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Il sito del B&B vegan è on line!

Finalmente, dopo settimane di  faticoso lavoro sono riuscita a concludere il sito del mio B&B. E da oggi è on line.
Non ho vissuto solo la faticosa avventura dell’impegno per  la realizzazione del B&B ma ho anche sopportato il peso di decisioni importanti, l’inquietudine di  cambiamenti radicali, lo sgomento per l’incertezza del futuro. Coraggio o incoscienza? Chissà…
Rinunciare a un posto fisso e a uno stipendio sicuro, forse, è follia pura per molti.
Ma sono avvezza ai colpi di testa e non credo che riuscirò a cambiare.
Per  quanto riguarda il sito del B&B, ringrazio la mia cara amica Moky per il prezioso aiuto nella traduzione inglese  e  tutti gli amici di questo blog per i suggerimenti che mi hanno dato nel corso del tempo. Suggerimenti che spero mi daranno sempre, senza alcuna esitazione.
Mi scuso con tutti gli amici blogger per non essere stata in grado, in questi ultimi tempi, di  seguire e commentare i loro post ma, quando non ero presa dalla stesura del sito che mi ha tolto ore di sonno, ero indaffarata a occuparmi degli aspetti burocratico-amministrativi oltre che organizzativi della nuova attività.
Ci vorrà ancora del tempo prima che riesca a rilassarmi ma arriverà anche quel momento, ne sono certa.

Ora – bando alle ciance – QUESTO è il sito del mio B&B vegan “La Casota”.

Chi vorrà farmi pubblicità mi farà felice!! E lo ringrazio tantissimo!

E ora, anche se è notte fonda ascolto, prima di addormentarmi, Wayne Shorter in Speak No Evil .

 

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Prove tecniche di breakfast (buffet salato)

Ed eccomi con la parte salata del buffet che intenderei preparare per il mio B&B vegan.
La parte dolce è descritta in questo post:
Innanzitutto ringrazio tutti coloro che mi hanno dato  i suggerimenti necessari per  creare un’offerta più ampia del buffet non limitandomi solo a prodotti dolci.
E ringrazio Pippi e Andrea (ne ho parlato qui)  che oggi sono venuti a trovarmi a Milano prestandosi a fare da cavie a tutte le preparazioni esposte e accettando di consumare la cena come se fosse stata una colazione……
Qui sotto due  foto d’insieme del buffet salato.

Qui sotto la zona formaggi (tutti autoprodotti): in primo piano la ricotta, a destra il caprino (ricetta qui), a sinistra il Monterey Jack (ricetta tratta da una delle mie bibbie: The Ultimate Uncheese Cookbook di Jo Stepaniak)


Qui sotto i cherry  cranberry sage sausages (autoprodotti) – Ricetta tratta da un’altra bibbia: Vegan brunch di Isa Chandra Moskowitz


Tofu (autoprodotto) strapazzato

Pane (autoprodotto) ai semi di lino e papavero. Con la pasta madre che oggi mi ha portato in dono Pippi (e che pare sia tramandata dal 1800) il pane sarà più buono.

I cracker – autoprodotti –  all’okara e farina di grano saraceno (ai sapori di paprika, curry e lisci)

Ascoltando il grande Michel Petrucciani in Caravan


Prove tecniche di breakfast (buffet dolce)

Sono giorni che mi sto dando da fare per preparare alcune ipotesi di breakfast da pubblicare nel sito del B&B. In compagnia di McCoy Tyner in Passion Dance è tutto più facile e lieve.
L’idea sarebbe quella di una colazione a buffet con prodotti prevalentemente locali, biologici e autoprodotti. E, ovviamente, vegan.
Da variare di settimana in settimana dando spazio a cibi della tradizione locale.
Per poter offrire cibi autoprodotti è obbligatorio partecipare a un corso formativo di igiene degli alimenti. Non vedo l’ora!
Il buffet illustrato  è composto – partendo dal basso –  da:

  • muffin ai mirtilli autoprodotti
  • caffè d’orzo
  • yogurt di soia autoprodotto
  • macedonia
  • torta di grano saraceno autoprodotta (ricetta qui sotto)
  • succo di mirtilli
  • pane autoprodotto
  • philaVEG autoprodotto (ricetta QUI)
  •  marmellata di mirtilli
    In aggiunta: cereali, caffè di moka, tè, tisane.

