Archivi categoria: Passione

Mongolia, terra di nomadi, misteriosa e sperduta….

mongolia-1 mongolia-2

La mia anima è nomade, come i pensieri che scrivo, di getto, currenti calamo. E, aggiungerei, ex abundantia cordis.
Insomma, butto fuori quello che mi passa per la testa, senza troppe riflessioni.
E ora ho in testa un viaggio in Mongolia. É da un bel po’ che ci penso e vorrei che questa idea, questo desiderio si concretizzasse.
Di viaggi in terre poco frequentate ne ho in mente tanti. Resta sempre il sogno di raggiungere l’Isola di Pitcairn. Mi sa che resterà un sogno anche se ogni tanto mi sforzo di immaginarmi su quell’isola sperduta, senza approdi, senza aeroporti, con meno di 50 abitanti, tutti discendenti dagli ammutinati del Bounty.
Ne avevo parlato qui.

La Mongolia è terra di nomadi, popolo generoso e ospitale, terra misteriosa,  dalla natura selvaggia, dagli spazi immensi ma anche ricca di storia e di cultura.
Un grande mondo antico che, al di fuori dalla capitale Ulan Bataar, vive ancora come ai tempi di Gengis Kahn.
Quello che mi affascina è la sensazione di vuoto che evoca in me, di spazio infinito.
Ho bisogno di abbandonarmi a un mondo non superglobalizzato, non occidentalizzato e vittima del consumismo. Affrancarmi, almeno per un po’, da un mondo che ti bombarda di falsi bisogni. E anche se sei forte ogni sollecitazione è un fastidio.

Ho bisogno di riflessione….

L’unica preoccupazione è il cibo. I Mongoli non sono proprio vegani e, ahinoi, nemmeno vegetariani…. A parte la capitale che offre molti ristoranti vegani, tutto il resto è off limits per noi. Dai, non ho paura di tornare in Italia più magra,  mettiamola così.
E ora, ascoltando queste note struggenti, penso a organizzare il viaggio.
Un bel regalo per i nostri 25 anni di matrimonio.

Se qualcuno ci è stato saranno apprezzatissime le indicazioni.

 

 

 

 

 

 

 


Sognare fa bene alla salute….

new-york

Sognare è sano e fa bene alla salute.  Lasciarsi andare in qualche sogno frivolo e leggero fa bene.

Il sogno più ricorrente che faccio – a occhi aperti – è quello relativo al luogo dove mi piacerebbe vivere.
E il cuore – ma anche la mente – mi porta sempre là, nella città più bella, più affascinante, più emozionante, più turbolenta e vibrante: New York.
Io amo l’America e mi piace visitarla ma non potrei mai viverci, al di fuori di New York (in subordine, Venice beach, in California 🙂  )
New York è cultura, novità, arte, musica, fermento, laboratori d’arte, di musica, artisti di strada, improvvisazioni, contraddizioni, creatività, etnie, cibi da tutto il mondo.

E’ anche parchi, musei, teatri, gallerie d’arte.

New York scoppia di vita e di stravaganze, di colori, di suoni, di eventi, di stranezze, di nuove scoperte.

Ti senti nascosto e, nello stesso tempo, esposto.
Nel 2011 ho vissuto per lungo tempo a New York. Abitavo ad  Alphabet city, all’East Village. Non è un quartiere per turisti e questo mi faceva sentire newyorkese ed era eccitantissimo. Prendevo l’autobus sotto casa per andare al mio corso di orafo. Uscivo con la travel mug fumante di caffè.

Purtroppo a causa della gentrification i quartieri si sono snaturati ma è possibile trovare ancora segreti  e tesori nascosti.
La prima volta che misi piede a New York era il 1987. Ricordo come fosse oggi lo stupore, l’eccitazione, mi sentivo in un film.

La prima cosa che mi colpì fu l’inconfondibile skyline e subito dopo furono i vapori che uscivano dai tombini sulla strada. Un fenomeno che ho visto solo a New York. Ricordi nitidi, fissi nella memoria. Ricordo i profumi di cibo per strada, non sempre profumi delicati e ricordo un odore acre di margarina fritta che usciva da certi locali invadendo l’aria e rendendola irrespirabile.

