere posso affermare che il numero di soggetti che sceglie di limitare (o anche eliminare del tutto) i cibi animali è in costante e cospicuo aumento e che nessuno ritorna mai sui suoi passi! Anzi, sono proprio i pazienti a dirmi con orgoglio che non riprenderebbero più a mangiare come una volta! In quanto dietologa, mi capita di avere a che fare con varie tipologie di individui: dal carnivoro convinto, all’adolescente attento alla linea, all’atleta professionista, all’ottantenne amante dei dolci ma con la glicemia un po’ troppo alta, alle numerose donne vegetariane in gravidanza con la precisa intenzione di svezzare vegan i propri bimbi. Pazienti tutti molto attenti e ben disposti a migliorare le proprie abitudini alimentari. Di soddisfazioni ne ho tante, soprattutto con chi, da sempre abituato a mangiare carne, formaggio e latte in quantità, decide di cambiare vita e scopre come sia fisicamente, intellettualmente e psicologicamente molto più vantaggioso limitare il consumo di cibi animali a favore di tutti i numerosi vegetali che abbiamo a disposizione (che molto spesso non conosciamo o non sappiamo come utilizzare!) come: cereali, legumi, verdura, frutta fresca, secca, alghe e semi oleaginosi.
Scelta di vita non solo fattibile, ma auspicabile e ben caldeggiata da sempre più numerose Società Scientifiche di fama mondiale (ADA, WCRF, AIRC…) e da studiosi di grande rilievo come il prof. Umberto Veronesi dell’Istituto Oncologico Europeo e il dott. Franco Berrino, epidemiologo dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano.

Eccomi quindi a disposizione di tutti coloro che vogliono mettersi in gioco per investire sul proprio benessere (attuale e futuro) in modo naturale (niente farmaci o diete da fame), gustoso (si possono preparare ottimi dolci anche senza usare burro, uova o zucchero!) ed etico nel rispetto della propria salute, di quella degli animali e del pianeta.

Lei ha un cane, Igloo. E’ vegano?

Sì, il mio cane Igloo ha 17 anni, è vegano e sta benissimo.

Dottoressa, che tipo di musica ascolta?

Mi piace ascoltare i suoni della natura ma anche la musica classica. Purtroppo non ho molto tempo per ascoltarla: preferisco una bella passeggiata al parco con il mio Igloo.

E ora ascolto un magnifico Dave Matthews in Bartender


Secondo giorno con il Dalai Lama


Anche oggi l’incontro è stato emozionante e di grande spiritualità. Al mattino il Dalai Lama ha celebrato il rito dell’iniziazione.
Ha chiesto chi volesse  parteciparvi (per alzata di mano) e ha elencato i 5 voti verso i quali ci si poteva impegnare.
Si poteva impegnarsi per un numero a scelta di voti, anche soltanto uno. E chiunque poteva partecipare all’iniziazione, anche gli appartenenti ad altre religioni. In quel caso l’impegno era rivolto al proprio Essere Supremo. I cristiani potevano pensare a Gesù, i musulmani ad Allah, ecc.
I voti non sono altro che esortazioni  a una vita onesta ed esemplare  che, al di là di qualsiasi rito religioso, andrebbero osservati da chiunque:
1) Non uccidere
2) Non rubare
3) Non mentire
4) Non commettere adulterio
5) Non assumere alcool

Rispetto all’ultimo voto, il Dalai Lama, molto simpaticamente, ha sottolineato che nella tradizione italiana il vino è apprezzato quindi, rispettoso di questa tradizione, ha concesso  agli iniziati buddisti italiani di berlo seppure in quantità modeste.
Anche oggi la sala del Mediolanum Forum era affollata da gente di molte zone d’Italia e del mondo. Si sentivano numerosi accenti italiani e tante lingue straniere e, proprio per questa comunanza di genti e di culture, la sensazione  che ho vissuto era  di grande unione e fratellanza.

Al pomeriggio, per la conferenza pubblica, la scenografia è cambiata. Non più monaci ai lati ma solo il Dalai Lama con il bravissimo interprete, un monaco e un altro signore.

Sono state lette le domande del pubblico alle quali il Dalai Lama ha risposto con grande attenzione e chiarezza.
Tra le domande che mi sono rimaste più impresse, vi era quella di un medico ospedaliero che chiedeva al Dalai Dama come si doveva comportare con certi suoi pazienti che, pur non essendo gravi, erano vittime di grandi sofferenze e turbamenti interiori aggravati dal periodo di crisi generale che stiamo vivendo.
Il Dalai Lama  ha esordito affermando quanto fosse difficile la domanda ma la risposta è stata questa:
La mente è come il sistema immunitario: può essere forte o debole. Se il sistema immunitario è forte ci si ammala poco. Al contrario, se è debole, si è maggiormente vittime di malattie. Così è la mente: se è forte reagisce bene alle avversità, se è debole è travolta da esse.
Il medico deve infondere speranza e saggezza trasferendola ai suoi pazienti in modo compassionevole perché soltanto in questo modo si aiuta a guarire. Ha poi esortato quel medico, per avere migliori indicazioni, a rivolgersi a una persona più esperta, come potrebbe essere uno psicologo, perché lui, il Dalai Lama, non ha grandi esperienze pratiche di quel genere ed è in grado di dare soltanto insegnamenti spirituali.

Una parola la voglio spendere ancora per l’interprete italiano (che traduceva con disinvoltura dal tibetano e dall’inglese) di cui nessuno ha menzionato il nome, purtroppo. Ha tradotto con grande chiarezza non solo dal punto di vista dell’eloquio ma anche dei concetti di estrema profondità, che evidentemente conosce e pratica molto bene, rendendoli fruibili anche a chi, come me, non è avvezzo a questo genere di tematiche.
Tra l’altro, tradurre per ore e ore, per due giornate consecutive, necessita di un impegno che implica fatica e concentrazione oltre che un grande stress. Veramente encomiabile.
Naturalmente lo stimolo ad approfondire  i concetti ascoltati  è forte e, al più presto, cercherò di acquistare qualche testo per iniziare ad approfondire questa religione verso la quale subisco, da molto tempo, un fascino particolare. Perché non è una religione monoteista, perché è tollerante e perché infonde energia positiva e, infine, perché è rivolta, indiscriminatamente, a tutti gli esseri senzienti.
Riporto, a questo proposito, l’introduzione  del libretto che ha accompagnato queste due giornate:

“Possano i meriti generati dall’aver conferito, ascoltato e alla successiva pratica degli insegnamenti qui contenuti, diventare causa e condizioni favorevoli per l’ottenimento dell’illuminazione di tutti gli esseri senzienti.”

Ascoltando le campane tibetane

La prima giornata con il Dalai Lama è QUI