In primo piano si notano meglio marmellata (ai mirtilli), philaVEG e pane.
Yogurt fru fru (yogurt di soia con macedonia e cereali)
TORTA di GRANO SARACENO
E’ una torta della tradizione trentina e altoatesina.
Ingredienti:
60 grammi burro di soia (o margarina)
40 grammi  olio di mais
40 grammi sciroppo di datteri (o d’acero o malto)
60 grammi zucchero di canna
30 grammi farina di mandorle
130 grammi farina di grano saraceno
50 grammi farina di manitoba
150 grammi latte di soia
1 cucchiaino di baking powder ( o lievito per dolci)
1 cucchiaino bicarbonato di sodio
20 grammi panna di soia
2 cucchiai di semi di lino tritati (= 2 uova di lino)
marmellata di mirtilli per farcire
zucchero a velo per la copertura
Procedimento:
Amalgamare il burro di soia e l’olio di mais con lo sciroppo di datteri e lo zucchero.
Aggiungere la farina di mandorle mescolando bene.
Successivamente inserire nell’impasto tutti gli altri ingredienti fino a ottenere un composto morbido e omogeneo.
Disporre il composto in una piccola tortiera (per la quantità degli ingredienti utilizzati non deve essere di diametro superiore a 20 cm) foderata di carta forno.
Inserire in forno a 180 gradi per 40 minuti (è opportuno controllare).
Togliere dal forno la torta e attendere che si raffreddi.
Tagliarla a metà e farcirla con la marmellata di mirtilli.
Spolverizzare la superficie con zucchero a velo.
Spero di riuscire nell’impresa….
Chi volesse aiutarmi con critiche, anche severe, o suggerimenti, mi farà solo felice! Grazie!

Involtini di vite, pensieri fissi e una giornata rilassante con Pippi


E’ da un po’ che non scrivo e che non leggo i blog amici a causa di una situazione emotivamente complessa che non mi dà la necessaria leggerezza per distrarmi e lasciarmi andare ai pensieri nomadi.
In questo periodo i miei pensieri sono tutt’altro che nomadi ma fissi, sul pezzo, e non c’è verso di smuoverli. Sono lì, immobili, fermi, granitici……
Ma restare sul pezzo mi è utile perché mi aiuta a organizzare e costruire il mio progetto senza digressioni……
Ho, infatti, in mente di aprire un B&B vegan  a Torbole, sul lago di Garda, zona di velisti e surfisti ma non solo.
Non è una decisione leggera perché implica un cambiamento radicale della mia vita senza contare la paura di non essere all’altezza del progetto e di fallire.
Ecco, questo è il pezzo su cui medito.
Parlerò più a lungo quando prenderà forma l’idea che, già da quest’anno – da luglio – vorrei realizzare.

Tra un’inquietudine e l’altra, anche le ricette languono…
Sono solo riuscita a preparare gli involtini di vite, ricevuti in regalo da Pippi, l’amica di Genova che, qualche giorno fa, è venuta a trovarmi al paesello, QUI, dove abbiamo trascorso, in piacevoli chiacchiere, in compagnia dei nostri mariti e della mia cagnolina Joy, un bel pomeriggio e serata. Pippi si è fatta promettere che ricambierò la visita per conoscere Cleo, la sua gattona milanese (presa al gattile MondoGatto di Milano).
Promesso!