Le passeggiate a Central Park, le soste di ore in libreria seduta per terra a sfogliare libri alla Barnes&Noble di Union Square, il caffè di Starbucks e l’aria condizionata a manetta. Quella era terribile!

Ecco, questo è il mio sogno, uno dei tanti. Vivere a New York.
Perché New York non è l’America. Nell’altra America, non potrei mai vivere. Sto nella mia Milano che, sotto sotto, è una piccola New York.
E’ proprio di tre giorni fa un articolo sul Corriere, anzi un’intervista a una ricercatrice di New York che ha deciso di venire a vivere a Milano e far crescere qui suo figlio. Perché “Milano è come New York ma a misura più umana”.
Bene, se la ricercatrice ha la casa libera a New York, io mi offro…..

Ascoltando Leaving New York (never easy….) dei R.E.M

 

 


Nel segreto di un silenzio…

E’ da un po’ che non mi isolo in questa stanza, che non scrivo. L’occasione me l’ha data la chiassosa e populista piazza di FB intorno al caso Vendola e alla maternità surrogata.
Questa accanita crociata dei pro e dei contro mi ha disgustata e mi ha fatto sentire un gran bisogno di silenzio, di una pausa, di un allontanamento.
Giorni e giorni che la gente non pensa ad altro e non pubblica altro e son sempre gli stessi, (ma non hanno un lavoro, una famiglia, degli interessi, desiderio di oziare o  il loro mondo è limitato a sputare sentenze cercando visibilità su FB perché nessun altro li ascolterebbe?)-
Mai visto tanto accanimento, tanta incontinenza verbale su un unico tema…. Pubblicazione di link, di video, di articoli, di post, di like messi a vanvera, di commenti volgari, di parolacce, di confronti senza capo né coda e  chi più ne ha più ne metta.
Non è importante sapere come la pensi rispetto all’utero in affitto ma voglio soddisfare i curiosi.
Sono contraria, ritengo sia una mercificazione del corpo umano, ha un costo emotivo altissimo, è puro business (per le cliniche e per i medici in primis), non dignitosa per il neonato, è sempre un enigma, una rivoluzione antropologica. La penso come il filosofo Massimo Cacciari, uomo laico, di sinistra, di innegabile cultura.

Da Wikipedia: Richiesta dell’abolizione universale della surrogazione di maternità
Nel febbraio del 2016 si è tenuto a Parigi un convegno per l’abolizione universale della surrogazione di maternità organizzato dalle associazioni femministe francesi e patrocinato dal parlamento transalpino, al quale hanno aderito ricercatrici, giuriste, medici, attiviste e attivisti per i diritti umani di tutto il mondo .[17] A conclusione dei lavori dell’assemblea è stata formulata la richiesta formale perché la pratica della maternità surrogata venga proibita e resa illegale in tutto il mondo [18] in quanto ritenuta “disumanizzante” e contraria alla dignità e ai diritti delle donne e dei neonati [19]
Non aggiungo altro, ho bisogno di silenzio, di musica e di un viaggio (preferibilmente a New York).

Ascoltando Aretha Franklin – Respect

 


Riflessioni spicciole

 

Immagine dal web

Immagine dal web

Giorni fa, passeggiando con la Joy, nel magnifico parco di fronte a casa mia (che aiuta a raccogliere i pensieri e le idee) riflettevo sul fastidio che mi provoca un certo utilizzo dei quattrini.
Posto che ognuno dei propri quattrini fa ciò che vuole, mi sono immaginata un elenco di spese urtanti che esorterei a evitare.

Di converso, pensavo alla lista contraria, quella virtuosa, quella da non evitare.
Quindi, semaforo ROSSO per la lista da evitare e semaforo VERDE per quella da caldeggiare.
L’ordine è casuale.