Ingredienti per 20 involtini:

20 foglie di vite  per gli involtini (fresche o conservate, come le mie)
8 foglie di vite da adagiare nella padella
1 cipolla
olio EVO
140 grammi di riso
una manciata di foglie di menta
una manciata di prezzemolo
1 limone
acqua o brodo vegetale
sale
pepe

Procedimento:

Far rosolare la cipolla, finemente tritata, nell’olio EVO.
Aggiungere il riso, le erbe tritate, il sale, il pepe e due bicchieri di acqua o, in alternativa, del brodo vegetale. Far cuocere una decina di minuti. Spegnere il fuoco.
Nel frattempo sbollentare le foglie di vite (solo se fresche) o sciacquarle in acqua corrente (solo se conservate). In entrambi i casi, disporle qualche minuto per ciascun lato su un canovaccio pulito o su carta tipo scottex per asciugarle.
Quando il riso si è raffreddato disporne un cucchiaino al centro della foglia (la parte con il picciolo verso di noi) e arrotolarla fino in fondo. Ripiegare, successivamente, le due estremità della foglia verso il centro legando l’involtino, così ottenuto, con lo spago da cucina.

Disporre 8 foglie sul fondo della padella e, sopra queste, gli involtini disposti uno accanto all’altro e anche sopra.
Versare il succo di un limone e acqua necessaria a coprire lo strato (o gli strati) di involtini.
Cuocere a fuoco basso per un’oretta o fino a che l’acqua si sia assorbita. Per tenere fermi gli involtini, evitando che si spappolino, si può appoggiarvi sopra un piatto con un peso.

E ora una foto rilassata: Pippi con il nuovo look e Titti (con in braccio Joy…e i capelli ribelli)

Ascoltando la batteria travolgente ed energetica   di Max Roach  live


Le mie radici (prima parte)

Ascoltando John Coltrane in Love

Torbole sul Garda è in Trentino ed è il paese di Lidia, la  mia mamma. Rappresenta la metà delle mie radici (l’altra metà è nel Ponente ligure, ne parlerò nella seconda parte) ma ha un peso, nella mia formazione, quasi totale e un’influenza di gran lunga maggiore di quella che mi ha trasmesso la componente ligure.
E’ il fascino struggente dei ricordi d’infanzia, la malinconia del tempo che fu, la forza trascinante degli affetti, il piacere del luogo in cui mi riconosco, mi ritrovo e ripercorro la mia storia. Una storia intensa quella vissuta qui, tra ventose estati in cui  vedevo le barche a vela piegarsi con la vela lambire l’acqua e inverni rigidi, accanto alla stufa. Torbole mi scorre nell’anima tanto che il solo pensarci mi commuove quasi fino  alle lacrime.
Torbole mi riconduce  alla mia anima graffiata ma anche a intensi momenti di felicità, a levatacce all’alba per andare a scuola, in prima Liceo Scientifico, al Rosmini di Rovereto o a nottate estive a contemplare le stelle, in giardino ascoltando il frinire delle cicale.  
E ora qualche immagine di Torbole, bellissima d’estate con l’òra, una brezza di valle  che spira, solitamente nel pomeriggio, dal lago verso i monti o con il pelèr che  spira dai monti verso il lago, nelle ore notturne e al mattino.

               
A Torbole soggiornò J.W. Goethe nel 1786 che fu talmente entusiasta del luogo da invogliare altri artisti  a soggiornarvi, seguendo il suo esempio.
      

Torbole, per me, è anche “La Casota“, la casa dei miei nonni, costruita agli inizi del secolo scorso.
Significa casettacasa piccola, in dialetto trentino. La chiamarono così i miei nonni,  per distinguerla da una più grande che fecero costruire anni dopo.
La Casota ora è mia e, dopo varie trasformazioni, è costituita dal mio appartamento delle vacanze e da quattro unità abitative autonome che, attraverso l’Agenzia Viaggi Flipper, sono affittate ai turisti.

Il mio sogno, quando andrò in pensione (ma quando sarà? chissà!? ) sarebbe quello di farne un bed&breakfast con prodotti locali vegan.

L’idea di ospitalità me l’hanno trasmessa i miei nonni, nati austriaci e che, negli anni del dopoguerra, proprio in questa casa incominciarono ad affittare una stanza ai turisti, quasi tutti tedeschi, per far fronte alla miseria di quegli anni.
Costruirono, successivamente, un albergo bellissimo, con un grande parco, che ora non è più della mia famiglia.
Amo sempre tornare a Torbole per brevi o lunghi periodi, in tutte le stagioni, anche con la mia Ducati che si diverte molto (lei, la moto, ma anch’io…) sulle meravigliose strade del Basso Trentino.