SEMAFORO ROSSO al denaro mal speso per:
1) crociere
2) villaggi turistici
3) sigarette e droghe
4) superalcolici
5) ristoranti banali
6) autovetture status symbol
7) multe
8) palestra
9) abbigliamento firmato
10) circo
11) acquisto animali
12) cibo spazzatura
13) profumi
14) fiori recisi
15) schermi TV esagerati

SEMAFORO VERDE al denaro ben speso per:

1) viaggi
2) libri e CD
3) spettacoli (concerti, cinema, teatro)
4) formazione
5) visite a musei, mostre
6) adozioni
7) volontariato e beneficenza
8) cibo di qualità
9) hobby
10) attrezzi da cucina per autoprodurre

 

La lista può allungarsi. Attendo contributi! 🙂

 

E ora ascolto un GRANDE STREPITOSISSIMO Dave Matthews dal vivo @Gorge 2011 in Big eyed fish

PS: Per la musica di DMB (Dave Matthews Band) i soldi sono spesi bene, anzi benissimo!!   🙂


Sono pentita…….

Road_Trip_-_Repentance_-_ART

Sono passati quasi due mesi dalla data delle mie dimissioni, descritte QUI e sono davvero pentita, irrimediabilmente….
Pentita di aver lasciato un lavoro sicuro, una notevole autorevolezza, un discreto  stipendio da funzionario, puntuale nella ricorrenza e garantito, per l’incertezza di un lavoro in proprio?
Ma certo che no!! Sono pentita di non aver compiuto questo passo anni prima!

In questi due mesi, senza entrare nel merito dei contenuti lavorativi, mi sono resa conto di essermi consumata per anni dietro una scrivania, fra quattro mura, davanti a un monitor, sottraendo tempo agli affetti, agli interessi, all’ozio, alla riflessione, rinunciando all’adozione di un cane, regalando energie, dissipando la mia vita, perdendo di vista  valori importanti, assecondando falsi bisogni e illusorie ambizioni. La lista potrebbe continuare…..
Ora ho un lavoro in proprio, di nicchia, stagionale (leggi incerto ed economicamente…..instabile),  laborioso (per come l’ho impostato io), senza alcun aiuto ( se non quello preziosissimo ma – ahimè – saltuario di mio marito), emotivamente impegnativo (ricevere gli ospiti cercando di dar loro il massimo è affascinante e coinvolgente  ma estremamente faticoso) ma sono felice.
Al mattino mi sveglio contenta, con tanta voglia di fare, di disporre del mio tempo, di godermi i miei adorati nipotini, la mia famiglia, di fare passeggiate con la mia cagnolina Joy (adottata un anno fa)  e non più affaticata dal pensiero del badge da timbrare, dalla solita improduttiva riunione con le solite facce, le solite (inutili) conclusioni operative, dalla solita routine, dai soliti insulsi discorsi di corridoio, dalla solita tossica fretta.
Certo, ho riclassificato i bisogni facendo  attenzione alla  distinzione fra quelli veri e quelli ingannatori. E, nonostante la ricatalogazione, ogni volta che sto per fare una spesa,  mi chiedo, più volte “E’ necessaria? Potrei farne a meno?” rispondendomi quasi sempre, sinceramente, “Sì, ne posso fare benissimo a meno“.
Certo, potevo farne a meno anche quando ero economicamente tranquilla ma era proprio questa tranquillità a procurarmi un alibi irresistibile.
E poi mi piace vivere metà anno nella mia amatissima Milano, dove continuo a produrre gioielli nel mio piccolo angolo-laboratorio, e metà anno a Torbole, la terra dei miei nonni materni a seguire con passione il mio B&B La Casota vegan.
Ecco, vivere con passione, è il segreto. Durante i miei anni lavorativi d’ufficio non l’ho mai provata la passione. Ora è forte e non mi abbandona mai anche in periodi difficili come quello ho appena passato. Ma penso al mio nuovo lavoro con gioia, all’idea che, nel mio piccolo, potrò diffondere l’etica vegan, alle persone speciali che incontrerò nel mio cammino, che ospiterò nella mia casa ma penso anche al mio prossimo viaggio in camper con mio marito, a novembre, attraverso gli States senza – finalmente! –  sudare per chiedere le ferie con la conseguenza di non poter acquistare il biglietto aereo prima dell’approvazione del Dirigente e magari rinunciando a un’offerta vantaggiosa.
Ora ho il biglietto per Los Angeles in mano da 15 giorni!!
E pensando a Los Angeles mi sento una LA woman…..
Ascoltando The Doors in L.A. woman.